«Non possiamo tornare alla vecchia Dc»

I cattolici sono in fermento e cominciano a pensare che l’unità politica non può essere più un tabù. E forti anche del messaggio lanciato dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco («la politica non è brutta e sporca e bisogna interessarsi alla vita politica, seguendo le indicazioni della dottrina sociale cristiana»)  da più parti si auspica che si affermi una nuova generazione di cattolici impegnati in politica che possano contribuire alla governabilità del Paese. Un passo in questa direzione si è avuto con il vertice segreto voluto dal cardinale Bertone per la nuova Cosa Bianca di cui ieri ha dato notizia la Repubblica. Ma quell’incontro è solo l’ultimo segnale di un mondo che sta cercando di ritrovare la sua coesione dopo la diaspora politica.
«Ho letto anch’io l’articolo pubblicato da la Repubblica – dice Mario Baccini – ma tra le persone e le associazioni presenti manca una grossa componente di cattolici per poter avere un’idea complessiva di ciò che pensa tutto il nostro mondo. Comunque l’idea di far ritrovare unità ai cattolici in politica è molto interessante».
Baccini trova affascinante l’idea di un ritorno della Balena Bianca nel terzo millennio, ma con qualche sostanziale differenza: «Non credo che possiamo tornare alla Democrazia Cristiana del passato, ma sicuramente c’è l’esigenza di una “nuova democrazia” per necessità. Con il fallimento alle scorse elezioni dei partiti di destra e di sinistra, serve un grande partito popolare che coinvolga tutti i moderati e in questo senso c’è una forte spinta che arriva dal basso». Il progetto di Angelino Alfano per una costituente popolare «mi interessa molto come cristiano e come popolare. Nella nuova fase del Pdl, Alfano sicuramente può rimettere insieme tutti i moderati del Paese come fece nel ’94 Berlusconi».
Per Baccini sta riemergendo «la necessità che si affermi una forza politica di grande spessore valoriale ispirata alla dottrina sociale della Chiesa come grande riferimento morale». Anche per il ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi «è apprezzabile che nel mondo cattolico salga la consapevolezza di una nuova unità. I due terzi dei cattolici votano per il Pdl. Nessuno commetta l’errore di sottovalutare Alfano che persegue i medesimi obiettivi. Basta col razzismo antiberlusconiano anche tra noi cattolici».
E un appello alla coesione del mondo cattolico arriva anche da Publio Fiori, leader della Federazione dei democratici cristiani. «I cattolici – dice – oggi tentano di recuperare un dialogo per impedire che prevalga l’antipolitica di quello che può essere definito il partito radicale di massa. Nello stesso modo in cui sono stati importanti ai tempi della nascita dell’Italia repubblicana, potranno tornare ad esserlo anche oggi, nonostante siano stati espulsi dalla politica in questa Seconda Repubblica». Fiori, dopo essere stato tra i fondatori di Alleanza nazionale, nel 2005 è tornato a posizioni neo-democristiane e neo-centriste, e lo scorso anno si è alleato con l’Api di Francesco Rutelli. Per l’ex esponente democristiano «i cattolici hanno il diritto e il dovere di recuperare il ruolo politico che spetta loro per formulare un nuovo progetto sociale, che tenuto conto delle difficoltà del momento e dei cambiamenti in atto nello scenario nazionale e internazionale sappia rispondere alle esigenze di libertà, di giustizia e di verità che il popolo italiano avverte sempre con maggior forza». Fiori sottolinea l’esigenza di aprire ai giovani cattolici. «Abbiamo l’impressione – dice – che si stia preparando una fase di ribellione giovanile, come quella del ’68, ma ai tempi si lottava contro la società del benessere oggi contro la società del malessere. I cattolici troveranno l’impegno comune per impedire che dietro questo malessere sociale emerga una visione antropologica del tutto diversa da quella cristiana». Mentre per Luigi Marino, presidente di Confcooperative, «ci sono troppe gelosie, troppe divisioni, troppe visioni diverse. E questo vale per i cattolici impegnati in politica, come per le componenti sociali, e forse anche per quelle ecclesiali. L’unità, secondo Confcooperative la si può trovare sulla crescita e sullo sviluppo indicata dall’ultima enciclica, dobbiamo lavorare per la crescita».