Il gigante italiano Unicredit – in fuga dalla Russia e dalla minaccia di ritorsioni e perfino di nazionalizzazioni da parte di Putin – fa festeggiare gli indici della Borsa di Milano, tirati su anche dal guadagno del colosso di piazza Gae Aulenti, intorno al 2% a fine giornata. Euforia da dismissione di attività ancora remunerative o sollievo da scampato “pericolo” russo? Di sicuro lo Zar Vladimir Putin ha approvato: a conti fatti, Mosca scarica il partner di un paese “ostile”, non perde la piazza “monetaria”, cede agli amici arabi le attività più remunerative. Che Unicredit, evidentemente, sentiva “minacciate”.
Non a caso, era stato lo stesso Putin qualche settimana fa a dare il via libera, personalmente, alla riorganizzazione della controllata russa di Unicredit, Ao Bank, primo atto della vendita di gran parte degli asset nel Paese in linea con il programma di uscita dal business retail presentato al mercato e alle autorità europee. L’ordinanza ufficiale di Mosca consente nel dettaglio «la riorganizzazione della società per azioni UniCredit Bank nella forma di scorporo di un’entità aziendale con l’assegnazione delle sue azioni all’unico azionista della suddetta società per azioni», oltre alla «esecuzione di operazioni per l’acquisizione del 100% delle azioni della società per azioni UniCredit Bank detenute da UniCredit Spa». La notizia arriva mentre Mosca sta aumentando la pressione sulle società europee rimaste in Russia. A settembre il Cremlino aveva messo sotto amministrazione temporanea attività russe di Nestlé, Metro e Auchan. E la principale agenzia finanziaria del mondo, Reuters, aveva riportato che fonti russe consideravano anche UniCredit e Raiffeisen possibili obiettivi di ulteriori misure.
Unicredit e Russia, è un vero addio?
L’addio riguarda la raccolta del risparmio e il business, ma non i pagamenti internazionali. Tanta roba, comunque: si tratta sicuramente di un forte disimpegno in terra russa, nella fase più delicata in cui il colosso italiano sta provando a scalare il gigante tedesco Commerzbank, non senza ostilità da Berlino, peraltro. Le attività della controllata AO Bank finiscono ad un investitore privato degli Emirati Arabi Uniti con la creazione di un’entità separata, definita “New Bank”, di cui Unicredit deterrà il 100%. L’acquirente, invece, avrà il 100% della “Remaining Bank”. La riorganizzazione e la vendita richiedevano l’approvazione presidenziale in base alle restrizioni russe sulle operazioni che coinvolgono attività di proprietà di investitori provenienti da paesi considerati ostili da Mosca. L’operazione, secondo UniCredit, comporterà anche un impatto negativo cumulato sul conto economico di circa 3-3,3 miliardi di euro, in gran parte legato a poste contabili e alla riserva cambi.
Unicredit è stata a lungo una delle maggiori banche occidentali in Russia, insieme all’austriaca Raiffeisen e all’ungherese Otp, mantenendo le proprie attività anche dopo l’invasione dell’Ucraina, nonostante le pressioni delle autorità di regolamentazione europee affinché si ritirasse dal Paese. L’uscita riduce ulteriormente la presenza economica italiana ed europea nel Paese. Ma a Mosca dispiace davvero?