Stiamo vivendo la nostra Apocalypse Now

Francis Ford Coppola non avrebbe saputo fare di meglio. L’Apocalypse now italiana è da kolossal, i portafogli sono quasi vuoti, le cifre piovono sulla gente come pallottole, la benzina è aumentata di quasi il 21 per cento, trascinando dietro di sé stangate su qualsiasi prodotto, il carrello della spesa costa un occhio della testa e ci si mette pure il record della disoccupazione. Il 62% delle persone, inervistate da Demos-Coop, ha risposto che la propria condizione economica è peggiorata. E il modus vivendi è cambiato di per sé, prima ancora che Monti regalasse i suoi consigli su come risparmiare: si evitano ristoranti e viaggi, le feste si trascorrono in casa con familiari e amici, si va a caccia delle offerte nei supermercati, il massimo di “dolce vita” è una pizza Margherita con supplì e crocchette. Siamo in austerity e c’è pure qualcuno che sembra Dracula.

Le cifre non lasciano dubbi
Ad aprile il prezzo della benzina è aumentato del 20,8 per cento su base annua, in forte accelerazione rispetto a marzo (era al 18,6 per cento), mentre su base mensile la crescita dei prezzi alla pompa ha raggiunto il 3,1 per cento. Al top dal 1996. Un caso? Non proprio. È infatti l’intero carrello della spesa (i prodotti acquistati con maggior frequenza, dal cibo ai carburanti) a segnare rincari record: il 4,7 per cento in valore, contro un tasso medio d’inflazione del 3,3 per cento, il più alto da settembre del 2008. Secondo il Codacons, tradotto in termini di costo della vita, tutto questo significa  che una famiglia di tre persone spenderà quest’anno 635 euro in più, mentre per una di quattro l’esborso aggiuntivo sarà di 686 euro l’anno. Uno stato di cose allarmante. Intanto perché salari e stipendi non riescono a tenere il passo con l’aumento dei prezzi al consumo e poi in quanto il trend attuale fa sì che il tasso d’inflazione acquisito (vale a dire quello che si avrebbe comunque anche se da qui a fine anno i prezzi non dovessero subire variazioni) per il 2012 abbia raggiunto il 2,7 per cento. Anche l’energia elettrica, comparto regolamentato, viaggia con bollette in crescita del 3,6 per cento su base mensile e del 10,9 su base annua. E il gas fa anche peggio, con un performance annuale del 15,1 per cento.

Tasse a gogò
Se i prezzi salgono le tasse non sono da meno. Con l’arrivo del governo Monti ne abbiamo visti di tutti i colori e la pressione fiscale è salita a oltre il 45 per cento. «Livelli insopportabili – sostiene l’Adiconsum – soprattutto per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le fasce più deboli del Paese». Come dire che il peso del fisco è cresciuto in misura assoluta, ma non ha attuato in nulla le sperequazioni esistenti. «L’aumento delle accise, dell’Iva e l’Imu – rileva l’Adiconsum – rischiano di mandare in default  le famiglie italiane  e quindi il Paese, ormai immerso in una recessione che rischia di diventare stagnazione». E infatti, secondo le associazioni dei consumatori i consumi sono tornati ai livelli di trent’anni fa. Il tutto mentre il numero delle persone in cassa integrazione è in crescita e le piccole e medie imprese continuano a chiudere, determinando disoccupazione, nuova cassa integrazione e persone in difficoltà. A quantificare i costi della stangata in arrivo è la stessa Adiconsum che, tra accise, Imu, tassazioni locali e balzelli fiscali peseranno nel 2012 per circa 1.500 euro a famiglia.

La disoccupazione
In questo quadro l’Ilo, l’agenzia dell’Onu per il lavoro, compila una scheda sull’Italia ed evidenza un crollo del mercato del lavoro con un tasso di disoccupazione che, nel quarto trimestre del 2011,  ha raggiunto il 9,7 per cento. Il più alto dal 2001. Un dato sovrastimato? Al contrario. Secondo l’Ilo la situazione reale potrebbe essere anche peggiore di quanto non venga evidenziato dai numero: ai 2,1 milioni di lavoratori disoccupati se ne aggiungono infatti altri 250mila in cassa integrazione. Inoltre è «allarmante» la situazione per i Neet (acronimo inglese di Not in education, employment of trading: persone che non studiano, lavorano o sono in formazione) per i giovani. La disoccupazione giovanile risulta infatti pari al 32,6 per cento, più che raddoppiata  rispetto all’inizio del 2008. E per il futuro, sottolinea l’Ilo, non c’è da attendersi nulla di buono. Le misure di austerità adottate dal governo Monti rischiano di alimentare ulteriormente la recessione e di rinviare ancora l’inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale.

La ricetta di Tremonti
E sulla stessa lunghezza d’onda viaggia anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, secondo il quale questo esecutivo «ha scelto la via delle tasse e delle tariffe», mentre avrebbe dovuto spostare il prelievo dalle persone alle cose ed esercitare le deleghe in materia di previdenza e di assistenza che il governo Berlusconi aveva lasciato in eredità. I tecnici, invece, con in mente il superfluo, hanno pensato alla seconda casa come al luogo della villeggiatura e l’hanno tartassata, dimenticando che in un Paese come il nostro, che ha avuto enormi migrazioni da Sud a Nord, dall’Appennino alla pianura, la «seconda casa è quella d’origine e per questo sfitta». Su queste case, spesso semiabbandonate, oggi cade la mannaia del fisco. Secondo Tremonti, in ogni caso, oggi ci troviamo con un fabbisogno che viaggia tra i 17 e i 20 miliardi: esodati, errori in casa Imu, minori entrate da minor crescita, maggiori interessi per lo spread. Altro che quattro miliardi da trovare per non aumentare l’Iva di cui si favoleggia in questi giorni, la manovra aggiuntiva a cui hanno fatto riferimento il Fmi e altri potrebbe essere tutt’altro che un parto di fantasia.