Faccia a faccia il 16 novembre
Spagna, la destra vola oltre il 50% nei sondaggi. Feijóo pronto a sfidare Sanchez in tv: “È ora di mandarlo a casa”
Pp e Vox insieme al 50,8%: maggioranza assoluta a portata di mano. Il premier socialista tenta la rimonta dopo aver convocato le elezioni anticipate del 29 novembre, ma tra scandali, proteste di piazza e alleati in caduta libera la strada si fa tutta in salita
La sfida è lanciata, e stavolta anche davanti alle telecamere. Alberto Núñez Feijóo è pronto ad affrontare Pedro Sánchez in un duello televisivo il prossimo 16 novembre, a meno di due settimane dalle elezioni anticipate spagnole. Il leader del centrodestra ha accettato la proposta di Mediaset España, mentre il segretario generale dei popolari, Miguel Tellado, ha già dettato la linea: «Combatteremo Sánchez per terra, mare e aria». L’obiettivo è trasformare il voto del 29 novembre in una resa dei conti dopo otto anni di governo a guida socialista.
“Bisogna mandare via Sánchez”
«Il Paese non regge altri quattro anni così», ha incalzato Tellado, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Demócrata. Il PP ha confermato la disponibilità anche per i confronti organizzati da RTVE, purché affidati ai professionisti interni dell’emittente pubblica e non a produzioni esterne considerate vicine al governo. Il messaggio politico, invece, non ammette sfumature: «Bisogna andare a votare. Bisogna mandare via Sánchez».
La destra oltre il 50%
A dare sostanza all’offensiva dei popolari sono proprio i sondaggi. Secondo l’ultima rilevazione flash realizzata da 40dB per El País, pubblicata venerdì 9 ottobre, Pp e Vox raccolgono insieme il 50,8% dei consensi, contro il 35,7% delle forze progressiste. Tradotto in seggi, il centrodestra otterrebbe tra 186 e 214 deputati sui 350 del Congresso, superando la maggioranza assoluta di 176.
Feijóo guida con il 31,9%, mentre il partito di Santiago Abascal raggiunge il 18,9%. Il Psoe recupera sette miseri decimi e sale al 28,1%, ma resta lontano dal 31,7% conquistato nel 2023. Ancora più complicata la situazione dei sinistri alleati: Sumar scivola al 5,3% e Podemos al 2,3%. Persino un’eventuale candidatura unitaria dei radicali e separatisti catalani, stimata al 9,5%, non basterebbe, secondo il sondaggio, a ribaltare gli equilibri parlamentari.
La crisi della casa e l’azzardo elettorale
Eppure, soltanto pochi giorni fa, Sánchez aveva tentato di riprendere l’iniziativa con una delle mosse più rischiose della sua carriera politica. Dopo la bocciatura dei decreti sulla casa da parte di Pp, Vox e degli indipendentisti catalani di Junts, il premier ha annunciato il 5 ottobre lo scioglimento delle Camere, anticipando le elezioni di nove mesi.
A incendiare il dibattito era stato lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, divenuta simbolo dell’emergenza abitativa e morta il 7 ottobre. La vicenda ha alimentato proteste e mobilitazioni in tutta la Spagna, offrendo ai socialisti l’occasione di riportare al centro dell’agenda una questione tradizionalmente favorevole alla sinistra. Eppure, niente non son riusciti neanche in questo.
«È ora che il Parlamento somigli di più alla strada e non a chi vive negli attici», ha dichiarato Sánchez in un’intervista a elDiario.es, accusando le forze conservatrici di ostacolare le misure contro gli sfratti. Tuttavia, il Pp ribalta l’accusa: dopo otto anni alla Moncloa, il presidente non può attribuire all’opposizione la responsabilità della crisi abitativa. Feijóo promette invece un piano per costruire un milione di case.
Scandali e alleanze: Sánchez cerca la rimonta
Il confronto, però, non si fermerà agli affitti. Tellado ha annunciato che porterà in campagna elettorale anche le vicende giudiziarie che coinvolgono esponenti dell’esecutivo e persone vicine al premier, a cominciare dalla moglie Begoña Gómez fino al fratello David Sánchez fino alle inchieste sull’ex braccio destro Santos Cerdán e Leire Díez, ex militante socialista e già dirigente di Correos, l’azienda postale pubblica spagnola. Procedimenti e accuse differenti sui quali si intende fare piena luce.
“Pedro el Guapo”, intanto, guarda a possibili accordi elettorali con le altre forze progressiste per contenere le perdite.
Il paradosso è che Sánchez ha convocato le elezioni per uscire dall’impasse parlamentare, ma i primi sondaggi dopo l’annuncio continuano a premiare i suoi avversari. Mossa da maestro, direbbe ironicamente qualcuno… Restano cinquanta giorni per cambiare gli equilibri. E per un presidente abituato a sopravvivere alle crisi politiche, questa volta è ora di fare i conti con la realtà.