Tlc, Meloni e la battaglia vinta da FdI: «La rete unica sia pubblica ma aperta alla concorrenza»

26 Ago 2020 13:26 - di Milena Desanctis
Meloni

«Abbiamo portato in Parlamento il dibattito e avanti un lungo lavoro che ha condotto all’approvazione della mozione di FdI sulla rete unica in mano pubblica e che ha spinto la politica ad esporsi». Lo scrive in una lettera al Corriere della Sera Giorgia Meloni.

Meloni e la mozione di FdI

«Fino a poche settimane fa sembrava già tutto deciso verso la nascita di una rete unica, non meglio specificata, con controllo in capo a Tim e il ripristino di un monopolio. Un modello – scrive la leader di FdI – su cui puntava il governo. Senza tener conto di tutti gli aspetti del problema, dalla sicurezza alla salvaguardia del mercato». Lo Meloni sottolinea che «FdI ha interrotto un corso che sembrava inarrestabile. E oggi la nostra proposta raccoglie sempre più consensi tra forze politiche di maggioranza e opposizione. La nostra visione è chiara. La rete italiana di telecomunicazioni è un’infrastruttura strategica che deve essere unica, di proprietà pubblica e su cui gli operatori possono vendere i loro servizi in regime di libera concorrenza. Non vogliamo il ritorno al monopolio. Ma il più alto livello di competizione tra gli operatori sul terreno dei servizi offerti».

«La proprietà deve essere pubblica»

«Non vogliamo – dice ancora la leader di Fratelli d’Italia – che potenti operatori stranieri o fondi speculativi possano minare la sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche. Sulle quali viaggiano dati sensibili della Pa o del nostro sistema industriale. È la stessa visione che abbiamo anche su tutte le altre reti e infrastrutture strategiche. La proprietà deve essere pubblica mentre la gestione può essere pubblica o privata, purché nel rispetto della concorrenza e dell’interesse nazionale».

«L’Italia deve guardare ai propri interessi nazionali»

E ancora: «Per questo, non c’è nulla che debba essere deciso in fretta, magari per rispondere a pressioni derivanti da impegni tra imprese. Tim valuti autonomamente cosa intende fare ed esprima la sua posizione. Vivendi, il suo principale azionista, può oltretutto godere di cospicui risparmi. Visto che fa affari con la Cina e ha venduto appena poche settimane fa una delle sue più importanti società, per circa sei miliardi di euro, ad una cinese. Noi crediamo, però, che le scelte sul futuro della rete non possano dipendere da quelli di aziende straniere. Anche se potenti. L’Italia deve guardare ai propri interessi nazionali».

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