Le priorità dell'Italia
Meloni scuote l’Ue: “Basta regole sbagliate, difendiamo cittadini e imprese”. E annuncia: “lavoriamo per una bolletta più leggera”
Alla vigilia del Consiglio Europeo, la premier parla delle priorità che l'Italia intende portare all'attenzione del vertice e degli alleati, a partire dal tema della competitività delle imprese e del costo dell'energia
Oltre un’ora di intervento: Giorgia Meloni ha parlato di fronte all’assemblea dei senatori a Palazzo Madama alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles, affrontato non solo tutti i temi all’ordine del giorno della riunione ma anche e soprattutto quelle priorità che l’Italia intende porre sul tavolo dell’Ue. Perché, come spiegato dalla premier “Al di là dei singoli dossier” l’appuntamento in programma domani e venerdì “ha un significato politico chiaro. Viviamo in un mondo in cui la sicurezza, la prosperità, molti equilibri che per anni abbiamo dato per acquisiti non sono più scontati. E l’Europa deve decidere come starci. Può continuare a scrivere regole come se nulla fosse cambiato. Oppure può guardare la realtà per quello che è, e dotarsi degli strumenti per difendere la propria economia, la propria sicurezza, la propria libertà”.
La postura dell’Italia, orgogliosa e forte
Parole che ribadiscono anche la postura che l’Italia avrà al cospetto degli alleati, ormai consolidata negli anni ma che in questa fase il capo del governo ritiene di dover ribadire, ricordando che Per anni ci hanno detto che, per contare in Europa, l’Italia doveva rinunciare a difendere i propri interessi. Abbiamo dimostrato il contrario. Perché un’Europa forte ha bisogno di Nazioni forti. E si può lavorare per un’Europa più solida e credibile senza smettere, neanche per un minuto, di difendere l’Italia con orgoglio. È con questo orgoglio che andrò a Bruxelles. Con la stessa determinazione di milioni di italiani che ogni giorno lavorano, producono, innovano e tengono in piedi questa Nazione. Perché a loro dobbiamo un’Europa che li protegga, invece di ostacolarli. E a loro voglio dire che, ovunque si decida il loro futuro, l’Italia c’è per farsi sentire”.
La difesa dei cittadini e dell’interesse nazionale
A conti fatti il senso del discorso della presidente del Consiglio è qualcosa di già noto agli italiani e anche all’Europa e parte da un principio che da quattro anni guida la sua azione di governo: quello che conta è solo la difesa dei cittadini e quello che un governo deve perseguire è l’interesse nazionale. Per questo ha auspicato di poter lavorare a “Un’Europa capace di tenere insieme transizione e industria, politiche tradizionali e nuove priorità, cooperazione con i partner e difesa dei propri confini. Un’Europa pragmatica, che non ha paura di correggere le proprie scelte quando la realtà cambia. Un’Europa che concentra la sua forza sulle grandi sfide che nessuna Nazione può affrontare da sola, e sa farsi da parte dove le Nazioni fanno meglio da sole. Un’Europa grande sulle grandi questioni, e discreta su tutto il resto”.
E un’Europa capace di tornare sui suoi passi “se una regola, alla prova dei fatti, produce conseguenze che non erano state previste, o aggrava una situazione di crisi, quella norma va corretta. Perché noi non siamo qui per difendere le regole dalla realtà. Siamo qui per difendere i cittadini da regole sbagliate”.
Il coraggio di cambiare regole superate
Tantissimi i temi affrontanti da Meloni nel suo intervento fiume, nel quale proprio la questione delle ‘regole’ in molti casi raccontante come ormai superate, ritorna centrale. Come nel caso del primo punto posto all’attenzione dell’aula del Senato: quello della competitività. Del resto tra i fattori che pesano su questo tema ce n’è uno in particolare ricordato dalla premier: “il costo dell’energia. Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti. Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione. A maggior ragione nell’attuale quadro geopolitico” nel quale “le tensioni sulle principali rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento incidono sulla sicurezza e sul prezzo dell’energia e dei carburanti. Aumentano i costi di trasporto e assicurazione e, alla fine, si scaricano sulle bollette, sul carrello della spesa e sui conti delle imprese”.
E su questo Meloni chiede a gran voce una risposta “coordinata e rapida” per a quale “abbiamo lavorato per raggiungere un accordo in ambito G7, che ha previsto il rilascio sui mercati di un significativo quantitativo di carburante, anche per prevenire il rischio di un blocco delle esportazioni americane, che avrebbe impattato pesantemente sulle nostre economie”.
L’azione italiana in Europa e la condivisione di intenti con gli alleati
Si tratta tuttavia di provvedimenti temporanei se l’Europa non avrà “il coraggio” cambiare quelle “regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo finiscano oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando. Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti. E il tempo per correggere la rotta non è infinito”
Su questo “l’Italia ha concentrato il proprio lavoro”, prima con la promozione di un “nuovo confronto con i Capi di Stato e di Governo più impegnati sulla competitività, attorno a tre priorità: energia, semplificazione, commercio internazionale” Poi con “tre proposte semplici” inviate a Bruxelles da Meloni, insieme ìal Cancelliere tedesco e al Primo Ministro belga “per facilitare e liberare gli investimenti: corsie prioritarie per i progetti strategici, un vero freno all’eccesso di burocrazia e una riduzione drastica degli obblighi di reporting, soprattutto per le PMI. Parallelamente, insieme alla Repubblica Ceca abbiamo presentato diverse proposte puntuali, anche a carattere temporaneo, per ridurre il costo dell’energia”.
L’annoso tema del prezzo delle bollette
Anche perché il tema del prezzo delle bollette riguarda in modo particolare l’Italia, visto che “il nostro mix energetico ha ancora una quota significativa di gas” e “Per questo per Meloni è “molto importante poter indicare una prospettiva concreta che porterà benefici in tempi rapidi” visto che “la Commissione si è impegnata a lavorare con noi sul Decreto Bollette. Il confronto tecnico è stato intenso e costruttivo e ci sta portando verso una soluzione compatibile con le regole europee, che ci consentirebbe di rendere operativa la nostra misura, riducendo il peso del costo della generazione a gas sul prezzo complessivo dell’elettricità. Ecco, il risultato che ci interessa e per cui lavoriamo. Non una riga in più nelle conclusioni di un vertice, ma una bolletta più leggera per una famiglia, un costo in meno per un’impresa”.
Smentiti gli scettici e i dubbiosi: cambiare è possibile
A scettici e dubbiosi Meloni fuga le perplessità: quello che chiede “Si può fare e proprio “Grazie all’Italia è accaduto diverse volte” come “con la clausola di salvaguardia nazionale, quando l’Italia per prima ha chiesto che la flessibilità prevista per la difesa e la sicurezza potesse essere utilizzata anche per affrontare la crisi energetica, e nonostante in pochi ci credessero quella proposta è diventata una risposta a disposizione di tutti gli Stati Membri”. L’auspicio di Meloni è che ora questo accada anche con “le regole fiscali” questione sulla quale Meloni ha scritto alla presidente della Commissione Europea von der Leyen “per chiedere due cose. La prima: che lo shock energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee. La seconda: che gli Stati possano utilizzare almeno una parte dell’extra-gettito IVA generato dall’aumento dei prezzi per finanziare misure temporanee e mirate a sostegno di famiglie e imprese. Perché sarebbe oggettivamente difficile spiegare ai cittadini che per rispondere allo shock non possiamo neanche utilizzare le maggiori entrate che quello shock ha generato”.
Si tratta ha ricordato ancora una volta la Meloni di “proposte di buon senso. Sappiamo che non sarò facile trovare una convergenza, ma non per questo rinunciamo a porre con forza la questione”.
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