La Forgia: «L’antipolitica è anche colpa del Pd»

È stato uno dei primi parlamentari a rispondere al Secolo: «Vediamoci lunedì per un forum sulle primarie», è stato l’invito del direttore Marcello De Angelis. Ad animare l’incontro saranno Andrea Augello, Giuliano Ferrara, Mario Sechi, Gaetano Quagliariello in videoconferenza e Walter Veltroni. Ma la discussione è aperta a chiunque – tra i politici, i giornalisti e gli “addetti ai lavori” – voglia portare un contributo. Antonio La Forgia, deputato del Pd, il contributo che porterà l’ha già depositato in Cassazione. Insieme ad Arturo Parisi, ha presentato una legge di iniziativa popolare che parte dal presupposto dell’abolizione del “Porcellum” e del ritorno al “Mattarellum” e che propone l’istituzione delle primarie per i candidati nei collegi uninomali.

Perché una legge di iniziativa popolare e non parlamentare?

Perché quando siamo partiti con il referendum sull’abolizione del Porcellum abbiamo subito sentito che nel dibattito pubblico si diceva “però con il Mattarellum la scelta dei candidati non è tanto diversa”. Si possono fare obiezioni un po’ più raffinate, ma è vero che dobbiamo darci uno strumento per rispondere davvero anche a questa. Inoltre è un modo per mobilitare l’opinione pubblica e poi c’è il fatto che, nella modalità attuale, un’iniziativa parlamentare non sostenuta da diversi gruppi è improbabile che proceda.

Sa che l’ultima frase non giova all’immagine del Parlamento?

Ma l’antipolitica non si combatte raccontando favole, bisogna partire dalla verità.

Le primarie sono un antidoto all’antipolitica?

Sì, a questo punto dare un risposta è drammaticamente urgente e l’unica via è riformare i partiti. Il Parlamento, e la Camera in particolare, sono diventati il capro espiatorio di tutto. Noi abbiamo parlato per cinque anni di una legge che fa dei parlamentari dei nominati, servi del padrone, che devono rispondere solo al segretario, ai capicorrente, ai capobastioni e riteniamo che l’unica via per cercare di contrastare questa deriva sia riportare un reale potere di scelta nelle mani degli elettori.

Mi scusi, con quel “noi” sta ammettendo che il Pd ha una responsabilità nel clima di antipolitica feroce che viviamo?

Le responsabilità non riguardano solo noi…. Certo non posso parlare a nome di tutto il Pd, ma io mi sento corresponsabile.

Al Pd quanto servono le primarie?

Diciamo che sono assolutamente convinto che sia importante che il Pd si sbrighi a definire l’arco della coalizione e a dargli un leader, a fare una discussione politica, ma anche una votazione con le primarie.

Però la vostra proposta non riguarda il premier. Un modo per aggirare i problemi interni?

La nostra proposta non lo riguarda perché nasce nel contesto referendario. Possiamo considerarla complementare a quelle che lo riguardano e comunque siamo disposti ad aggiungere un comma in cui si estende lo stesso metodo anche al presidente del Consiglio.

L’altra cosa che colpisce è che chiedete che le primarie siano istituzionalizzate, ma non rese obbligatorie: ogni partito può scegliere se farle o meno.

I partiti e le coalizioni devono prendersi la responsabilità delle loro scelte e non vedo perché si debba costringere qualcuno a farle. Non è il caso di mettere troppo i piedi nel piatto delle altre forze politiche. Sono un’opportunità, chi le sceglie fa emergere di avere la forza di sottoporsi alla valutazione dell’elettorato nella selezione dei candidati.

Come e quando andrebbero fatte?

Con una normativa del tutto analoga a quella di un vero turno elettorale, abbastanza in anticipo rispetto alle elezioni. Su questo sono d’accordo con Augello, un anno è un tempo giusto. Ma anche otto mesi, sei mesi possono andare. L’importante è che ci sia un appuntamento fissato.

Il fatto che siano facoltative non è un fattore deterrente o un elemento di squilibrio a svantaggio dei partiti e delle coalizioni di governo?

È il problema che hanno gli americani. Devono valutare se il leader in carica è ancora competitivo e anche questo è un fattore di trasparenza politica.

E che favorisce il rinnovamento?

Se parliamo di rinnovamento, a livello nazionale, io punterei al bersaglio grosso: proverei a rinnovare le istituzioni. Pensi al nostro campo, noi siamo abbastanza sbrindellati… bé, anche la maggioranza, ma parliamo di noi. Si parla per esempio di Matteo Renzi, pare che anche Tonino Di Pietro voglia entrare in campo. Sarebbe difficile dire no a una candidatura di rinnovamento. Poi si vota e si vede.

Sulla necessità delle primarie c’è un accordo larghissimo tra i partiti. Secondo lei c’è la possibilità reale di fare sintesi?

Io me lo auguro. Ci mettere un anno della mia vita, ma ho già 67 anni e non posso essere troppo sportivo. Diciamo che ci metterei del mio. Se lei mi chiede quanto sono ottimista, d’istinto devo dire che sono pessimista, ma razionalmente sono ottimista. Come si affronta la crisi globale nel mondo non lo sa nessuno, ma noi stiamo particolarmente male perché oltre al debito c’è il fatto che in questo mare in tempesta la gente guarda al timoniere e non riesce nemmeno a dirsi “speriamo che ci porti a destinazione”. È così evidente che il problema è nelle fondamenta, che riguarda la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella classe politica, che dobbiamo sperare davvero che prevalga il senso dello Stato, della nazione, di responsabilità verso il Paese.