Doccia fredda a Bruxelles (ma per Bersani e compagni)

Gli uccelli del malaugurio sono serviti, così come sono serviti i disfattisti della sinistra. L’euro non è in fin di vita (come dicevano), la manovra del nostro governo è stata promossa a livello internazionale, c’è un programma di salvataggio per la Grecia che piace. Poche ore di colloquio, a Bruxelles, hanno liberato i mercati dagli avvoltoi: volano le Borse, riprendono quota i Btp, si riduce lo spread dei titoli pubblici rispetto ai bund tedeschi. La svolta è in un “piano Marshall”, dicevano le prime indiscrezioni che nel pomeriggio di ieri arrivavano dalla riunione dei 17 capi di Stato e di governo dell’Eurogruppo, smentendo così il possibile default selettivo di cui si era parlato in mattinata. Tutto scritto in una bozza, ma è chiaro quello che viene messo in pentola: un prolungamento della durata dei prestiti dei Paesi in difficoltà, come Grecia, Portogallo e Irlanda, da sette anni e mezzo a 15 anni (raddoppiati i tempi per le restituzioni) con un tasso ridotto del 3,5 per cento e non più del 4,5 e l’intervento del settore finanziario su base volontaria, per scambio di bond, “rollover” (chiusura di una negoziazione posticipata) e “buyback” (acquisto di titoli del debito greco da parte dei privati).

Tremonti “promosso”
A Milano, in particolare, è tutta un’effervescenza, anche perché la bozza di conclusioni dell’eurovertice è prodiga di elogi per la manovra economica italiana, la definisce «apprezzabile» e sottolinea che «va nella giusta direzione, porterà il deficit sotto il tre per cento nel 2012 e consentirà il pareggio di bilancio nel 2014». Al termine della giornata il Fitse Mib segna un aumento del 3,76 per cento, con i titoli bancari in grande spolvero, e così succede, anche se in maniera un po’ più contenuta, su tutte le altre piazze europee. Gli investitori sono anche tornati ad acquistare i bond dei Paesi periferici dell’Eurozona, mentre i rendimenti dei titoli di Stato di Spagna e Italia hanno segnato un calo, con il Btp decennale che ieri rendeva il 5,42 per cento (era il 6 per cento appena a inizio settimana), come conseguenza di un spread rispetto al bund tedesco ridisceso sotto i 250 punti base, dopo aver raggiunto soltanto qualche giorno fa i 330. In miglioramento anche lo scarto tra Spagna e Germania, ritornato sotto i 300 punti base. Ma anche i titoli portoghesi e greci hanno fatto passi avanti. Il tutto mentre l’euro volava  a quota 1,44 dollari e il superindice economico americano segnava a giugno un +0,3 per cento. «La ripresa economica mondiale prosegue – faceva sapere Goldman Sachs – anche se restano i rischi legati all’economia Usa, al debito di Eurolandia e ai rialzi dell’inflazione in Cina».

Speculazione alle spalle
Tutto bene quindi? No, c’è soltanto maggiore consapevolezza della situazione rispetto ai giorni in cui abbiamo assistito al trionfo della speculazione. I leader riuniti a Bruxelles hanno parlato di «soluzione eccezionale per un caso unico». Si prevede anche l’intervento del Fondo salva-stati (Efsf), per «finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie attraverso prestiti governativi», anche nei Paesi che non sono sotto salvataggio e per agire nel mercato secondario». Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, aveva avviato i lavori aprendo all’idea del default selettivo per la Grecia, sulla base della convinzione che l’accordo raggiunto la scorsa notte tra Nicolas Sarkozy e Angela Merkel per il secondo pacchetto di aiuti ad Atene, potesse rendere la decisione da assumere «più facile». Alla fine, però, dal vertice dei capi di Stato e di governo dell’eurozona è arrivata una sconfessione. Per affrontare il problema del contagio della crisi del debito, c’è l’impegno ad aumentare la flessibilità del fondo salva-Stati o Efsf, che potrà quindi intervenire per finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie, con prestiti ai governi anche non coperti da programma di aiuti, e intervenire sul mercato secondario sulla base delle analisi della Bce, riconoscendo l’esistenza di circostanze eccezionali. Sarà lo stesso Efsf a procedere a operazioni di buyback dei titoli pubblici greci sul mercato secondario. Un’operazione possibile soltanto se il fondo salva-stati sarà modificato.

L’intervento delle banche
Attualmente, infatti, interventi di questo genere non sono possibili. Sarebbe anche previsto l’intervento dei privati, essenzialmente le banche, che potrebbero partecipare al salvataggio di Atene con operazioni di rollover, ovvero il rinnovo “automatico” dei titoli greci in scadenza, in modo da allungarne la vita. L’Efsf, che va assumendo un ruolo centrale nelle operazioni decise ieri a Bruxelles, ha sede a Lussemburgo ed è nato nel maggio del 2010, dopo il primo salvataggio della Grecia attraverso un accordo intergovernativo concluso tra i Paesi dell’eurozona. La sua dotazione iniziale effettiva era di 225 miliardi, portata poi a 440. Finora è intervenuto nelle operazioni di salvataggio messe in campo dall’Ue con l’Fmi per l’Irlanda e il Portogallo. La sua sfera d’azione ora è limitata alla concessione di garanzie (le agenzie di rating gli hanno riconosciuto il massimo grado di affidabilità, la tripla A) per la raccolta dei fondi da prestare ai Paesi in difficoltà e all’acquisto di titoli pubblici sul mercato primario, ovvero al momento dell’emissione.

Il passaggio di consegne
Affidando all’Efsf il compito di acquistare titoli del debito pubblico greco (e domani di altri Paesi in difficoltà) sul mercato secondario, i leader dei 17 “solleveranno” da questa funzione la Banca centrale europea. Un passaggio di consegne a cui il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, guarda con grande favore e in cambio del quale avrebbe “digerito” l’intesa franco-tedesca sul coinvolgimento dei privati nel nuovo piano di salvataggio di Atene a cui Francoforte era fortemente contraria. Secondo alcuni osservatori questa mossa rappresenta un ulteriore passo in avanti vero gli eurobond, titoli comuni del debito pubblico, progetto sostenuto da Tremonti.

Il rientro nei ranghi
Dopo mesi di negoziati e di tensioni, e ad appena poche ore dall’intesa tra la Francia e la Germania che sembrava averlo rilanciato come opzione più probabile, il default selettivo è rientrato nei ranghi. Ma cos’è un default selettivo?  Standard & Poor’s che, a differenza di Moody’s e Fitch, prevede accanto al rating “D” (default generale) anche quello “SD” (selective default) lo ha equiparato al piano di rollover di cui si parlava per la Grecia fin dall’inizio di luglio. Il rating “SD”, infatti, viene assegnato quando si ritiene che il debitore abbia deciso di non adempiere ad una specifica emissione di titoli, ma che continuerà a rispettare le obbligazioni su altre scadenze. In un modo o nell’altro un default, perché c’è il mancato rispetto dei rimborsi a scadenza, ma è limitato ad alcuni  titoli e non si protrae nel tempo. Dopo il tira e molla delle ultime ore alla fine, la Bce sembra aver avuto l’ultima parola.