Il partito delle vendette
Purghe staliniane nel Pd: tre espulsi e due sospesi per aver votato contro il sindaco Dem a San Donaci
Aria di purghe staliniane nel Pd di San Donaci, in provincia di Brindisi, dove la commissione provinciale di garanzia del partito ha deciso di fare piazza pulita dei dissidenti. Il verdetto, approvato all’unanimità il 5 ottobre, prevede due sospensioni e tre cancellazioni dall’anagrafe degli iscritti. Altro che pluralismo democratico: nel partito che porta la democrazia nel nome, chi non segue la linea rischia di ritrovarsi fuori dalla porta.
Le purghe staliniane nel Pd di San Donaci
Le purghe staliniane furono campagne di repressione politica condotte da Iosif Stalin nell’Unione Sovietica, soprattutto negli anni Trenta, per eliminare oppositori reali o presunti, dissidenti e persino fedelissimi del Partito comunista sospettati di slealtà.
Il periodo più feroce fu quello del Grande Terrore (1936-1938). Oggi, a San Donici, c’è un commissario: la giunta di centrosinistra è caduta nel luglio scorso proprio per effetti del voto contrario al sindaco dei dissidenti, come racconta Brindisi report. Puniti dalla commissione di disciplina, oggi. A finire nel mirino Maurizio Greco e Alessandra De Mitri, sospesi fino al 31 dicembre 2027, e Marco Lolli, Carmine Brogna e Amalia Mazzotta, cancellati dall’elenco degli iscritti. Non solo voti contrari. Ai dissidenti vengono contestate anche iniziative non concordate con il circolo, critiche al sindaco, l’abbandono dell’aula consiliare, una mozione di sfiducia e, soprattutto, e infine le dimissioni presentate insieme ai consiglieri del centrodestra, che hanno contribuito alla fine della consiliatura. Diversa la posizione degli altri tre, cancellati perché, pur essendosi iscritti online al Pd, appartenevano al gruppo consiliare civico «Nuovi Orizzonti». Per loro le porte del partito potranno riaprirsi soltanto dal 2028, salvo diverse disposizioni regolamentari.
A salutare con soddisfazione la decisione è Antonella Vincenti, tra i promotori del ricorso, che rivendica il rispetto della comunità politica e della parola data. Gli interessati potranno comunque presentare ricorso all’organo regionale di garanzia.