A coffee with Adolfo to change the right

L’amore di Adolfo Urso per la lingua inglese è cosa nota. E su questa sua passione si è spesso ironizzato, ma lui non se ne cruccia e tira dritto con il suo vocabolario a portata di mano. Quando insisteva sul fatto che An dovesse essere il “country party” (intendendo il partito della nazione) tutti scherzavano traducendo la definizione “festa di campagna”. Da oggi l’esponente di Fli rilancia con una serie di incontri intitolati, appunto, “Coffee for Italy”, in cui, annuncia, si ricomincerà a confrontarsi sulle evoluzioni possibili della destra (o delle destre) in Italia. Il titolo di questo incontro – anch’esso british – è non a caso “Change the right”. Si potrebbe ironizzare anche sul fatto che l’incontro avviene nella galleria romana intitolata ad Alberto Sordi, il notissimo “americano a Roma” che condiva di brandelli di inglese ogni sua conversazione. Urso, con aplomb davvero inglese, incassa le ironie rispondendo che la sua scelta linguistica è invece quanto mai attuale. L’inglese – dice – è il linguaggio di Internet, nuovo contesto della comunicazione nel quale la destra si è mostrata notevolmente assente. A questi “coffee breack” della politica è invitato chiunque, chiunque può parlare per due minuti e dire la sua, nel tentativo chiaro di riavviare una discussione plurale all’interno di un’area che si è frammentata, ma non si è rassegnata a scomparire come mondo di riferimento culturale e, forse, anche umano. Urso parteciperà, assieme al suo sodale Andrea Ronchi, alla tre giorni di Mirabello, alla quale assicura la partecipazione anche Silvano Moffa.
Non si può far finta di non rendersi conto che si è avviata in tutti i contesti una fase di ripensamento degli assetti politici, a partire dalle categorie. Dalla nascita di An al suo scioglimento per confluire nel Pdl, i percorsi si sono differenziati, a volte in modo doloroso. La destra è diventata un’etichetta pret-a-porter, che qualcuno ha dismesso e altri hanno indossato con disinvoltura. Forse più che di un change, la destra ha bisogno di riconoscersi? E incontrarsi di nuovo, per questo, può essere un buon inizio.