Ogni giorno ha la sua pena
L’ultima del campo largo: il problema non sono i nomi e il programma che non c’è ma il Pd che non si fida del M5s. Todde: «Basta dubitare di noi»
Il tema dei franchi tiratori sul voto della legge elettorale è stato per settimane il cavallo di battaglia dell’opposizione al governo Meloni per spostare il dibattito dell’opinione pubblica sulle presunte divisioni esistenti nel governo e tra le forze politiche che lo compongono e lo sostengono. Il voto a scrutinio segreto di ieri, invece, si è svolto in maniera totalmente compatta e lineare a dimostrazione che un conto sono i fatti reali, altro sono i “desiderata” e la propaganda della sinistra.
Ad ogni modo appare chiaro che se anche per il campo largo l’unica questione da risolvere fossero i franchi tiratori, Schlein, Conte e compagni potrebbero decisamente esultare insieme, stile grillini sul balcone che festeggiano “l’abolizione della povertà”. Ma non è questa la realtà: le divisioni tra i partiti che vorrebbero presentarsi insieme alle elezioni e sconfiggere a coalizione guidata da Giorgia Meloni sono ben altre e non si riducono a un voto segreto su una riforma del sistema di voto.
Le incomprensioni e le divisioni
La questione sembra riguardare la base di un rapporto sano, nella vita come nella politica: ‘la fiducia’. Il Pd e il M5s non si fidano gli uni degli altri e a farlo capire in maniera chiara è stata oggi la governatrice della Sardegna, Alessandra Todde. Colei che detiene il record personale di prima pentastellata a guidare una Regione, finita nei giorni scorsi sui quotidiani locali e nazionali per gli stipendi d’oro’ che sulle casse locali pesano milioni di euro e concordati allo staff di circa 150 collaboratori esterni, oggi parla in una intervista a La Stampa. E già il titolo la dice tutta su quale sia il bandolo della matassa: “Basta dubitare di noi (del M5S ndr) Saremo leali”.
Todde, Renzi e la credibilità
È su questo che tutto ruota e che spinge Todde addirittura ad essere sibillina quando parla di Matteo Renzi, per dare assicurazioni sulla parola data. Accade perciò che alla domanda sui rischi che un pezzo dell’elettorato ex-grillino non vada a votare alle politiche senza Conte leader risponde: «No, siamo e saremo leali. Lo abbiamo fatto nelle regioni e non si capisce perché non dovremo farlo per il Paese. Basta dubitare della nostra comunità» E anche se non c’è Renzi nella maggioranza qui in Sardegna e «neanche Calenda, ho in coalizione forze civiche o moderate che sono ben rappresentate e centrali nella mia azione di governo. Ciò che conta più di tutto, comunque, è l’affidabilità e la credibilità del progetto di cambiamento che si vuole rappresentare».
Le proposte del M5S e la questione Ucraina
Certo ad oggi non ci sono né una figura rappresentativa di tutti, né tanto meno un programma condiviso. Ma si tratta evidentemente di un tema secondario per Todde che dice: «attendiamo i momenti di confronto di Avs e Pd e poi ci metteremo subito al lavoro per il programma comune. Noi 5 stelle portiamo le proposte emerse da Nova, che sono coraggiose e innovative. Ma ciò che conta di più è la credibilità del percorso comune che vogliamo realizzare». Proposte e credibilità certo, come sul tema del sostegno all’Ucraina su cui la governatrice risponde: «Penso che i leader della coalizione troveranno una sintesi anche su questo. Ma il punto comune deve essere quello di cambiare strada. Le conseguenze della guerra stanno entrando nella quotidianità di tutti».
Le amare primarie
E per farlo servono le primarie, che dalle parole dell’esponente del M5s più che una soluzione apprezzata e voluta sembrano una ‘cura amara’ ma a questo punto decisamente inevitabile: «Se l’unica strada è fare le primarie, facciamole il prima possibile, nei gazebo e online».
La domanda stile “I soliti noti”: sei tu la candidata premier?
E nel meraviglioso mondo del campo largo, dove ogni giorno qualcuno si propone come possibile figura terza per Palazzo Chigi tra i due litiganti Schlein e Conte un momento di visibilità, se si concede ogni giorno a Silvia Salis che guida il comune di Genova, non può certo negarsi ad Alessandra Todde che fa la presidente della Regione Sardegna. E alla domanda ormai di rito a ogni esponente del campo largo, stile Amadeus nei ‘soliti ignoti’ “sei tu la candidata premier del campo largo?”, la governatrice risponde «Io faccio la presidente della Sardegna».
Insomma, tra ipotesi, nomi che escono dal cilindro, inevitabili metodi da dover digerire, il messaggio che emerge quando parla un esponente del partito di Giuseppe Conte è sempre lo stesso: se proprio si devono fare queste primarie, si facciano presto. D’altronde si sa, “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” e questo nel campo largo vale per tutti.