Diritto di cronaca, che?
Ranucci scopre la privacy quando l’inchiesta bussa alla sua porta. Ma ora pure le firme storiche di Report lo contestano
L’ex conduttore denuncia un presunto appostamento e accusa altri giornalisti di delegittimarlo. Intanto Filorosso rilancia lo scontro tra le firme storiche di Report
Il giornalismo d’inchiesta va difeso finché le domande non arrivano sul proprio pianerottolo. Pare questa la filosofia di Sigfrido Ranucci, che denuncia un presunto accesso con l’inganno nel condominio dove dispone di un appartamento e colloca l’episodio dentro una campagna di delegittimazione. Proprio lui che, per anni, ha sguinzagliato i suoi inviati praticamente dappertutto nel nome del diritto di cronaca.
Ora Sigfrido invoca il rispetto della privacy
Secondo il racconto di Ranucci, pubblicato sabato mattina sui social, un giornalista di un magazine online, collaboratore di una trasmissione Rai, «avrebbe fornito false generalità e avrebbe spinto l’ignara donna delle pulizia a mentire e a suonare agli altri inquilini del condominio pur di entrare». Un inquilino avrebbe poi sorpreso un uomo e una donna «con accento campano» davanti alla porta dell’appartamento: i due si sarebbero presentati come addetti alle pulizie. Perché mai sottolineare l’accento campano? Come se fosse indice di chissà quale nesso. Avesse avuto una cadenza piemontese o toscana cambiava qualcosa? Al di là delle ironie, è un’ennesima caduta di stile di Ranucci, che ormai grida al complotto a ogni occasione.
La donna con la cadenza campana ha allarmato Ranucci
«Sul misterioso e inquietante episodio stanno indagando i Carabinieri per il reato di violazione di domicilio», scrive l’ex conduttore di Report, riferendo anche di testimonianze raccolte e immagini delle telecamere acquisite. La ricostruzione resta da verificare e non documenta un ingresso nell’abitazione.
Se qualcuno si è introdotto con l’inganno in uno spazio privato, dovrà risponderne. Ma nel post la denuncia si accompagna a una precisa scelta comunicativa: il cronista è definito «sedicente» e il programma per cui collabora viene accusato di delegittimare Ranucci da mesi. L’attenzione si sposta così sulle intenzioni di chi indaga. Una possibile intrusione va accertata; le domande sull’attività pubblica dell’ex conduttore restano legittime.
Il duro attacco della ex inviata di Report contro Ranucci e la sua redazione
La tutela della propria casa non si discute. La coerenza di chi rivendica il diritto di fare domande, invece, può essere discussa eccome. Per anni Report ha bussato alle porte degli altri. Sarebbe curioso scoprire che il campanello funziona soltanto in uscita.
A rendere il quadro più scomodo arriva il confronto tra le firme storiche di Report, rilanciato da Filorosso. Al festival DIG di Modena, Giovanna Boursier ha incalzato Giorgio Mottola e Alberto Nerazzini: «Non vi siete accorti di uno che Ranucci andava a letto con le fonti e portava in redazione donne del suo entourage sentimentale? Ci voleva Lavitola?»
La giornalista richiama le relazioni e gli intrecci raccontati nel libro autobiografico La scelta, dove vengono descritte anche relazioni intime che Ranucci avrebbe avuto in passato con stagiste, collaboratrici e fonti giornalistiche.
La questione riguarda il rapporto tra vita personale, responsabilità editoriali e rapporti di lavoro. Boursier chiede agli ex colleghi perché certi interrogativi emergano soltanto adesso, in una redazione abituata a esaminare le contraddizioni altrui.
Ranucci si è già difeso su questo argomento sostenendo che nel libro gli elementi reali sono mescolati a espedienti romanzati. Resta dunque da capire quali passaggi siano autobiografia e quali invenzione narrativa: una distinzione tutt’altro che secondaria quando si raccontano rapporti con fonti e collaboratrici.
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