Il teatro di Nerone “rivive” a Napoli

Non lo conosceva quasi nessuno, il Teatro romano di Napoli, uno dei gioielli dimenticati della città. Né i cittadini né i turisti, nessuno sarebbe in grado di dare l’indicazione esatta per raggiungerlo. Eppure è lì dal I secolo a. C. Si racconta persino che sulla sua scena si sia esibito Nerone. Ma questa è solo una leggenda, un’antica leggenda.
Il Teatro, dopo attenti studi, anni di scavi e appropriati restauri è stato riportato alla luce e aperto al pubblico da circa sei mesi. Si è trattato di un lavoro impegnativo perché è circondato da una cortina stratificata di fabbricati formatasi tra il Medioevo ed il Settecento. Alcuni di questi palazzi ne hanno letteralmente fagocitato ambienti e strutture, per cui si è reso necessario acquisire al demanio comunale il piano terra e primo piano dell’edificio di fronte alla media cavea. Al momento è riaffiorata la sola gradinata marmorea.
Terminata questa prima fase di recupero del monumento romano si proseguirà con lo scavo archeologico del Teatro per riscoprirne il fronte scenico, attualmente ancora occultato da fabbriche di epoca successiva; il recupero e il restauro degli antichi vomitori di accesso alla grande cavea (86 metri di diametro per cinquemila posti), la quale dovrà anch’essa essere interamente scavata; il restauro degli ambulacri interni.
L’insieme di queste operazioni è stato reso possibile grazie al rifinanziamento del progetto disposto dall’assessorato all’Urbanistica della Regione Campania. Cinque milioni di euro che serviranno ad ultimare i programmi di scavo e a migliorare l’accessibilità al sito. Tra l’altro, la Soprintendenza archeologica di Napoli e Provincia avrà la possibilità di verificare l’attendibilità dell’ipotesi formulata dal professor Werner Johannowsky. L’eminente archeologo sosteneva, infatti, la possibilità che al di sotto del teatro romano potessero esservi strutture o edifici di epoca greca usati per le assemblee e per gli spettacoli.
Il progredire della ricerca archeologica potrebbe indurre l’assessore all’Urbanistica e governo del territorio nonché Tutela dei Beni ambientali e paesistici della regione Campania Marcello Taglialatela – dando corpo alla radicale svolta metodologica auspicata dal professor Aldo Loris Rossi, di passare dal restauro di edifici isolati al restauro del continuum urbano – a concludere definitivamente l’annosa querelle sulla permanenza del I Policlinico sull’acropoli greca.
Il complesso sanitario universitario è, infatti, oggetto da tempo di un confronto bizantino. Favorevoli al trasferimento, fatti salvi i livelli occupazionali e le preziose professionalità, i sindacati e lo stesso ex assessore bassoliniano alla Sanità Mario Santangelo. Quest’ultimo, due anni fa, ne aveva decretata – ma solo sulla carta – la chiusura e il trasferimento. Nonostante ciò, le pressioni esercitate dalla casta dei primari hanno finito col prevalere, ritardando quella che appare una logica e inevitabile conclusione, anche alla luce dell’incredibile deficit della Sanità campana ereditato dallo sciagurato governo Bassolino. Un destino ormai segnato dall’inconcepibile degrado delle strutture, dalla lenta ma inarrestabile fuga degli ordinari e del personale infermieristico verso il II Policlinico, dal bassissimo numero di degenze.
La necessità quindi di liberare piazza Miraglia, per consentire, come previsto dal piano regolatore, la riqualificazione del centro storico deve spingere l’assessore Taglialatela a dar vita a una “cabina di regia” costituita da regione, comune e Soprintendenza archeologica, per finanziare e avviare una irrinunciabile campagna di scavi al fine di promuovere la creazione di un parco archeologico urbano costituito dal teatro, dall’acropoli e dall’agorà-foro della città greco-romana. Un potente attrattore in grado di valorizzare e capitalizzare gli enormi flussi del turismo crocieristico che toccano Napoli e si disperdono in mille rivoli tra Pompei, Ercolano, la penisola sorrentina e le isole del Golfo.
La Regione Campania e il comune di Napoli avranno inoltre il compito di rendere le escursioni turistiche meno fugaci con la promozione di attività culturali legate al territorio e alla sua storia per l’intero anno solare. In tal modo, gli operatori turistici saranno posti nella condizione di arricchire l’appeal dell’approdo crocieristico e dell’offerta turistica. Questo determinerebbe una eccezionale prospettiva di nuove opportunità di lavoro negli ambiti della cultura, dell’artigianato tradizionale e artistico e del commercio. Una boccata d’ossigeno puro per una città che vanta il non invidiabile record della disnoccupazione giovanile.