Verso l'anniversario
Machiavelli 500 anni dopo: cosa resta e cosa riscoprire del genio italiano che ispirò il Risorgimento
Autore fondamentale e studiato in tutto il mondo, nel corso dei secoli ha avuto alterne fortune e molteplici interpretazioni. Due saggi aiutano a ritrovarne il pensiero sempre "vivo e attuale"
Il 21 giugno del 2027 saranno cinquecento anni esatti dalla morte di Niccolò Machiavelli, uno degli italiani più studiati al mondo. Una delle espressioni più cristalline della genialità nostrana e della capacità, tutta italica, di tenere assieme in un’unica narrazione tante sfumature, anche in contraddizione tra loro. Gli intellettuali e il mondo editoriale sono già in movimento. Alessandro Campi, ordinario di Storia delle dottrine politiche a Perugia e direttore dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, ha allestito il cantiere, portandosi avanti e smistando il traffico con l’autorevolezza che gli è riconosciuta sul campo.
Due pubblicazioni per capire Machiavelli a 500 anni dalla morte
Due titoli ci danno il senso di un anniversario che la nazione italiana dovrebbe celebrare con tutti gli onori possibili, non fosse altro perché Machiavelli è stato ritenuto – non senza abbondanti semplificazioni – uno dei precursori dell’ideale unitario, il visionario che avrebbe ispirato il processo risorgimentale. Con un’introduzione dello stesso Campi, Treccani ha ripubblicato il saggio di Federico Chabod, scritto negli anni Trenta e dedicato al Segretario fiorentino e intitolato semplicemente Nicolò Machiavelli; mentre l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano ha raccolto e messo a disposizione del grande pubblico gli atti del convegno svoltosi a Perugia il 26, 27 e 28 febbraio 2025. Il risultato è Machiavelli nel Risorgimento. Percorsi, interpretazioni, letture, fortuna critica, curato dal professore umbro, autore, peraltro, della relazione intitolata Patriota e buon cristiano: Machiavelli nell’interpretazione di Francesco Domenico Guerrazzi.
In effetti, non sempre la vicenda dell’autore del Principe e di Mandragola è stata letta in modo univoco e costante. Il nome di Machiavelli, nel Seicento, patì un vero e proprio oblio sulla scorta dell’incedere controriformistico e dei suoi sospetti, per essere poi riscoperto definitivamente nel XIX secolo, mentre la vicenda italiana si faceva sempre più urgente e concreta, assieme alla necessità di dare forma ad un’idea di laicità compatibile con il processo politico unitario.
Un autore, molteplici interpretazioni
Un autore fondamentale, al centro di molteplici interpretazioni: il realista e fondatore dello studio empirico della politica; lo storico dilettante e fazioso; il sostenitore ante litteram della laicità dello Stato; il campione della libertà individuale e dello spirito critico; il profeta dell’unità nazionale; l’avversario dell’assolutismo; il cinico e pragmatico difensore dello status quo; l’innovatore dell’arte militare; il politico visionario e immaginifico; lo sconfitto; il critico della religione e del potere della Chiesa; il nemico del settarismo e dello spirito di fazione; l’esaltatore del municipalismo in chiave federalistica; il sostenitore ante litteram dell’idea di nazione; l’apostolo del repubblicanesimo come religione civile.
L’importanza di “Machiavelli e il Risorgimento”
Tutte letture che – come avverte Campi – hanno influenzato notevolmente la critica novecentesca. Ed è proprio questa pluralità di letture al centro del lavoro degli oltre quaranta relatori che si sono dati appuntamento a Perugia nel 2025 per scandagliare la vicenda Machiavelli, offrendo un contributo originale sul perché, da autore «proibito» letto da una cerchia ristretta di intellettuali, dall’Ottocento in poi sia diventato di fondamentale importanza anche per la cultura popolare.
Ed è questo il nodo che rende il volume appena pubblicato imprescindibile. Perché dimostra che «il recupero ottocentesco di Machiavelli – spiega Campi – non è stato una questione di statue, piazze e monumenti, o di utilizzi del suo pensiero arbitrari strumentali e politicamente finalizzati, come se la costruzione di una tradizione culturale nazionale, che certo fu tra gli obiettivi del Risorgimento, sia da considerare solo un problema di pedagogia attraverso simboli e pensieri manipolati più o meno ad arte, ma il frutto di una complessa azione di ricostruzione storico-genealogica, di rilettura critico-filologica e di riproposizione in senso lato letteraria e ideologica della sua opera, tenuto presente il particolare momento storico in cui questo processo si è andato realizzando».
Un pensiero sempre vivo e attuale
Campi aggiunge, spiegando perché sia necessario tornare all’opera del fiorentino anche oltre il prossimo anniversario a due zeri: «Nasceva nell’Ottocento – scrive – la machiavellistica come, per molti versi, la intendiamo oggi, ma con la consapevolezza, che oggi forse s’è un po’ persa, che quello di Machiavelli fosse comunque un pensiero vivo e attuale, sempre disponibile all’uso, non un lascito del passato, per quanto nobile, da salvaguardare e da tenere rispettosamente a distanza».