Tremonti, non tagliare le pensioni

La manovra non è a scatola chiusa. Si è fatto un buon lavoro, ma si può migliorare. E noi abbiamo delle idee piuttosto chiare su quello che non si deve fare. Diciamo un forte e chiaro no al taglio della rivalutazione degli assegni per le pensioni comprese tra tre e cinque volte il minimo. Stiamo parlando di 1.428-2.380 euro lordi al mese… Riteniamo al contrario assolutamente praticabile il blocco della rivalutazione, anche totale, per le pensioni d’oro (quelle superiori a 2.380 euro). I tagli si possono fare, ma solo escludendo i pensionati a reddito medio basso.
Chi grida allo scandalo su questa misura dovrebbe ricordarsi che provvedimenti di questo genere non se li è certo inventati Tremonti. Nel 1995 Lamberto Dini impose addirittura il blocco totale delle pensioni, anche di quelle più basse, mentre Romano Prodi azzerò la rivalutazione delle pensioni oltre cinque volte il minimo.
Come si possono recuperare le somme perse per il mancato taglio? Con qualche privatizzazione – come ha proposto su queste pagine Crosetto – o magari anticipando l’aumento dell’età pensionabile delle donne che lavorano nel privato a 65 anni (altra proposta scandalo?). Il governo la rimanda al 2032, mentre la Ue la chiede in tempi più ravvicinati.
Ma le donne, più che di essere mandate in pensione prima a fare le nonne, avrebbero bisogno di essere aiutate da giovani, quando vorrebbero fare le madri.