Verso il voto finale
Legge elettorale, sì alle due fiducie. E per l’opposizione sembra il giorno della Marmotta: replica sempre lo stesso copione
I voti sugli articoli 1 e 2 passano senza alcuna problemi, come previsto. Anche il dibattito politico non riserva sorprese: la sinistra sembra un disco rotto su incostituzionalità e compressione del Parlamento
I primi due voti di fiducia sulla legge elettorale sono passati alla Camera, come ampiamente previsto, senza alcun problema. Sia l’articolo 1 sia l’articolo 2 sono stati approvati con una piena, larghissima maggioranza: per l’articolo 1, i sì sono stati 226, i no 147 e 3 gli astenuti; per l’articolo 2 i sì sono stati 227, i no 149 e 3 gli astenuti. Anche per quanto riguarda il dibattito politico intorno al testo nulla di nuovo: l’opposizione continua a parlare di incostituzionalità e ad additare la fiducia come un oltraggio al Parlamento e i cronisti continuano a chiedere alla maggioranza se ha paura dei franchi tiratori in vista del voto finale segreto. Di contro anche la maggioranza è costretta a vivere il suo giorno della marmotta, ribadendo allo sfinimento che non c’è alcun timore di scossoni e rintuzzando le accuse strumentali della sinistra. Domani si replica, in attesa del voto finale di giovedì: l’esame del provvedimento riprende alle 9 con le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta sull’articolo 3.
Il giorno della Marmotta dell’opposizione
“Questa legge sfida palesemente la Costituzione e quindi sfida l’Italia intera, libera, democratica, quella che noi continueremo a difendere qui e fuori da qui perché presto vi punirà per la vostra arroganza” e la fiducia “è uno schiaffo al Parlamento, dettato dalla paura di veder crollare le vostre continue forzature”, ha detto in Aula la capogruppo del Pd, Chiara Braga. Ritornello simile anche per Nicola Fratoianni, che in più ha aggiunto di augurarsi che “nel voto dell’aula di Montecitorio sulla legge elettorale accada qualcosa nei prossimi giorni”. “Ma naturalmente perché accada deve succedere qualcosa tra le fila della maggioranza perché hanno i numeri dalla loro per imporre tutto ciò che vogliono, come hanno fatto peraltro in tutta la legislatura”, ha aggiunto il leader Avs, sostanzialmente lamentandosi del fatto che maggioranza e governo svolgono il ruolo di maggioranza e di governo.
Il promemoria del relatore: “La fiducia non cancella i mesi di confronto”
Fronte maggioranza è toccato ancora una volta ad Antonio Tajani ribadire che “assolutamente sì” il centrodestra sarà compatto sulla legge elettorale e la convinzione che “si debba arrivare a fine legislatura…”. È stato invece il deputato di FdI, Angelo Rossi, uno dei relatori della legge, a farsi carico di ricordare all’opposizione che “il voto di fiducia non cancella ciò che avvenuto prima, ossia mesi di confronto parlamentare che ha inciso sulla riforma. In Parlamento sono state fatte modifiche non marginali”.
“Non ignoriamo quanto accaduto in passato quando le leggi le faceva il Pd senza discussione degli emendamenti, con la rimozione di deputati dalle commissioni”, ha aggiunto durante le dichiarazioni di voto in Aula, riferendosi all’iter dell’Italicum, la riforma voluta dall’allora premier Renzi. Quanto ai ricorsi alla Corte Costituzionale annunciati dall’opposizione, per Rossi “invocare la Consulta è sempre legittimo, meno convincente è attribuirle regole che non ha mai scritto”. “La soglia del 42% è un correttivo ragionevole e proporzionato”, ha proseguito, ricordando che il premio di maggioranza “non crea consenso, lo presuppone, si può contestarlo ma non si può sostenere prescinda dal consenso”.