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Ingresso in guida per questo indirizzo dal nome curioso, visto che ci troviamo in collina, dovuto al soprannome degli abitanti di Montopoli di Sabina, per l’appunto chiamati corsari per la riconosciuta fierezza dimostrata nel passato a difesa delle proprie terre. La cucina è territoriale, con preparazioni sostanziose e proposte in porzione abbondante, anche se non sempre esenti da difetti. La vera chicca, però, è la pizza, una piacevole sorpresa: insieme agli antipasti ci è stata portata un’ottima focaccia e abbiamo deciso pure di condividere un’eccellente amatriciana gialla con passata di datterino giallo, guanciale croccante, pecorino stagionato, pepe nero e maggiorana, dall’impasto croccante e ben alveolato ed equilibrata nel condimento. Asciutto e croccante il supplì sabino con riso arborio, cicoria ripassata con aglio e peperoncino, cacio magno, parmigiano reggiano 24 mesi e burro, con il cereale ben sgranato. Abbondanti e convincenti i taglieri di salumi e formaggi, con il primo servito con un’originale “stendino” per il prosciutto e prodotti di buona qualità, stessa caratteristica dei caci, proposti in bella varietà e accompagnati da composte di birra e di fichi. Si scende di livello con primi e secondi. Le fettuccine belle callose, infatti, non le abbiamo apprezzate né con il condimento di sfilacci di coda alla vaccinara e pecorino, con il sugo slegato e troppo liquido, né con tartufo estivo e burro, una preparazione in cui l’apporto del fungo ipogeo era solo di colore, in pratica una pasta al burro. Se il galletto cotto a bassa temperatura affiancato da ottime patate al forno lo abbiamo trovato soddisfacente, lo stesso non possiamo dire del coniglio in umido con olive e carote dalle carni stoppacciose, totalmente prive di umori, né della tagliata di manzo servita su ghisa, dalle carni molto grasse. Si risale con i dolci, un rassicurante tiramisù e un gigantesco maritozzo con la panna adatto per due persone, con quest’ultima giustamente poco dolce e con l’impasto soffice e neutro. Congedo affidato a un espresso monorigine Colombia scelto da una carta con tre opzioni, che non ha mantenuto le aspettative, risultando lievemente sottoestratto e poco complesso.
La vista sulla vallata sottostante che si gode dall’ampia veranda è splendida; da qui si accede a un interno piuttosto spartano movimentato da gessi a formare le cornici dei quadri e da nicchie ricavate nel muro in cui sono ospitate bottiglie di vino e liquori. Corretta la mise en place. Curiosa la presenza del bagno attrezzato per persone con disabilità per accedere al quale occorre salire due gradini.