L'Islamizzazione avanza
Tribunale della sharia a Padova, la Procura apre un fascicolo. Il centrodestra: Provocazione inaccettabile. No a un ordinamento parallelo
Il caso arriva in Parlamnto con le interrogazioni di Fratelli d'Italia e Lega. Anche l'Ucoii, l’unione delle comunità islamiche italiane, prende le distanze sulla "Camera arbitrale"
Ci mancava solo il tribunale della sharia in Italia. Sta tenendo banco il caso Padova, dove sbarca una «Camera arbitrale» che intende risolvere i contenziosi secondo la legge coranica. Mettendo di fatto in secondo piano il diritto italiano. Islamizzazione dell’Italia avanti tutta… Il centrodestra è sulle barricate e oggi sulla base delle segnalazioni (e preoccupazioni) ricevute, la Procura di Padova ha reso noto di aver aperto ufficialmente un fascicolo “per svolgere i doverosi accertamenti” sulla costituzione in città di una Camera arbitrale islamica o Tribunale Sciaraitico. Il fascicolo è un modello 45, ossia che non contempla al momento ipotesi di reato e non vede alcun indagato iscritto, ma permette di svolgere accertamenti sulla base di segnalazioni presentate.
Caso Padova: Kelany e Gardini: Intollerabili sedicenti ‘Tribunali Sciaritici'”
Si chiama Camera Arbitrale e la sua funzione è quella di risolvere le liti interne alle comunità musulmane. Dura la nota di FdI: “La sovranità della Repubblica Italiana è una e indivisibile. L’emergere di sedicenti ‘Tribunali Sciaraitici’ sul nostro territorio nazionale non è tollerabile e rappresenta un pericoloso tentativo di instaurare un ordinamento parallelo di matrice teocratica. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione urgente ai Ministri della Giustizia e dell’Interno”. E’ la dichiarazione dei deputati di Fratelli d’Italia, Elisabetta Gardini e Sara Kelany, che hanno presentato un’interrogazione ai ministri Piantedosi e Nordio in merito alla scoperta delle attività della “Camera Arbitrale Islamica Italiana” con sede a Padova: un organismo che propone la risoluzione di controversie civili e commerciali in stretta conformità con i principi della Sharia”.
FdI: “Non si possono tollerare enclave giuridiche. No a forme di giustizia alternative”
“La Camera arbitrale islamica italiana non è un tribunale, non esercita una forma di ‘giustizia alternativa’ – replica Omar Vanin, presidente della Camera arbitrale di Padova-. Svolgiamo attività di arbitrato, finalizzato alla risoluzione delle controversie in ambito commerciale e patrimoniale”. Non se ne parla, spiega il centrodestra. “Non possiamo derubricare questo fatto a un mero fenomeno associativo o a un normale ricorso all’arbitrato privato. Il richiamo formale e continuo a ordinamenti confessionali terzi è totalmente incompatibile con i principi fondanti della nostra Costituzione. L’articolo 101 parla chiaro: la giustizia è amministrata in nome del popolo e i giudici sono soggetti soltanto alla legge dello Stato. Non esiste, e non esisterà mai, alcuno spazio per forme di giustizia alternativa concorrente”, prosegue il documento di FdI.
Borgia: Regole in contrasto con i principi della nostra Repubblica
Si aggiunge Claudio Borgia, capogruppo di FdI in Regione Veneto. “In Italia non c’è e non ci sarà spazio per ordinamenti paralleli fondati sulla legge islamica. Non possiamo accettare che, attraverso il richiamo alla Sharia, si tenti di introdurre un sistema di regole che possa entrare in evidente contrasto con i principi fondamentali della nostra Repubblica. Chi pretende di anteporre a questi valori un sistema normativo religioso incompatibile con essi, si pone in aperto contrasto con le fondamenta del nostro ordinamento”. Borgia auspica che la vicenda possa “aprire una riflessione seria sulle concessioni della cittadinanza italiana. Diventare cittadini italiani non può significare soltanto ottenere un documento; ma riconoscersi nei principi e nei doveri della Repubblica”.
“Forma strisciante di separatisamo religioso”
Inoltre, “l’applicazione della Sharia in Italia rappresenta una forma di strisciante separatismo religioso che mira a recidere il legame dei cittadini con le leggi dello Stato; sostituendo i nostri codici con un diritto incompatibile con i principi democratici. Tollerare iniziative di questo tipo significa avallare la creazione di vere e proprie ‘enclave giuridiche’: dove verrebbero inesorabilmente calpestati i diritti civili fondamentali, la parità di genere, la tutela delle donne e i capisaldi del nostro diritto di famiglia. Fratelli d’Italia chiede che si faccia immediata chiarezza sulla natura delle attività di questo organismo. E, soprattutto, se siano state trattate in modo illegittimo materie relative a diritti indisponibili: come status personali, minori o successioni familiari. E ci riserviamo iniziative normative per impedire che l’istituto dell’autonomia privata venga strumentalizzato per eludere norme imperative del nostro ordinamento. La libertà religiosa, che la Repubblica italiana tutela pienamente, non può in alcun modo tradursi in sistemi di giustizia confessionale” concludono Gardini, vicecapogruppo di FdI alla Camera dei deputati e Kelany, responsabile del Dipartimento immigrazione.
Speranzon: Provocazione non una reale integrazione
“Pensare di istituire in Italia un tribunale islamico parallelo, se non addirittura sovraordinato alla giustizia dello Stato, che pretenda di dirimere controversie legali applicando la Sharia al posto delle nostre leggi e dei nostri Codici, è un fatto di una gravità inaudita”. Interviene Raffaele Speranzon, vicecapogruppo vicario a Palazzo Madama e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Veneto. “È l’ennesimo, inaccettabile segnale da parte di chi, all’interno della comunità islamica, anziché perseguire una reale integrazione, sembra voler imporre una progressiva sostituzione culturale, arrivando questa volta persino a mettere in discussione l’autorità delle istituzioni della Repubblica
La Lega: “In Italia esiste una sola legge. Quella italiana”
Se non siamo alla “sottomisisone”, ci siamo quasi. Pertanto la decisione della Procura di aprire un fascicolo è accolta con sollievo. “Bene così! La settimana prossima sarò a Padova di persona. La Lega farà tutto il possibile – denunce, segnalazioni, esposti, mobilitazioni – per fermare questa follia. In Italia esiste una sola legge, quella italiana”. Lo scrive sui social il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. “Prima il velo. Poi le moschee. Adesso pure il Tribunale. L’Islam politico sta provando ad inserirsi nelle nostre istituzioni – aggiunge il consigliere regionale della Lega-Liga Veneta, Filippo Rigo -. Quello che si sta verificando a Padova sarebbe un varco estremamente pericoloso. “Auspico che le autorità intervengano in tempi rapidissimi per fermare questo cavallo di Troia che ha la finalità di legittimare la Sharia. Non vogliamo né codici etici ispirati alle leggi di Allah, né Tribunali che puniscano le donne o infliggano punizioni corporali sugli omosessuali. Chi vive in Italia risponde esclusivamente alle leggi italiane. Chi invece preferisce fasi giudicare dai talebani deve andare in un Paese islamico”.
Cisint: “Chiederemo la radiazione dell’avvocato Vanin, il legale del Tribunale islamico”
A tal proposito, Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, aggiunge: Abbiamo già presentato un esposto alla Procura della Repubblica, che ha permesso l’apertura di un fascicolo contro il tribunale islamico. E ora chiederemo la radiazione dell’avvocato Vanin, suo rappresentante legale, dall’Albo degli avvocati e dai registri degli arbitri. È inaccettabile che in Italia si applichi la Sharia al posto delle nostre leggi, sovvertendo il nostro ordinamento giuridico. Chiediamo all’avvocato Vanin cosa pensi del ripudio delle mogli, delle spose bambine, della sottomissione delle donne e della poligamia; e quante di queste pratiche siano già state trattate ‘in nome di Allah’ nel suo tribunale parallelo, dove, come si legge nel regolamento, si pretende di ‘risolvere le controversie civili e commerciali in conformità con i principi della Shari’a’ e dove il diritto italiano si applica solo ed esclusivamente alle situazioni non regolate dalla Sharia. Una sovversione e un ribaltamento delle nostre regole civili e del nostro ordinamento giuridico, inaccettabile, illegale e incostituzionale. Gravissimo anche che Vanin insegni presso un’università statale. Chi pretende di cancellare le leggi dello Stato e sostituirle con quelle della Sharia non può insegnare ed esercitare proprio all’interno delle istituzioni italiane”. Così in una nota l’ europarlamentare.
La pubblica sconfessione dell’Ucoii
L’iniziativa però non è piaciuta per niente neanche all’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche italiane, che con una nota – si legge – “ne prende pubblicamente e nettamente le distanze”. Anzi, l’associazione “invita i fedeli a diffidare di servizi di questo genere” perché “iniziative di questo tipo non possono essere accettate dai musulmani italiani”. L’istituzione della Camera arbitrale islamica italiana – scrivono – è “nata in modo del tutto autonomo, promossa da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro. Nessuna delle realtà associative, dei centri islamici e delle moschee che l’Ucoii rappresenta sul territorio nazionale ha promosso, sostenuto o riconosciuto questa iniziativa, né è stata consultata”. E ci si tiene a ribadire che “in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica, nel rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato. È un sistema che garantisce pienamente i diritti di tutti i cittadini e i residenti, musulmani compresi, e che non ha bisogno di strutture parallele”.