Il Cav ha lavorato (contro chi porta jella)

Si è nascosto, non parla, meglio così, è scomparso, andiamo a “Chi l’ha visto”, se avesse aperto bocca avrebbe fatto crollare la Borsa. Guarda un po’, ha diffuso una nota e i mercati hanno retto, sì ma deve dimettersi lo stesso, uffà, sta riprendendo quota, diamogli un’altra botta altrimenti riconquista le simpatie, non ostacoliamo la manovra ma diciamo che fa schifo, l’importante è che la gente creda che sia tutta colpa sua, che è peggio di Diabolik. Di Berlusconi, in questi giorni difficili, è stato detto di tutto e di più. Molte le cose inventate, basate sui dietro le quinte pubblicati dai giornali, molte le interpretazioni date alla sua “scomparsa” dalle scene politiche. Scherzi del destino, un comportamento responsabile assunto nelle ore delicate della crisi diventa un “caso”, con il centrosinistra pronto a gettare le freccette come nei luna park. Ma al di là dei giochini propagandistici di Bersani, resta che chi ha un ruolo deve svolgerlo fino in fondo, senza badare allo show.
«Non sono stato affatto assente o latitante – ha detto ieri Berlusconi conversando a Montecitorio con alcuni parlamentari della maggioranza –  mi vogliono dipingere così, ma io invece in questi giorni ho studiato tutte le carte, ho lavorato per il bene degli italiani: mi piacerebbe tanto dare loro quello che ho promesso, un alleggerimento della pressione fiscale, ma il momento è difficile e adesso non è possibile». Impallinato per niente, dunque. Con un’aggiunta: probabilmente qualcuno porta jella: «Stanotte sono scivolato in bagno, c’era qualcosa di viscido per terra, e ho battuto la testa. Ho un dolore alla mascella e presto rientro a Milano per fare un controllo, forse una tac, e comunque per farmi controllare da Zangrillo». Ci vorrebbe anche qualcosa d’altro: aglio, fravaglio, fattura cà nun quaglia…