Musica & politica
“Liberi dalla destra”: la triste laurea di Vasco Rossi costretto a fare il “giullare” per strappare un sorriso a De Luca
La parabola del cantante costretto a far divertire la platea con facili citazioni, vado al massimo, vita spericolata, Sally cammina serena e Coca cola me la porto a scuola, per poi chiudere con una frasetta banale contro la destra che manco Fedez, non ce la meritavamo, non avremmo voluto certificarla, non doveva andare così, per noi “vascofili” da sempre, noi che “siamo solo noi” anche oggi ma che forse Lui non è più Lui.
La laurea di Vasco Rossi e il predicozzo politico
Ascoltare la “lectio magistralis“ di Vasco Rossi, insignito della laurea “honoris causa” dall’Università degli Studi di Salerno, un bel dottorato di ricerca in Politica e Comunicazione, nel campus di Fisciano, è stato bello, perché Vasco è sempre Vasco, ma è stato anche triste. Perché la politica, ieri, e l’inchino al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca in prima fila, con quella frasetta sulla libertà riferita alla necessità di non ascoltare i “maitre à penser” della destra, ha riportato il cantante di Zocca – il nostro marziano dell’immaginazione, il nostro Dio della provocazione, il Nurejev del politicamente scorretto – su quella terra sulla quale assistiamo ogni giorno al festival dell’ideologia, della faziosità, del lecchinaggio.
Il punto, ovviamente, non è se i pensatori della destra vadano o meno ascoltati, come da arringa di Vasco agli studenti – ma perché quelli di sinistra sì? – ma la sensazione che la stessa battutina retorica da anti-politica grillina il Nostro avrebbe potuto farla se invitato ad Atreju o a Pontida o alla sagra della Ciauredda, a seconda della platea da compiacere.
Ma non è questo il punto. Uno come lui che non si rende di avere una grande responsabilità, che si è guadagnato sul campo, rispetto ai politici: quella di parlare a tutti, anche a chi non vota a sinistra e non per questo è un rozzo cerebroleso fascista e incolto. Questa sua inconsapevolezza mi rende e ci rende depressi, ci fa e mi fa sentire vecchio, superato, perfino dal vecchio Vasco ormai piegato alla logica del sermoncino politico tanto per dire una cosa, senza un nome, un riferimento, un’analisi. Vasco ci induce a pensare che per farsi ascoltare si debba recitare a soggetto, ancora oggi, utilizzando la scorciatoia della politica, perfino quando uno come Lui quella politica non l’aveva mai cavalcata, anzi, tenuta a distanza, con ironia feroce, schifo, talvolta.
Le parole del cantante contro la destra
“Se esiste una poetica di Vasco Rossi, forse consiste proprio in questo: dire ciò che sento, senza considerare la fragilità una vergogna e senza scambiare la libertà per il diritto di ignorare gli altri. Libertà non è… quello che dicono i maitre à penser della destra italiana. Faccio il c… che mi pare: no, non è questa la libertà. Forse bisogna rimandarli a scuola qualcuno. A fare proprio le elementari, o le medie. Ribellarsi non significa soltanto dire no, ma rifiutare parole preconfezionate, identità imposte e risposte facili. Significa cercare un modo personale di stare nella realtà e, quando occorre, provare a cambiarla”.
Ma scusa, Vasco, una domanda: da quando in qua solo la sinistra si ribella? Ed esattamente a chi? In Spagna, per esempio: alla stessa sinistra per caso? Infine, Vasco: troppi sorrisi. Torna incazzato, sprezzante, distante. Ti aspettiamo.
Ma scusa, Vasco, una domanda: da quando in qua solo la sinistra si ribella? Ed esattamente a chi? In Spagna, per esempio: alla stessa sinistra per caso? Infine, Vasco: troppi sorrisi. Torna incazzato, sprezzante, distante. Ti aspettiamo.