Accuse a Schlein e Lanfini
Ricolfi: «La sinistra non ce la fa a condannare la violenza senza se e senza ma». E sulla sicurezza «è prigioniera di automatismi mentali sessantottini»
Dalla Francia, alla Spagna e fino all’Italia, la protesta violenta è arrivata anche a Milano ma secondo Luca Ricolfi, professore di Analisi dei dati all’Università di Torino e presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume non si tratta di una internazionalizzazione della guerriglia urbana: «Se intendiamo la formazione di una rete globale organizzata direi di no. Penso, semmai, che siamo di fronte a meccanismi imitativi di emulazione, qualche volta – per le grandi occasioni – supportati da trasferte da un Paese europeo all’altro, un po’ come per i rave. La pericolosità di queste frange è che non hanno un programma politico, e perciò possono sfruttare qualsiasi evento pubblico, come pulci che cambiano cane».
Il solito meccanismo sessantottino
Parlando in una intervista al quotidiano La Verità, il professore dà con disarmante chiarezza una lettura dei fatti e dell’atteggiamento della sinistra di fronte a queste devastazioni condanna lasciando comunque spazio ai distinguo e ai “però…”: «È il solito meccanismo di proiezione: dietro la violenza altrui si pretende di vedere le buone ragioni della propria parte politica. Il mondo progressista non ce la fa a condannare la violenza senza se e senza ma». Del resto c’è anche un problema a monte per Ricolfi «Sulla sicurezza i dirigenti del campo largo sono prigionieri di automatismi mentali sessantottini, che non riescono a superare proprio perché, loro, il Sessantotto non l’hanno né vissuto né praticato né capito. E se una cosa l’hai solo orecchiata, senza viverla dal di dentro, hai anche più difficoltà a superarla».
La rinuncia alla violenza è condizione ovvia per le manifestazioni
Il presidente della fondazione Hume sottolinea che «Non c’è niente di male a mobilitarsi contro il governo Meloni, e tanto meno contro il carovita, ma a due condizioni, una ovvia, l’altra meno. Quella ovvia è rinunciare alla violenza. Quella meno ovvia è denunciare i violenti senza ambiguità, giustificazionismi, sofismi. L’atteggiamento più pericoloso è quello che dice: “io sono contro la violenza, condanno saccheggi e devastazioni, però i ragazzi che le mettono in atto hanno le loro buone ragioni, che noi dobbiamo capire”. No, se usano la violenza automaticamente declassano le loro buone ragioni».
Saccheggiati negozi di lusso, non i carrelli
Anche perché, se adolescenti e i minorenni avvertissero in modo così drammatico problemi come l’inflazione o il caro benzina «Quando saccheggiano riempirebbero solo i carrelli della spesa anziché assaltare i negozi del lusso» invece a Milano «sembra evidente che c’è un problema di frustrazione economica: l’ostentazione del lusso suscita risentimento e invidia sociale. Una parte dei membri delle seconde generazioni fanno il confronto con lo stile di vita dei figli di papà milanesi e vorrebbero bruciare le tappe. Ovvero: prendere con la forza e subito, anziché con il lavoro, quello cui pensano di avere diritto. Niente di più lontano dalla umiltà e laboriosità degli emigranti italiani del secolo scorso». Al loro fianco in strada i centri sociali. Al giornalista che chiede se c’è una saldatura tra sinistra e Islam il professore risponde: «Non ho elementi per valutare la forza di questa saldatura. Però una cosa me la sento di affermare: i centri sociali sono quasi sempre coinvolti negli scontri, e non prendono quasi mai le distanze dalla violenza. Quindi la richiesta da fare alla sinistra non è di condannare la violenza (niente di più facile, a parole), ma di spiegare a) perché non assume una posizione netta contro i comportamenti di tanti membri dei centri sociali; b) come mai continua a finanziare e proteggere quei centri a dispetto della loro evidente compromissione con la violenza».
Attacco a Landini e Schlein
Ricolfi poi richiama alla responsabilità tutti gli attori del centrosinistra che in questi giorni sono intervenuti. A partire da Maurizio Landini che ha auspicato la “rivolta sociale”: «Non credo che Landini si augurasse saccheggi e violenze – dice Ricorfi -. Ma questo aggrava le sue responsabilità: se davvero non voleva scatenare una rivolta, ha fatto un errore imperdonabile a usare quella parola. Se uno si accende una sigaretta con un fiammifero non puoi accusarlo di piromania, ma se lo fa in una foresta in pieno agosto sì».
E di fronte a Elly Schlein che ha intimato al governo di «non offuscare le ragioni delle proteste» risponde: «Le proteste giovanili potrebbero essere giudicate “legittime e motivate” se fossero accompagnate da un rifiuto esplicito e non ambiguo della violenza. Nel momento in cui tollerano la violenza perdono una parte importante della loro legittimità, è grave che Schlein non se ne renda conto».