I soldi a Bossi junior sgretolano il Carroccio

Il day after leghista è quasi peggio del precedente. Sul fronte giudiziario prosegue l’inchiesta dei magistrati di Milano, Napoli e Reggio Calabria nei confronti del tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, accusato di truffa, riciclaggio e appropriazione indebita.
Nel mirino degli inquirenti anche le somme versate ai familiari del Senatùr e le spese pagate dal partito per la ristrutturazione della casa. Questo secondo le ricostruzioni dei pm. Sotto accusa, il figlio prediletto del leader leghista, Renzo Bossi: per tutti, il Trota. Ieri è stata la giornata delle smentite. «Sono sereno, non ho mai preso soldi dalla Lega, né in campagna elettorale e neppure adesso da consigliere regionale», ha detto Bossi junior arrivando nell’aula del Consiglio Regionale. «Come tutti i miei colleghi – ha detto – do una percentuale al movimento e come tutte le persone mi pago le spese della macchina e vivo in affitto». Bossi Junior ha osservato che «c’è un consiglio Federale e ci sono sempre stati i probiviri che hanno potere di controllo sull’amministratore della Lega». E la ristrutturazione? «Anche la mia famiglia di soldi dalla Lega non ne ha mai presi, per esempio deve finire ancora di pagare la ristrutturazione della casa di Gemonio, perché i lavori sono stati fatti quando papà era ancora in ospedale» nel 2004».
Sul fronte politico è già partita la guerra di successione a Umberto Bossi.  Una dichiarazione di guerra, formalizzata sulla sua pagina Facebook da Roberto Maroni, principale oppositore del Senatùr. «Quello che ho letto oggi sui giornali è sconcertante. Sono accuse molto gravi che portano un attacco senza precedenti alla Lega e alla sua gloriosa storia. Dobbiamo fare subito pulizia – aggiunge l’ex ministro dell’Interno – chi ha tradito la fiducia dei militanti deve essere cacciato, senza guardare in faccia a nessuno». Indirettamente gli rispondono i fedelissimi del Senatùr: «Maroni ora dice di fare pulizia? Lo dico anche io, iniziamo dai traditori … Ai ladri ci pensano i carabinieri. A me preoccupa la politica».  Così il senatore della Lega e co-fondatore del Carroccio, Giuseppe Leoni in un’intervista ad Avvenire. E, incalzato su Maroni, Leoni ricorda la questione Verona: «Ma se il segretario dice che Tosi non deve presentare la lista e poi qualcuno gli va a portare l’acqua, mi chiedo a che gioco si sta giocando?». Infine tornando alla Lega e Bossi: «Quel partito lo fondammo insieme. Su Umberto metto la mano sul fuoco».
E dopo le prime ore in cui a via Bellerio si urlava al complotto, anche nel Carroccio si guarda all’inchiesta con un altro approccio. «Sono cose che fanno male. Tutte ancora da verificare, al momento sono accuse che devono essere provate. Io non ci vedo però un complotto contro la Lega. Certo c’è un’attenzione particolare non solo verso la Lega ma verso la politica quasi a volerla delegittimare». Così a Tgcom24 Gianluca Pini. «La Lega – aggiunge – è vittima di comportamenti scorretti da parte di poche persone che dovranno essere messe fuori dal movimento se hanno agito con dolo, ma anche per aver agito con leggerezza. Lasciamo che la magistratura attesti eventuali responsabilità ma noi vogliamo fare chiarezza all’interno del partito. È necessario nominare un nuovo amministratore che controlli la regolarità di quello che è stato fatto per non lasciare dubbi che arrechino danni alla Lega che è un movimento vivo. A noi ci era stato detto che c’era massima regolarità negli investimenti all’estero che erano tornati nelle banche della Padania. Quindi per noi quel caso lì era chiuso. Per quanto riguarda eventuali risvolti di natura penale non spetta a noi, noi dobbiamo fare chiarezza all’interno e dare risposte ai nostri elettori».