L'intervento
Meloni infiamma il Senato: «Non rimpiango il Muro di Berlino o i carri armati russi». Standing ovation (video)
“L’indirizzo del governo non cambia: sostegno all’Ucraina e convinto atlantismo. Se smettessimo di aiutare l’Ucraina sarebbe una resa, non una pace, e torneremmo all’imperialismo sovietico e io non rimpiango quegli anni, non rimpiango il Muro di Berlino”. Lo scandisce Giorgia Meloni parlando in Senato alla vigilia del Consiglio Europeo. La standing ovation è stata forte, immediata. Nelle sue dichierazioni la premier non parla solo energia e caro bollette, ma soprattutto della postura italiana in Europa, soprattutto riguardo gli aiuti a Kiev. “Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile. Se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista”.
“Se l’Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace – sottolinea la premier -. Noi discuteremmo dell’occupazione di una Nazione europea, e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest. Non rimpiango il Muro di Berlino. E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace. La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta. Perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi. Dunque, la posizione del Governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione”.