Spigarelli: Giustizia? Riformarla senza strappi

È necessario procedere a passo spedito verso l’approvazione della riforma costituzionale della giustizia, lasciandosi alle spalle «polemiche e contrapposizioni sterili» che «rallentano un confronto serio sul tema». Parola di Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione camere penali italiane, che richiamando il monito del capo dello Stato Napolitano a un confronto senza pregiudiziali, si dice pronto a fornire l’apporto dei penalisti per accelerare il percorso riformatore. Separazione delle carriere, doppio Csm, e soprattutto la realizzazione del principio di terzietà del giudice. Sono i cardini che, secondo Spigarelli, non bisogna perdere di vista per procedere a una riforma strutturale del sistema.

Secondo le ultime notizie, i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato punterebbero ad accelerare sulla riforma, per licenziarla in prima lettura entro l’estate. Presidente Spigarelli, qual è la posizione dei penalisti italiani sulla riforma?

La riforma costituzionale della giustizia è necessaria. Ma è ancor più necessario iniziare a parlarne concretamente perché venga approvata in tempi rapidi. C’è bisogno di parlare di cose serie, come la riforma in tutti i suoi aspetti. Continueremo a reclamare che inizi rapidamente il suo cammino parlamentare, poiché l’unico antidoto al degrado del dibattito sta proprio nel suo innalzamento, nel cambiamento di prospettiva che solo un progetto veramente strutturale può imporre. Da parte loro, i penalisti, non mancheranno di costruire occasioni di confronto libero per dare voce a quelle forze che nella società vogliono sentir parlare di giustizia nel modo in cui il Paese merita, come avverrà in occasione della nostra manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 6 e 7 maggio.

Di certo il clima, con i manifesti di Milano e le dichiarazioni che arrivano dai rappresentanti dell’Anm sul fatto che la maggioranza di governo “non è legittimata a fare la riforma”, non è dei migliori.

Il clima in questo momento è difficilissimo, anche se non è un clima nuovo. Quando siamo andati vicini a passaggi decisivi per la giustizia molti si sono rifugiati nella propaganda e negli slogan. Chi prende spunto dai toni aberranti dei manifesti di Milano per presentare la riforma come l’altra faccia, più moderata, della stessa medaglia, compie operazione del tutto inaccettabile e in malafede, che fa torto alla passione e all’intelligenza dei tanti giuristi, primi fra tutti i penalisti, che si battono da anni per un sistema giudiziario equo e moderno. Portare a compimento la riforma costituzionale rappresenta allora, lo strumento migliore per superare le contrapposizioni tanto violente quanto sterili tra politica e magistratura. Nell’accogliere l’invito giunto dal Capo dello Stato già da tempo ad abbassare i toni, non si può che auspicare che tacciano gli slogan e si inizi finalmente a ragionare nel rispetto dei principi costituzionali.

L’Ucpi ha fatto notare che il clima della rissa continua su un tema così delicato, rischia di vanificare l’importante novità costituita dalla possibilità di discutere di temi fondamentali, come appunto la separazione delle carriere, la responsabilità civile e disciplinare dei magistrati, l’obbligatorietà dell’azione penale e la stessa materia della ragionevole durata dei processi. Di cosa ha bisogno la giustizia oggi?

Prima di tutto la giustizia ha bisogno di un’affermazione seria della terzietà del giudice, di un assetto della magistratura più equilibrato, e soprattutto di un processo che funzioni incidendo sulle reali cause della lentezza dei processi, molto spesso di origine burocratica. E ciò è possibile riorganizzando l’assetto delle circoscrizioni giudiziarie, facendo in modo che le notifiche avvengano in via telematica, ma soprattutto attraverso la semplificazione delle indagini preliminari, i cui tempi, sono un autentico “buco nero” incontrollabile e nelle mani dei pm.

Passiamo alla responsabilità civile dei magistrati. In Parlamento, sul tema pendevano diverse proposte di legge ordinaria che, fino al momento in cui la vicenda politica lo ha reso attuale, venivano affrontate in maniera più pacata. Quanto pensa sia necessario questo aspetto?

La legge in materia ha tradito la sua iniziale ispirazione. Le stesse Camere penali, attraverso una proposta formulata dalla Camera Penale di Roma, erano intervenute sulla materia. Il discorso sulla responsabilità civile è un discorso serio, ma proprio perché è serio, non va strumentalizzato né piegato alla vulgata popolare. È inaccettabile che parlare di questo argomento faccia insorgere la magistratura e gridare all’aggressione. Quella del magistrato è certamente una funzione delicata, ma non si può ammettere che il concetto di colpa grave sia ristretto nei limiti attuali. Basti pensare che all’interno della colpa grave non vengono contemplati i casi di omonimia nell’applicazione delle misure cautelari. Evidentemente c’è qualcosa di sbagliato che va cambiato.

n commissione Giustizia del Senato è ripartito l’iter del ddl sul processo breve. Il vostro parere su questo provvedimento che ha ricevuto critiche sia da parte del Csm che dall’Anm?

Anche se abbiamo un giudizio critico verso il ddl, la posizione dei penalisti è diversa da quella assunta dal Csm e dall’Anm. Il Csm ha paventato l’uscita di prigione di personaggi pericolosi, aggiungendo che questa innovazione aumenterà le tattiche dilatorie degli avvocati. Ma noi abbiamo già dimostrato, statistiche alla mano, che le richieste di rinvio del processo da parte degli avvocati, è del 5% sul totale dei rinvii generali, che invece si producono per errori di notifica o altre mancanze burocratiche. L’ipotesi di accorciamento dei tempi di prescrizione dei reati per gli imputati incensurati si iscrive nella stessa logica che a suo tempo portò all’emanazione della così detta legge ex Cirielli, già contestata dai penalisti, perché condizionava l’estinzione del reato per decorso del tempo alle particolari situazioni soggettive dell’imputato. In coerenza con quelle censure, oggi diciamo che la supposta compensazione che si è introdotta, al fine di riservare agli incensurati un termine di prescrizione più breve rispetto alla categoria dei recidivi semplici, accorciando il termine di prescrizione ordinario, è l’ennesima incoerenza che si aggiunge ad una normativa già di suo irrazionale.

Due cavalli di battaglia dei penalisti italiani in linea con la riforma: separazione delle carriere e doppio Csm. Perchè sono così importanti?

Perché un giudice sia davvero terzo, garantendo il giusto processo, deve appartenere a un’organizzazione diversa dal pm e anche dall’avvocato. Nell’assetto attuale infatti, il processo è squilibrato. E, allo stesso modo, non ci può essere un unico organo di governo autonomo, ossia un unico Csm. Separazione delle carriere significa una precisa scelta delle toghe sulla funzione da svolgere che va fatta all’inizio della carriera. Questo non significa che ad un certo punto non ci potrà essere il passaggio da una funzione all’altra, ma ciò dovrebbe avvenire tramite concorso. Tutto questo rimescolamento delle posizioni non automatico, come avviene oggi, è inaccettabile.