Caos al porto
Olbia, migranti all’assalto dei traghetti: vogliono imbarcarsi senza documenti e in barba ai controlli. Ecco perché il modello Albania è l’unica risposta
La denuncia del Siulp (sindacato polizia): «Gravi difficoltà determinate dalla presenza di cittadini stranieri, in prevalenza algerini», che pretendono di imbarcarsi sui traghetti per Civitavecchia o Livorno privi di documentazione idonea, «determinando la permanenza prolungata nello scalo portuale, generando una situazione di progressiva concentrazione, crescente disagio e possibili tensioni»
Migranti, la tensione sale e il caos incombe al porto Isola Bianca di Olbia dove – come riferisce nel dettaglio Adnkronos – nella serata di ieri, un gruppo di circa trenta migranti – per lo più algerini provenienti dai centri del Sud Sardegna – ha superato i filtri di sicurezza e fatto irruzione nell’area sterile del porto, tentando di salire a bordo di un traghetto in partenza per la Penisola.
Un’azione sventata solo grazie al sollevamento immediato dei portelloni dell’imbarcazione e al tempestivo intervento della Polizia di Frontiera. A riassumere con pragmatismo e preoccupazione la situazione è Massimiliano Pala, segretario provinciale di Sassari del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), nelle cui parole si evidenzia chiaramente il cortocircuito tra la cronaca e la narrazione ideologizzata delle sinistre che, al netto degli assist di certa magistratura, inficiano di fatto il modello Albania la cui lezione resta troppe volte, e per troppi cavilli, una modalità lasciata in panchina. Ma procediamo con ordine.
Migranti a Olbia, tensioni per l’imbarco al porto. Siulp: «Situazione preoccupante»
E ripartiamo allora dalla denuncia di Massimiliano Pala, segretario provinciale di Sassari del Siulp, che aveva già segnalato «gravi difficoltà determinate dalla presenza di cittadini stranieri, in prevalenza di nazionalità algerina, che, dopo essere arrivati sulle coste meridionali della Sardegna ed essere stati sottoposti agli accertamenti previsti (al Cas di Monastir, Ca, ndr), raggiungono Olbia con l’intenzione di lasciare l’Isola attraverso i collegamenti marittimi» e che, in assenza di «documentazione identificativa non possono essere imbarcati» verso i porti di Civitavecchia o Livorno «determinando la permanenza prolungata nello scalo portuale, generando una situazione di progressiva concentrazione, crescente disagio e possibili tensioni».
L’assalto ai traghetti
Dunque, il problema risiede nella gestione degli spostamenti interni. Dopo le prime identificazioni e la notifica dei provvedimenti di allontanamento, decine e decine di migranti privi di documentazione identificativa valida raggiungono Olbia con l’intenzione di imbarcarsi verso Civitavecchia o Livorno. Senza documenti, però, l’imbarco è vietato per legge. Il risultato è un imbuto operativo: i migranti restano bloccati nello scalo portuale, dando vita a concentrazioni e disagi crescenti.
Nella serata di ieri 12 ottobre, al porto Isola Bianca di Olbia, un gruppo di circa trenta migranti ha superato il filtro di accesso allo scalo, riuscendo a entrare nell’area sterile nel tentativo di salire a bordo di una nave e lasciare la Sardegna. Per impedire l’accesso alla nave, i portelloni sono stati immediatamente sollevati. Il gruppo è stato successivamente respinto dal personale della Polizia di Frontiera.
L’intervento degli agenti per impedire il caos
Ed è proprio questo il nodo che, non a caso, lo stesso Pala evidenzia: «È questo il punto centrale della questione», incalza il segretario del Siulp. «Come può essere adempiuto un provvedimento di allontanamento se il destinatario, una volta lasciato libero sul territorio, non dispone degli strumenti documentali per lasciare materialmente l’Isola? Non possiamo aspettare che qualcuno si faccia male».
Migranti a Olbia, la realtà della cronaca, la narrazione ideologizzata della sinistra che gli rema contro
«Si tratta di un episodio che evidenzia la delicatezza del contesto operativo nel quale sono chiamati a intervenire gli operatori della Polizia di Stato – afferma Pala –. Non siamo di fronte a una semplice difficoltà logistica, ma di fronte a una situazione nella quale la presenza di gruppi numerosi di persone. Le difficoltà di accesso ai collegamenti marittimi. E l’impossibilità di proseguire il viaggio possono determinare condizioni di forte tensione proprio all’interno di un’infrastruttura strategica per la mobilità e la sicurezza. Il quadro – spiega il segretario del Siulp – risulta ancora più preoccupante se si considera quanto sta accadendo da diverse settimane».
Infatti, prosegue Pala, «dal fine settimana sono arrivati a Olbia circa cento cittadini algerini provenienti dal Sud Sardegna, intenzionati a raggiungere la Penisola e, in alcuni casi, a proseguire il viaggio verso altri Paesi. Il problema emerge quando, una volta raggiunto il porto e acquistato il titolo di viaggio, l’imbarco non può essere effettuato a causa di impedimenti relativi alla documentazione identificativa», spiega il segretario provinciale di Sassari.
Migranti a Olbia, la lezione (osteggiata dall’opposizione) del “Modello Albania”
Insomma, le parole del sindacato di Polizia mettono a nudo, una volta di più, la fallacia del modello sbandierato dalla sinistra, fatto di accoglienza diffusa che finisce per far ricadere il peso di una gestione difficile sulle forze dell’ordine chiamate a verificare – e ne caso impedire – le condizioni per i liberi trasferimenti sul territorio nazionale di soggetti privi di titolo.
Proprio le criticità che emergono da scali storicamente sotto pressione come Olbia, pertanto, dimostrano quanto sia lungimirante e necessaria la strada intrapresa dal governo con il cosiddetto “Modello Albania”. Esternalizzare le procedure di identificazione, trattenimento e rimpatrio in centri protetti fuori dal territorio nazionale consente infatti di evitare che individui irregolari o privi della necessaria documentazione possano circolare liberamente sul suolo italiano, saturando infrastrutture critiche come i porti.