Salvini a Maranello sfotte il Pd: «Se Berlinguer incontrasse Zingaretti cambierebbe strada»

18 Gen 2020 18:32 - di Mariano Folgori

“Se ci fossero Berlinguer e Peppone e vedessero Zingaretti, Renzi e Bonaccini cambierebbero marciapiede. Peppone e don Camillo voterebbero Lega“. È beffardo con il Pd, Matteo Salvini, in un comizio a Maranello. Il leader della Lega ha violato, in terra  “rossa” (anche per la Ferrari) un tabù post comunista. Quello delle radici “popolari” del Pd. In realtà i piddini odierni non sono altro che il partito dei poteri forti. Finanziari ed Europei. Come potrebbero, Berlinguer e (soprattutto) il nazionalpopolare Peppone approvare questa svolta filocapitalista?

Salvini ha parlato anche del caso Gregoretti. “Ve lo chiedo formalmente: mandatemi a processo, mandatemi a processo, mandatemi a processo, perchè con me verrà processato il popolo italiano”. “Schiena dritta -ha aggiunto – chi mi ritiene un criminale mi mandi a processo e trovate un tribunale bello grande, perchè con me ci saranno un milione di donne e uomini di questo Paese”.

E poi il riferimento alla vergogna dell sinistra emiliana. “Bibbiano è una vergogna che grida vendetta al mondo. Voglio vivere in un Paese in cui la mamma si chiama mamma e il papà si chiama papà”. Giovedì sarà “nella piazza di Bibbiano” per “portare speranza, pulizia dignità”.

Cappellino rosso con il Cavallino, riferimenti ripetuti a Enzo Ferrari, il ‘Drake’. Matteo Salvini a Maranello sceglie la Ferrari come elemento caratterizzante del comizio tenuto con Lucia Borgonzoni. Il leader della Lega sale sul palco indossando il cappellino con il Cavallino, simbolo inconfondibile della Casa di Maranello.

“Lasciatemi dire, questa è una bellissima piazza. Parlare davanti all’auditorium Enzo Ferrari… Enzo Ferrari era un genio. A differenza di qualcuno che vede lo stato, lo stato, lo stato… diceva che un’azienda è composta in primis dagli uomini che ci lavorano, poi dai macchinari e dai muri”, dice ricordando la figura di Enzo Ferrari. Il ‘Drake’, come era soprannominato il fondatore del Cavallino, torna anche in un altro passaggio: “Sempre Enzo Ferrari diceva che la vittoria più bella è quella che deve ancora arrivare. È una lezione di vita che dovete portare a casa. Sognate, sognate, sognate. Una delle vittorie più belle sarà quella che arriverà il 26 gennaio”,

 

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