Brunetta? Il precariato è affare interno alla sinistra

«Che fai? Me metti sotto?». Il tizio che prende a calci l’auto di Renato Brunetta è in coda a uno dei filmati che ha fatto il giro della Rete. Alle provocazioni e alla veemente contestazione organizzata dalla rete dei precari della Cgil, con tanto di striscione srotolato contro il ministro della Pubblica amministrazione, non è stato dato ristalto. I fatti risalgono a martedì, messi in giro con 24 ore di ritardo, in maniera scientifica. Nel tam tam mediatico rimane impressa solo la frase riservata dal ministro a una rappresentante sindacale che cercava la rissa e non l’ha trovata. «Siete il peggio dell’Italia». Chiaro a tutti che il riferimento era agli organizzatori dell’agguato nel mezzo di un convegno? Pare di no. Il peggio sono diventati i precari italiani.
«Ridirei tutto e lo rifarei – spiega a freddo il diretto interessato – L’Italia peggiore è quella di quei signori che irrompono nei convegni, nelle assemblee e con le loro telecamerine bloccano i lavori, le discussioni e i comitati di redazione e si riprendono per i loro desideri si appagamento mediatico», ha spiegato il ministro. «È stato un agguato mediatico – aggiunge il ministro – costruito per avere immagini e voce, un agguato programmato. La rete usata come un manganello mediatico. L’Italia peggiore è quella che si disinteressa della concretezza dei problemi e della realtà: ho fatto più io per i precari della pubblica amministrazione che tutti i miei predecessori».
Al di là del siparietto tra Brunetta e il gruppo di precari della Cgil, si è riaperta una questione annosa. Un fenomeno, quello del precariato, che ha la sua genesi nella rigidità sindacale egemonizzata dal Pci che ha trasformato in privilegi i diritti, paralizzando per anni il mercato del lavoro. Madre del problema la politica della sinistra che ha creato una casta di intoccabili, in particolare nel mondo della pubblica amministrazione. Alla quale hanno cercato di porre rimedio proprio due giuslavoristi figli della cultura di sinistra, Biagi e D’Antona. Le loro riforme nel mercato del lavoro hanno scatenato la tragica reazione del terrorismo rosso, che ha poggiato sui loro omicidi lo scellerato tentativo di far rinascere delle Brigate rosse. Ha una sua coerente logica la scelta di canalizzare le proteste dei precari, prodotti dalla sinistra, contro il governo. Nello specifico contro il ministro della Pubblica amministrazione. Oggi è previsto un sit in davanti al ministero della Funzione pubblica. E il Pd, non casualmente ha Brunetta come protagonista negativo di uno spot prodotto in occasione della Conferenza nazionale per il lavoro organizzata dal partito di Bersani a Genova domani e sabato.
Giovanni Centrella, leader dell’Ugl che, al di là dello scivolone di Brunetta, «è una gaffe che poteva evitare», invita ad andare oltre le polemiche strumentali. «Esiste nei fatti, una fabbrica dei precari, creata da anni di politiche sbagliate. Dare la colpa a questo esecutivo è una scelta strumentale e ideologica». Gli errori? «Si sono fatti nella scuola e nel campo dei lavoratori socialmente utili. Le aziende in difficoltà destinavano le persone in esubero tra i lavoratori socialmente utili. Tentativi che nelle intenzioni avevano una logica. Purtroppo, però, nel tempo non si è trovato il modo di reintegrare questi lavoratori». Per Centrella, prendersela con Brunetta «non ha senso. Non li ha creati lui i precari. L’errore del sindacato, di tutti noi, è stato quello di rassegnarci a soluzioni tampone che non hanno obbligato i governi di turno, di sinistra e di destra, a individuare percorsi definitivi». Nell’immediato che cosa si può fare? «Una cosa è certa, se prendiamo per buoni i dati di Confartigianato, vi è un  numero di posti per lavoratori specializzati che non si trovano». Da qui l’idea di «una formazione vera da prospettare a lavoratori precari».
Tornando al ministro della Pubblica amministrazione, ieri è stato subissato di insulti sul web e messo alla pubblica gogna mediatica (nel Pd e tra i dipietristi c’è anche chi ha chiesto le sue dimissioni). In sua difesa è intervenuto Daniele Capezzone stigmatizzando la maniera:  «Il metodo è noto: organizzo una contestazione premeditata – spiega il portavoce Pdl – spero in una frase dell’aggredito che sia suscettibile di interpretazioni ambigue o di manipolazione mediatica, e poi diffondo il ‘documentò per linciare il malcapitato. È quanto è avvenuto e sta avvenendo contro il ministro Brunetta, che certo non si è sognato né si sogna di offendere milioni di lavoratori flessibili, ma ha invece reagito a quei contestatori, a quel metodo, e a loro ha riferito la frase “Siete l’Italia peggiore”. Onestà intellettuale vorrebbe che anche gli avversari di Brunetta e del Pdl riconoscessero questo fatto preciso». Dal governo non manca di farsi sentire Giorgia Meloni: «I precari non sono affatto l’Italia peggiore. Sono solo l’Italia che paga di più la crisi economica e le scelte scellerate della Prima Repubblica», sulla sua pagina Facebook. Il ministro della Gioventù si dice «contenta che Brunetta abbia voluto chiarire la sua posizione rispetto a una frase che aveva colpito molti di noi. Ai ragazzi vorrei però dire che se si cerca lo scontro invece del dialogo il risultato non può essere molto costruttivo».