Altre due settimane in carcere per i marò

Altre due settimane di carcere preventivo, altri quindici giorni per le prove balistiche, un’altra udienza prima della sentenza sulla giurisdizione. Alla fine della scorsa settimana Staffan de Mistura aveva avvertito che della vicenda dei due marò si sarebbe venuti a capo «non domani», , anche a elezioni svolte. Ci potrebbero volere «fino a due mesi», aveva avvertito il sottosegretario. All’inizio di questa settimana quella cautela sui tempi trova nuove giustificazioni.

Altre due settimane in carcere
L’estensione del fermo in prigione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è stata decretata ieri dal giudice di Kollam, A. K. Gopakumar. Il legale dei due militari, Sunil Maheshwar, aveva chiesto che dalla carcerazione si potesse tornare al fermo di polizia, ma Gopakumar si è opposto e, al termine dell’udienza, Latorre e Girone sono stati riportati nella prigione di Trivandrum, dove si trovano ormai dal 5 marzo. Continuano a godere dei piccoli privilegi strappati dalla difesa e dalla diplomazia – cibo italiano, incontri quotidiani con connazionali, cella separata dai detenuti comuni – ma un dettaglio emerso ieri ricorda che le condizioni sono comunque dure e che di carcere a tutti gli effetti si tratta: la difesa ha presentato istanza per una tv in cella. Il giudice si pronuncerà a giorni.

Gli «auguri a tutti i papà»
Nel corso dell’udienza Latorre e Girone sono apparsi come sempre: tranquilli, composti, fermi in quell’atteggiamento di dignità che tutti in queste settimane hanno notato e lodato. «Sono molto orgoglioso del comportamento dei nostri sottoufficiali che sono lì in India: dignitoso ma anche intelligente e sereno», ha ribadito l’altro giorno l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, nuovo capo di Stato maggiore della Marina Militare. Se ne sono stati in fondo all’aula, insieme al console generale di Mumbai, Giampaolo Cutillo, all’addetto militare dell’ambasciata di New Delhi, Franco Favre, e ai funzionari della Marina. Mentre uscivano hanno rivolto solo poche parole ai giornalisti: «Auguri a tutti i papà», ha detto Latorre.

I dubbi sulla perizia balistica

L’allungamento della carcerazione preventiva non solo era atteso, era annunciato. «Ci sarà un’estensione da parte del giudice, perché da parte italiana non è arrivata alcuna richiesta per la libertà provvisoria su cauzione», aveva sostenuto già sabato il commissario della polizia di Kochi, Ajith Kumar. È stato sempre lui a spiegare che le indagini sui marò e sulla Enrica Lexie «proseguiranno per almeno due settimane». L’unico dettaglio che Kumar ha aggiunto è stato che c’entra l’esame balistico, che «è molto complesso». Per il resto il capo della polizia della cittadina keralese si è trincerato dietro un secco «no comment», così non si sa in quale direzione si stia muovendo lo Special investigation team che Kumar ha voluto creare apposta per il caso italiano e del quale si è messo a capo lui stesso. Ma sulla perizia balistica c’è di più: c’è il dubbio che alcune procedure non siano state eseguite correttamente. A denunciarlo, ieri, in tribunale, sono stati i legali dei marò. Per questo, a quanto si è appreso da fonti diplomatiche, è stata presentata una «petizione cautelativa» in cui si spiega che, nella prima settimana di esami a cui hanno assistito di esperti del Ros, «non tutte le procedure seguite sono state conformi agli standard internazionali necessari per questi test».

Un rinvio anche sulla giurisdizione

La perizia balistica sta subendo dunque la stessa sorte di tutti gli altri aspetti di questa vicenda diplomatico-giudiziaria: pasticci procedurali e rinvii su rinvii, nonostante sia un elemento che potrebbe risolverla in via definitiva. «È fondamentale. Se emergerà che le pallottole non sono italiane li portiamo fuori presto», non fa che ripetere de Mistura, aggiungendo anche che «se l’esito non sarà favorevole, non ci sgomentiamo: anche i marò migliori del mondo possono sbagliare, ma in quel caso devono essere giudicati a casa». Ma questo riporta alla giurisdizione, la madre di tutte le questioni giuridiche. Anche lì si è fermi a uno stallo ormai arcinoto: l’India dice che è di sua competenza, sventolando le proprie leggi nazionali; l’Italia la rivendica per sé sulla base delle leggi internazionali e di trattati sottoscritti anche da Nuova Delhi. Anche su questo fronte si resta in attesa: la sentenza sul ricorso presentato dalla difesa italiana non fa che essere rimandata di udienza in udienza. L’ultima, prima del pronunciamento, doveva essere quella di ieri. Invece oggi se ne terrà un’altra.

Domani inizia lo spoglio in Kerala

Non è detto, comunque, che tutti questi rinvii siano un male perché è vero che il Kerala lo scorso fine settimana ha finalmente votato, ma è vero anche che il clima elettorale resiste. Lo spoglio sarà avviato solo domani, i risultati sono attesi per la fine di questa settimana ma, come ha chiarito de Mistura, ci vorrà un certo lasso di tempo prima che la situazione politica si normalizzi e i fumi della propaganda sul caso svaniscano del tutto.