Concordia: c’è già l’infame e anche l’eroe

Siamo contrari ai processi sommari, nei confronti di chiunque. Si tratta di una posizione che non conquista simpatie e forse nemmeno consensi, ma è una questione di civiltà. Non si può determinare che uno è colpevole prima di appurare i fatti. Purtroppo in Italia, che si tratti di Cogne, del delitto di via Poma o del parlamentare di turno, i processi si fanno sui giornali e solitamente si è condannati senza appello già nei primi dieci minuti. Schettino magari sarà il non plus ultra della schifezza, ma lo deve sancire un tribunale dopo tutti gli approfondimenti del caso. Non il “popolo del web” o qualche giornalista sputasentenze. Può darsi che sia un capro espiatorio per coprire interessi più grandi. In fin dei conti non sarebbe la prima volta che accade. Pure sugli eroi è il caso di andarci piano. Uno dei tanti e anonimi rappresentanti del governissimo durante l’informativa di mercoledì sulla tragedia navale, col puro intento di strappare un applauso, ha urlato che sarà dato al capitano della guardia costiera un encomio solenne. C’è da chiedersi: dare ordini – anche giustissimi – a debita distanza dal teatro della tragedia e seduti in ufficio, è da considerarsi un comportamento straordinario ed esemplare? Un eroe è uno che mette la propria vita a rischio per salvare quella degli altri. Un vigliacco è uno che fa morire gli altri per salvare se stesso. In mezzo ci sono, nella loro semplicità, tutti gli altri.