Referendum e giustizia
Da sinistra No alla riforma, Sì ad insulti e roghi. L’ira di Nordio: “Toni violenti da Br, ci hanno definiti banditi, fascisti, piduisti…”
Nella settimana finale prima dello “storico” voto sul referendum, arriva l’anatema del ministro della Giustizia Carlo Nordio contro chi, da sinistra, ha riversato sui sostenitori del Sì veleni, accuse e insinuazioni, ignorando l’appello alla moderazione del presidente Mattarella. “E’ stata una consolazione ricevere subito la solidarietà del presidente Grosso e dell’Anm. Resta il fatto che la campagna contro di noi è stata, verbalmente, di una violenza inaudita, ci hanno definiti fascisti, piduisti, e da ultimo banditi. E purtroppo è noto che dai cattivi maestri talvolta escono allievi violenti. Per questo ho evocato qualche settimana fa i tempi delle Br. Io le ho indagate, e conosco il fenomeno, che la sinistra di allora aveva sottovalutato. Queste minacce rafforzano la nostra determinazione” ha detto il Guardasigilli in un’intervista a ‘Il Giornale’, sul clima in vista del referendum sulla riforma della giustizia e dopo il corteo di sabato scorso, a Roma, dove è stata bruciata in piazza la foto sua e della premier Giorgia Meloni. “La magistratura oggi è indipendente dalla politica, e ovviamente lo resterà sempre. Ma è dipendente da sé stessa, cioè dai suoi intrecci correntizi, che impediscono l’emergere di tante energie compresse e di capacità ignorate”, ha sottolineato Nordio.
No alla riforma, sì agli insulti: Nordio non ci sta
“I magistrati che hanno fatto carriera, cioè che ricoprono incarichi direttivi, sono sicuramente degni di svolgere quel ruolo. Ma ci sono altrettanti colleghi, talvolta anche migliori, che non hanno alcuna possibilità di concorrere, perché non hanno agganci correntizi. Ed infatti, se andiamo a vedere, la stragrande maggioranza dei capi degli uffici, per quanto, ripeto, degnissimi, sono tutti iscritti ai partitini interni. Se vincesse il No le riforme sulla giustizia si fermerebbero, e resteremmo per altri lunghi anni in questa situazione che ci colloca ai margini dell’Europa e di tutte le democrazie occidentali”, continua il ministro che non teme il partito dei pm, ma teme “il crollo di credibilità della magistratura cui ho appartenuto a lungo e di cui ancora mi sento di far parte”. Dopo l’eventuale vittoria del Sì, secondo Nordio, ci sarà “collaborazione. La nostra reazione sarà quella di dimostrare agli avversari che i loro timori erano infondati: la magistratura sarà ancora più tutelata, e sarà invitata a contribuire alle leggi di attuazione”.
Il ministro della Giustizia sostiene che, con la vittoria del Sì le toghe “resteranno sempre indipendenti dalla politica”, ma saranno meno condizionate “da loro stesse e dagli intrecci correntizi”. Secondo Nordio, dopo l’eventuale vittoria del Sì non ci sarà alcuna resa dei conti con la magistratura, ma una fase di collaborazione per attuare la riforma e dimostrare che l’autonomia delle toghe sarà ancora più tutelata.
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