Spaccatura in Commissione sul 2 x mille ai grillini (12 milioni di euro): tre giudici a favore, due contrari

12 Mag 2022 15:57 - di Silvio Leoni

In ballo, secondo quanto stima il magistrato della Corte dei Conti, Amedeo Federici, potrebbero esserci fra i 12 e i 13 milioni di euro, oltre a un pacchetto di sostanziosi benefici fiscali. Un bel gruzzoletto.

E, dunque, si può capire perché intorno a questo tesoro cui i Cinque Stelle ambiscono,  attraverso il 2 per mille (il meccanismo di libera scelta dei cittadini che ha sostituito il finanziamento dei partiti) c’è una certa trepidazione. Per non chiamarlo proprio nervosismo.

Siamo andati alla Camera, a palazzo San Macuto, sede della speciale Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, presieduta dal magistrato della Corte dei Conti, Amedeo Federici (nella foto assieme alla presidente del Senato, Casellati) per cercare di capire come il contestatissimo Statuto dell’M5S, già sospeso dal Tribunale di Napoli e ora nuovamente al vaglio dei magistrati per asserite violazioni dei principi democratici, abbia potuto passare l’esame che apre la porta al 2 per mille certificandone la compliance con la Costituzione italiana e con l’ordinamento europeo. E, questione spinosissima, con le Linee Guida dettate  dalla Commissione. Che, di fatto, sulla decisione si è spaccata.

E, infatti, a giudizio degli associati grillini che lo contestano, ci sarebbero due clamorose topiche nello Statuto dei Cinque Stelle e nel Codice Etico (che è  parte integrante dello Statuto, anche se materialmente distinto, e la cui violazione può comportare l’espulsione dell’iscritto/parlamentare) che contrastano palesemente con gli articoli 3, 67 e 68 della Costituzione e con l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea.

Intanto l’obbligo imposto ai propri parlamentari di votare la fiducia , quindi un vincolo di mandato, nei confronti dei governi i cui premier siano espressione dei Cinque Stelle.

E, poi, la violazione del cosiddetto “principio di parità nel momento in cui lo Statuto M5S consente solo ad un soggetto cooptato  dal garante, Beppe Grillo (oggi anche consulente del M5S), di ricoprire la carica di Presidente. E concede solo agli eletti e agli ex-eletti nelle istituzioni la possibilità di candidarsi al ruolo di componente del Comitato di garanzia.

Due obblighi che mal si conciliano sia con i princìpi di democrazia a cui dicono di ispirarsi i Cinque Stelle, sia con la Costituzione, sia con l’ordinamento europeo. E, anche, significativamente, con le Linee Guida della Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. Che recitano così: “va garantito in parità di condizioni e senza discriminazioni  […] l’elettorato passivo quanto alla possibilità di accesso e alle cariche interne e all’assunzione della qualità di componente degli organi di partito con compiti di direzione o esecutivi“.

Come hanno potuto, dunque, i pentastellati passare il vaglio della Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici puntando al 2 per mille nonostante queste insuperabili incongruenze? E come mai la Commissione si è spaccata, tre voti favorevoli contro due contrari?

Composta da cinque magistrati, di cui uno designato dal Primo presidente della Corte di Cassazione, uno designato dal presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal presidente della Corte dei conti, la Commissione stavolta non ha deciso all’unanimità: tre membri hanno votato a favore, due invece, il presidente di Sezione, Salvatore Cacace e la consigliera Luisa De Petris, hanno votato contro la decisione di riconoscere i Cinque Stelle come partito. E quindi di aprire loro la porta ai fondi del 2 per mille.

Una spaccatura che la dice lunga. E che è stata preceduta dalla Pec di un associato del M5S. Che, appunto, segnalava le incongruenze del nuovo statuto con le Linee Guida della Commissione presieduta dal magistrato amministrativo Amedeo Federici.

Volevamo dunque capire direttamente da lui, che ha votato a favore, come sono andate le cose in Commissione. Ma non è finita bene.

Dopo le prime domande siamo stati letteralmente accompagnati alla porta.

E prima di serrarci la porta alle spalle ci è stato detto: mandateci le domande per email e vi risponderemo.

Ma poi, dopo qualche giorno, è arrivato il niet: “il presidente della Commissione non commenta…etc etc”.

Prima di raccontare compiutamente come è andata l’intervista che avrebbe dovuto fare definitiva chiarezza sul fondamentale passaggio dei Cinque Stelle da Movimento a Partito, e sul tesoretto del 2 per mille, con tutto ciò che questo comporta in termini economico-finanziari – una vera e propria boccata d’ossigeno per le esauste casse grilline – è bene spiegare come funziona il meccanismo che assegna una certa somma, molto variabile, ai partiti.

“A decorrere dall’anno finanziario 2014 – spiega il Dipartimento delle Finanze – il contribuente ha la possibilità di effettuare la scelta di destinare il 2 per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche al finanziamento di un partito politico all’atto di presentazione della sua dichiarazione dei redditi”.

Ma come fa un partito politico a diventare destinatario di queste somme?

Anche qui ci soccorre il ministero delle Finanze: “Partecipano alla destinazione del 2 per mille i partiti che hanno trasmesso il proprio statuto alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici e che la Commissione stessa abbia ritenuto essere conforme alle disposizioni dell’art. 3 della norma in oggetto”.

Cioè il decreto legge n. 149 del 2013. Che, all’articolo 3, recita: “I partiti politici che intendono avvalersi dei benefici previsti dal presente decreto sono tenuti a dotarsi di uno statuto” il quale “nel rispetto della Costituzione e dell’ordinamento dell’Unione europea” deve indicare tutta una serie di elementi.

Fino a novembre scorso il Movimento Cinque Stelle non aveva mai presentato questa richiesta. Che può essere presentata, al più tardi, entro il 30 novembre di ogni anno.

Poi il 30 novembre scorso, a poche ore dalla chiusura dei termini delle domande, i Cinque Stelle si sono presentati sventolando lo Statuto.

Tu mi presenti alle 19 del pomeriggio lo Statuto, io devo valutare lo Statuto come è, no? – ricorda abbastanza seccato, il presidente della Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, il magistrato della Corte dei Conti, Amedeo Federici. – Lo Statuto non andava bene. E quindi abbiamo fatto lettere, istruttorie dicendogli quello che, rispetto alla Costituzione, non andava”.

A quel punto?

Hanno accolto le nostre osservazioni

Ecco, cosa è cambiato ora rispetto a novembre?

Hanno elaborato uno Statuto che è conforme ai principi della Commissione. Hanno apportato le modifiche richieste

Che voi ritenete essere conformi ai principi della Costituzione

Ma il tempo era ampiamente scaduto per poter accedere ai benefici. Oramai se ne parla a novembre dell’anno prossimo”.

Quindi i Cinque Stelle devono riproporre un’altra domanda o è sufficiente questa?

Entro il 30 novembre i soggetti devono fare istanza. Per accedere a questi benefici, ovviamente ogni anno il soggetto politico deve fare la domanda. E la domanda va fatta entro il 30 di novembre

Dopodiché la Commissione procede a valutare la correttezza della domanda. Ed  entro il 9 di gennaio trasmette all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei soggetti politici che hanno diritto ad essere ammessi a questo beneficio.”

Quindi dovranno fare una nuova istanza?

Come tutti. Voi vi incancrenite, certe volte, sui Cinque Stelle…Per la Commissione è un soggetto come tanti”.

Non mi incancrenisco, chiedo…
Le vostre Linee Guida, le Linee Guida della Commissione, prevedevano il rispetto di alcuni principi fondamentali, fra cui il rispetto della Costituzione e il rispetto dell’ordinamento europeo. È giusto? È corretto questo?

Certo, certo. Come anche la partecipazione femminile, cioè tutte quelle cose che oramai sono di dominio pubblico, sono principi acquisiti”.

Quanto potrebbe valere questo 2 per mille per il Movimento Cinque Stelle?

Dipende dalla grandezza del partito. Di preciso io questo non lo so…

In maniera spannometrica, qualche milione di euro?

No, a seguito delle ultime elezioni del 2018, quando loro hanno riportato un grande successo, ho sentito dire che, per quanto concerneva i Cinque Stelle, si parlava di 12-13 milioni di euro.

Però questo, ripeto, non lo so. È una questione che non riguarda l’attività della Commissione. Riguarda il ministero dell’Economia.

In base al numero dei voti riportato, in base al numero dei deputati eletti e della consistenza politica”.

Quindi, tornando alla procedura, bisogna presentare uno Statuto che deve essere conforme.
Lo Statuto dei Cinque Stelle prevede sanzioni disciplinari per la violazione del codice etico dei Cinque Stelle che prescrive, fra l’altro, l’obbligo per i parlamentari iscritti al partito di votare obbligatoriamente la fiducia ai governi di cui il Presidente del Consiglio sia espressione del M5S. Un tale obbligo e la possibilità di sanzionarlo in caso di violazioni  non contrastano con gli artt. 67 e 68 della Costituzione?

Non so se questo è previsto nell’attuale Statuto

A me risulta di si. In questo caso, quindi, lo Statuto contrasterebbe con la Costituzione italiana.

Non me lo ricordo

Insomma in questo caso lo statuto dei Cinque Stelle sarebbe conforme alle vostre Linee Guida o no?

Nelle nostre Linee Guida non c’è questo particolare, non mi risulta”.

Le Linee Guida le avete approvate il 12 febbraio 2018. E impongono il rispetto della Costituzione e il rispetto dell’ordinamento europeo da parte dello Statuto di qualsiasi partito.
E lo Statuto dei Cinque Stelle è ovviamente in contrasto laddove parla di sanzioni disciplinari per quei parlamentari che, ad esempio, non votano la fiducia a un governo retto dall’M5S.

Il parlamentare risponde per sé stesso

Quindi, di fronte a questi elementi dissonanti…

Non lo so, non lo ricordo, non insista – inizia ad alzare i toni Federici. – Senta, io pensavo che lei fosse interessato a conoscere il funzionamento della Commissione. Non mi metto a parlare del singolo soggetto, per me è uno come tanti. Vedo, invece, che lei, voi, centrate solo su questo. Allora lei mi faccia un quesito scritto e le risponderò. Me lo mandi, me lo mandi!

Un’ultima cosa: avete ricevuto segnalazioni da parte di iscritti, relative a eventuali vizi di convocazione dell’assemblea?

La Commissione non si presta alle diatribe, per noi i Cinque Stelle sono un partito come tutti gli altri!

Certo, ci mancherebbe

Qui non facciamo il processo se, come….prego, si accomodi”, dice indicandomi la porta.

Quindi non vuole rispondere alle domande?

Mi mandi delle domande scritte, specifiche”, dice indicandomi di nuovo la porta.

Se vuole gliele lascio, le ho già qui, pronte…

No, no. Non me lasci niente a me

Poi, rivolto al suo collaboratore: “lo accompagni alla porta?

Mentre torno verso l’uscita di palazzo San Macuto, scortato da una silenziosa commessa del Senato, attraversando corridoi infiniti affacciati sulle grandi vetrate, che sembrano galleggiare sulle tegole piene di fiori della chiesa di Santa Maria d’Aquiro, invio via mail le domande a Federici.

La cassazione alle famose domande arriverà, sempre via mail, il giorno dopo: “Il Presidente non commenta i contenuti delle decisioni assunte in sede deliberante da parte della Commissione, tutte pubblicate sul sito. Peraltro, rimane nella piena disponibilità ove la S.V. volesse avere delucidazioni sui compiti che la legge affida ai componenti (n. 5 magistrati delle Supreme Magistrature) della Commissione”.

Resta dunque inspiegato come tre membri su cinque della Commissione – la maggioranza dei componenti – abbiano potuto ritenere compatibile con il rispetto del principio di  pari ‘”possibilità di accesso  alle cariche interne“, le norme dello Statuto Cinquestelle che, invece, limitano l’accesso a queste cariche ad un limitato numero di iscritti, talmente ristretto da prevedere un unico candidato per la carica di primo presidente. Quella vinta a mani basse e senza concorrenti da Giuseppi Conte 

È la democrazia, bellezza.

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