Pdl, tentazione urne: «Ma deciderà Silvio»

Berlusconi pompiere, Bossi piromane, le mezze cartucce, la Lombardia contesa e una spina da staccare. La luna di miele mai nata tra il Pdl e il governo Monti sembra giunta al capolinea, anche se, come da tradizione, il matrimonio potrebbe restare in piedi per amore dei figli, che in questo caso sono gli italiani. O dei mercati, non si è capito. E come da tradizione c’è sempre un’amante bizzosa, in questo caso la Lega, che spinge per la rottura e provoca. «Chi è stato responsabile dando il suo sostegno al governo non può tirarsi indietro», ripete un Cavaliere in inedita versione vecchio saggio. Ma ci è poco abituato e infatti esagera subito: «La situazione è difficile e il governo sta operando con grande prudenza ed è difficile avanzare critiche fondate. Se mi aspettavo di più dall’esecutivo? No, non mi aspettavo di più». Bossi intanto incalza, dà al Cav della mezza cartuccia, del timoroso. Sullo sfondo, il ricatto lombardo: se non cade Monti, cade Formigoni. Il premier fiuta l’aria e sibila: questi prima o poi mollano. Intanto i sondaggi fomentano la rottura: agli elettori del Pdl il professore bocconiano proprio non va giù mentre i piddini ne vanno pazzi. Insomma, si chiedono gli elettori, ma anche gli eletti, del Pdl: non staremo sostenendo il governo degli altri? E di questo passo l’emorragia di voti sembra inevitabile, magari proprio verso quel Carroccio che sta lisciando il pelo agli elettori (i suoi e non solo). Altero Matteoli, tuttavia, invita a non lasciarsi incartare dalle polemiche mediatiche: «Non c’è dubbio che molti elettori del Pdl non approvino il nostro sostegno al governo Monti. Detto questo, noi abbiamo un partito che le sedi opportune in cui prendere le decisioni, non ci facciamo dettare la linea dagli organi di stampa. Tutti sanno che io avrei voluto le elezioni, ma è prevalsa un’altra linea e a quella mi adeguo». Insomma, la parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: responsabilità. Ma speriamo che la tortura finisca presto: «L’esecutivo – spiega – mi sembra sempre meno tecnico. Quanto alla maggioranza con Pdl e Pd insieme, dico che meno dura e meglio è. Il fatto che uno con la mia storia stia insieme a Bersani e D’Alema non fa bene a me e non fa bene a loro. È innaturale, anche se è un sacrificio che abbiamo compiuto per il bene del Paese», chiosa Matteoli. Cauta e allineata Mariastella Gelmini, che non si sbilancia e non ha neanche tanta voglia di parlare: «Stiamo ragionando insieme – dice – ci saranno a breve una serie di riunioni per capire il da farsi. Le parole di Berlusconi, comunque, mi sembrano piuttosto chiare, dobbiamo essere responsabili». Sulla linea del leader, in realtà, sono posizionati tutti. Solo che non tutti vogliono staccare cambiali in bianco. Lo spiega bene Massimo Corsaro, per il quale non si tratta di tirarsi indietro, quanto di far valere le legittime istanze del Pdl: «Io non credo che si stia ragionando se staccare la spina o meno. Sostenendo questo governo abbiamo fatto una scelta di responsabilità che confermiamo. Solo che non si tratta di un assenso a scatola chiusa. È evidente che quando si vanno a colpire le nostre classi sociali di riferimento con finte liberalizzazioni, quando si fanno manovre incentrate solo sulla leva fiscale e via dicendo, si prendono provvedimenti non in linea con il Pdl e questo va chiarito. È vero, c’è imbarazzo nel sostenere certi provvedimenti, dirlo è importante anche per invitare il governo a correggere la rotta». Gianfranco Rotondi, invece, fa storia a sé: «Staccare la spina? Io non faccio testo, la spina l’ho già staccata non votando la fiducia a Monti. In privato mi dicono tutti che ho ragione, in pubblico confermano il sostegno all’esecutivo. Mah…». Poi un riferimento aureo: «Non per fare un omaggio alla tradizione culturale del Secolo, ma mi viene da citare D’Annunzio che andando a sinistra diceva “vado verso la vita”. Ecco, io ho l’impressione che noi, invece, stiamo andando verso la morte». L’ex ministro bacchetta poi Umberto Bossi, con argomentazioni politiche… e non. «Berlusconi una mezza cartuccia? Tutto si può dire di lui – ribatte – tranne che questo, le stesse cronache più pruriginose confermano che le cartucce sono tutte al loro posto. Quanto al ricatto sulla Lombardia, dico che regalare altre regioni al centrosinistra non mi sembra precisamente un’ottima idea…». Insomma, che la spina stia o meno al suo posto, se il Pdl vuole uscire indenne dall’era Monti qualche cartuccia deve cominciare a spararla. Politicamente parlando, s’intende.