Hollande corteggia gli elettori del Fn

Tutto è ancora possibile, anche le più rocambolesche alleanze e gli appelli più “originali” per la conquista dell’Eliseo. Il countdown verso il ballottaggio delle presidenziali si conferma incerto, anche se la stampa nazionale e internazionale continua a dare per favorito François Hollande, lo sfidante del presidente uscente che ha superato di misura lo scoglio del primo turno con un vantaggio di appena l’1,5 per cento. Un sorpasso dovuto alla voglia dei francesi di voltare pagina e mandare a casa Sarko e non alle particolari doti seduttive del candidato socialista.
Le grandi manovre degli sfidanti sono cominciate all’insegna del corteggiamento a Madame Le Pen, l’unica a poter festeggiare un successo nettissimo che conferma il miracolo compiuto con l’exploit alle cantonali di due anni fa. Grintosa e dall’eloquio che trascina, l’avvocato figlia di Jean-Marie ha sconfitto gli stereotipi sul populismo dell’estrema destra xenofoba e razzista interpretando il disagio sociale e la ribellione antisistema della Francia profonda e delle classi escluse. A quel 18 per cento di elettori del Front national, oltre sei milioni di francesi, si rivolgono con accenti diverse i due competitori alla conquista dell’Eliseo. Non sorprende l’appello di Sarkozy che al grido di “France forte” ha speso tutta la campagna elettorale all’insegna dei valori tradizionali della droite, dall’identità alla sicurezza, al riscatto nazionale. A differenza di cinque anni fa, “monsieur le president” ha giocato tutte le sue carte nella contrapposizione alla sinistra, talmente in crisi da candidare un grigio protagonista della storia politica repubblicana che nella sua carriera, iniziata all’ombra di Mitterand, non ha mai fatto il ministro. «Il voto a favore del Front national non è censurabile – ripete Sarkozy di fronte alla vulgata sull’impresentabilità del partito fondato da Jean-Marie Le Pen – ed è compatibile con i valori della Repubblica». Del dopo preferisce non occuparsi, non è così temerario da immaginare un esecutivo con esponenti del Front national, però è titolato a difendere gli elettori di Marine dalla «sinistra ben pensante» che dà lezioni di democrazia. Più contraddittoria l’apertura del sobrio Hollande che ieri ha scelto Libération, una testata non certo di tradizione moderata, per spalancare le porte alla destra radicale. «È mia responsabilità rivolgermi subito a quegli elettori che non aderiscono per forza di cose alle idee del Fn, in particolare l’ossessione dell’immigrazione, ma che esprimono, prima di tutto, una rabbia sociale». Gli impresentabili, i “pericolosi nemici” della democrazia diventano a pochi giorni dal voto possibili compagni di viaggio per la spallata. La stessa stampa che ha tallonato Sarkozy alla ricerca di un passo falso verso derive autoritarie o xenofobe, però, non è altrettanto attenta alla pericolosa “conversione populista” che viene dal paladino del socialismo. Un appello inusuale e disperato quello di Hollande che ha giocato tutta la sua rincorsa elettorale in chiave moderata e rassicurante prendendo le debite distanze dalle frange più estremiste tanto da evitare, almeno in pubblico, qualsiasi commistione con il Front de Gauche nel timore di perdere lo zoccolo duro del tradizionale elettorato progressista. Un’apertura ancora più scioccante se si rileggono le dichiarazioni a caldo sul crollo delle Borse attributo al «preoccupante vento di estrema destra, cattivo segno per il Paese». Ma la notizia che avrà ripercussione sull’opinione pubblica, è il nuovo rifiuto di Hollande al faccia a faccia con Sarkozy. Niente da fare per le emittenti radio Europe 1, France Inter, Rmc et Rtl felici di ospitare un secondo dibattito in aggiunta a quello previsto alla televisione che dovrebbe svolgersi  il 2 maggio. «Se vuole che duri un’ora invece di un’ora e mezzo perché è faticoso, nessun problema! Ma non potrà sfuggire al dibattito», incalza Sarkozy, «dovrà prendere dei rischi, signor Hollande, e accettare il fatto che un dibattito è meno facile di un’intervista!».