«Nella rossa Emilia il Pdl gioca in attacco»

«La situazione in Emilia Romagna è sempre stata difficile e tale rimane. Qui c’è un blocco di potere politico-economico-giudiziario e giornalistico collaudato da mezzo secolo e molto difficile da scalzare. Può capitare, come è successo, di vincere a Bologna. Ma quello è stato un caso isolato che non si è mai più verificato». Fillippo Berselli, coordinatore regionale del Pdl fa il punto sulla campagna elettorale. A maggio si vota nelle città di Piacenza e Parma e anche a Comacchio e Budrio, due Comuni con più di quindicimila abitanti.   

Ci può fare un primo bilancio?

A Comacchio c’era una Giunta di centrodestra, il sindaco era della Lega, ma alcuni consiglieri della maggioranza si sono dissociati e ora si va a elezioni anticipate. La Lega, per una sorta di “cupio dissolvi”, va per conto suo in tutta la regione e andrà incontro a un prevedibile e clamoroso insuccesso. Noi abbiamo un candidato molto forte e l’obiettivo è quello di andare al ballottaggio e vincere. A Budrio la situazione è diversa, perché è sempre stata amministrata dalla sinistra. Anche qui speriamo di andare al ballottaggio. Ma dobbiamo tenere i piedi per terra.

I riflettori sono puntati su Parma. La situazione è difficile dopo le note vicende giudiziarie e il commissariamento…

È complicatissima. Avevamo il sindaco, poi l’inchiesta giudiziaria ha spazzato tutto. Tra i politici ci sono stati dieci indagati e uno è finito in galera e con lui anche alcuni tecnici del Comune. La città è stata commissariata, prima con la Cancellieri e poi con Mario Ciclosi. Ho presentato otto interrogazioni contro il procuratore capo Gerardo Laguardia e il pm Paola Dal Monte.

Come mai?

Ci hanno messo del loro in quest’operazione giudiziaria politica per lo “sputtanamento” del Pdl. È ovvio che un politico, se è colto con le mani nella marmellata, vada arrestato. Ma per tanti altri si tratta di una vera e propria persecuzione giudiziaria. Al ministro Palma prima e alla Severino poi ho chiesto un’ispezione alla Procura e li ho anche sollecitati a chiedere al Csm l’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti dei due magistrati. Ho segnalato il caso anche al procuratore generale della Cassazione…

Parliamo delle alleanze che il Pdl ha stretto a Parma.

Nessuna alleanza. Il nostro candidato sindaco è Paolo Buzzi, che è anche il nostro coordinatore provinciale. La nostra è una lista di rinnovamento e speriamo di andare bene nonostante le difficoltà. I poteri economici locali sono vicini alla sinistra. Poi c’è l’ex sindaco Ubaldi che si è detto indisponibile a un’alleanza con noi. Il fronte alternativo alla sinistra purtroppo va in ordine sparso ed è frantumato, ma non è colpa del Pdl.

E a Piacenza?

Qui la situazione è completamente diversa, noi ci presentiamo con il giovane  Andrea Paparo, uscito vincitore dalle primarie. Le primarie sono andate bene e siamo soddisfatti perché ci sono state percentuali altissime, quasi plebiscitarie, di votanti. Il nostro obiettivo è quello di andare al ballottaggio e cercare di vincere. Ma non dimentichiamo che siamo sempre in Emilia Romagna che è una roccaforte rossa. Anche se Parma e Piacenza sono due realtà politiche diverse che risentono dell’effetto della Lombardia.

Quindi quali sono le previsioni per maggio?

Parma è atipica ed è difficile fare previsioni. Puntiamo al ballottaggio a Comacchio, Piacenza e Budrio.

In queste ore, oltre alle amministrative, il Pdl ha puntato i riflettori su Modena, dove oggi si svolgerà il congresso provinciale del partito…

C’è una novità. Isabella Bertolini, vicepresidente del gruppo alla Camera e coordinatore provinciale uscente del partito, ha ritirato la sua lista.

In che senso?

Il congresso del Pdl era stato fissato per l’inizio dell’anno, ma per la Bertolini si trattava di un tesseramento opaco, poco trasparente. Ottenne il rinvio del congresso e contemporaneamente arrivò come commissario l’onorevole Verdini. Furono fatti i dovuti controlli e Verdini ha verificato che il tesseramento al 99 per cento andava bene ed è stata fissata la data del congresso.

E poi come si è arrivati allo strappo di oggi?

La Bertolini aveva una sua lista ma, siccome non sono state date le risposte che si attendeva, ha ritirato la lista dei candidati attribuendo la colpa a me. Mi accusa di non aver verificato la fondatezza o meno delle sue lamentele. Accuse che sono assolutamente infondate. Non ero io che dovevo fare le opportune verifiche, ma il commissario. E il commissario le ha fatte.