Opposizioni mute
Scandalosa Salis: sventola la bandiera con la stella rossa dei partigiani titini. FdI: “Offende la memoria di migliaia di italiani. La sinistra che dice?”
È polemica per l'ultima provocazione della parlamentare di Avs. Lo sdegno di Roberto Menia: "Scandalosa un'esposizione così prepotente dei simboli di un regime che si è reso responsabile della pulizia etnica e dell'esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia"
È polemica per l’ultimo show di Ilaria Salis documentato con orgoglio sui social dalla maestra antifa. Solidale con il centro sociale milanese Lambretta, teatro permanente di occupazioni abusive tornato alla ribalta della cronaca, sfida il presidio della sicurezza sventolando una bandiera tricolore con la stella rossa. È il vessillo scelto dai partigiani delle Brigate Garibaldi sotto il comando dell’esercito slavo di Tito. Con i centri sociali, con le occupazioni abusive, con gli anarchici che pestano i poliziotti. Ma anche orgogliosamente anti-italiana fino a fare il tifo per il maresciallo Tito dedito alla pulizia etnica degli italiani al confine orientale tra la Venezia Giulia, Istria e Fiume.
Salis sventola il vessillo delle Brigate Garibaldi filo titine
Questa volta l’europarlamentare di Avs ha davvero esagerato: prendere a modello le milizie partigiane che all’indomani della seconda guerra mondiale operavano in contatto con l’esercito del sanguinario Tito. Vale la pena ricordare alla distratta attivista pro Pal, portabandiera delle occupazioni abusive, che all’esercito titino si deve l’ignominia delle foibe. Tutto questo, evidentemente a Salis piace molto. Tanto che il giorno dopo il fattaccio insiste. Sui social pubblica l’immagine della bandiera con la stella rossa con un commento provocatorio. “Non piaceranno ad alcuni “giornalisti” ma… Evviva le gloriose Brigate Garibaldi, le formazioni partigiane che contribuirono eroicamente alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo!”. Del legame con il dittatore slavo nemmeno una parola. Tutto normale per i democratici del campo progressista?
FdI: offende la memoria degli italiani vittime di un regime sanguinario
Dalle file di Fratelli d’Italia denunce e sdegno. “Quanto accaduto a Milano sabato scorso è di una gravità inaudita. Vedere un’europarlamentare della Repubblica Italiana, eletta con i voti della sinistra, sfilare sotto i vessilli con la stella rossa delle milizie jugoslave di Tito è vergognoso”. Così Galeazzo Bignami che parla di “un’esibizione arrogante dei simboli di un regime sanguinario che si è reso responsabile della pulizia etnica, dell’infoibamento e dell’esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia. Siamo davanti al più becero rigurgito di negazionismo militante. Sventolare quelle bandiere – aggiunge il capogruppo di FdI alla Camera – significa offendere la memoria di quelle migliaia di italiani. Ma quello che sconcerta è anche il silenzio complice dei vertici delle opposizioni. Pretendiamo che Elly Schlein e Giuseppe Conte escano dal loro ambiguo mutismo e condannino l’apologia dei crimini comunisti e questa vergognosa offesa alla memoria italiana”.
Menia: il solito antifascismo che condanna tutte le dittature ma solo del colore giusto
“Di schiaffo” alle vittime e alla memoria di questa Nazione parla Augusta Montaruli. “Chi indossa o sfila con le insegne di chi ha trucidato migliaia di italiani nelle foibe si rende complice morale di una pagina di sangue che non possiamo mai dimenticare. Ciò che sdegna ancora di più – conclude la parlamentare di FdI – è l’imbarazzante e assordante silenzio dei leader del sedicente campo largo”. Particolarmente sdegnato Roberto Menia, senatore di FdI triestino doc, che quella pagina di storia ha vissuto sulla pelle della sua famiglia. “Nel corteo a cui ha partecipato l’europarlamentare Ilaria Salis è apparso il tricolore garibaldino con la stella rossa, simbolo delle armate partigiane titine che si sono macchiate dei peggiori crimini di guerra. È vergognosa – continua il parlamentare promotore della legge che istituisce il Giorno del ricordo – un’esposizione così prepotente dei simboli di un regime che si è reso responsabile della pulizia etnica e dell’esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia. Partecipare a quell’iniziativa significa non solo offendere la memoria di migliaia di italiani ma anche di tutta l’Italia”. La conclusione è amara. “A sinistra vediamo il solito antifascismo che condanna tutte le dittature, purché non si debba disturbare quella del colore giusto. Il negazionismo delle foibe e del martirio giuliano-dalmata è un elemento silenzioso, pericoloso e costante che marcia tra falsità e menzogne e che va combattuto con ogni mezzo”.