Trent'anni dopo
La Terra dei Cachi di Elio e le Storie Tese non era contro l’Italia, ma contro chi la denigra: la rivelazione “patriottica” di Rocco Tanica
Il cofondatore del gruppo svela un retroscena inedito sulla canzone che arrivò seconda a Sanremo nel 1996 e ammette: "Siamo stati fraintesi". Poi racconta di quando scambiò Mastella per un cameriere
A trent’anni dal dirompente secondo posto a Sanremo e dopo che il titolo della canzone si è radicato come espressione proverbiale nel lessico e nell’immaginario comune, si scopre che La Terra dei Cachi non era affatto ciò che sembrava. A rivelarlo è stato Rocco Tanica, al secolo Sergio Conforti, cofondatore e storico componente di Elio e le Storie Tese.
Il vero significato della canzone “La Terra dei Cachi”
La Terra dei Cachi “è stata interpretata da tutti come la canzone che mette in burla l’Italietta, un po’ arraffona, un po’ albertosordiana. In realtà voleva essere una presa in giro delle canzoni invettiva, era una meta-canzone che parlava di quelli che fanno canzoni su quei temi”, ha spiegato Conforti, in una lunga intervista al Corriere della Sera, a cavallo tra memorie artistiche e vita personale. “Quindi siamo stati fraintesi, artefici del nostro stesso fallimento”, ha ammesso, rispondendo alla domanda se l’Italia sia oggi ancora la terra dei cachi.
“Gli altri cantanti si prendevano straordinariamente sul serio”
E “i nostri colleghi cantanti che si prendono straordinariamente sul serio, mentre noi fondamentalmente, cito Elio, ce ne fottiamo” è anche “il primo pensiero” che allora Rocco Tanica viene in mente pensando a quel Sanremo. “Loro in limousine con il guardaspalle, noi truccati da Rockets che attraversiamo Sanremo in Vespa per un ingresso memorabile al Teatro Ariston, accolti da una security che definirei attonita”. Nessuna recriminazione, però, su quel secondo posto e all’ipotesi di uno scippo della vittoria: “Mi piace pensare di no. Nel caso siamo stati ripagati con la premiazione che si chiude con noi, Giorgia, Ron, Tosca e Pippo Baudo che facciamo il trenino di Capodanno sul palco”. “Sono soddisfazioni. Vale più di una vittoria”, ha commentato Conforti, che ai suoi esordì suonò anche con Roberto Vecchioni, per il quale “nutrivo un amore particolare”.
Un gucciniano alle scuole medie
“Mi presentai al suo liceo perché sapevo che avrebbe fatto un concerto da solo, senza il suo chitarrista d’appoggio. Gli chiesi se avesse bisogno di sostegno, lui si mise a ridere e da buon professore mi interrogò sui suoi pezzi. Suonai con lui quella sera e poi mi chiamò per il tour”, ha raccontato l’artista che oggi si occupa di intelligenza artificiale, spiegando che da ragazzino era “gucciniano” e “alle medie i compagni mi guardavano male e sbadigliavano”.
L’incontro con Elio sulle note del liscio
L’incontro con Elio, invece, avvenne “a casa mia, 1979”. “Elio era compagno di scuola di mio fratello. Studiavamo entrambi musica classica, lui flautista alla Civica, io pianista al Conservatorio. Il primo pezzo suonato insieme si chiamava Quando la mazurka si ballava sull’aia, da una pigna di spartiti che mi aveva regalato la vedova di un orchestrale di liscio”. La sintonia si basava sull’utilizzo “caotico ma allo stesso tempo ponderato delle idee”. “Tutto quello che ci suscitava entusiasmo o riso non veniva mai cestinato perché poteva tornare utile: come dice il vegano, del tofu non si butta via niente”, ha precisato Conforti, raccontando che “lui è più prudente di me: io sono quello che dice una parola in più e spesso se ne pente, lui una parola di meno, però ha una visione globale che gli invidio”.
Il mea culpa su “Rapput”
“Rapput oggi verrebbe bollata come canzone sessista”, gli ha fatto notare Renato Franco, che firma l’intervista. “Siamo in un neo-medioevo, senza sprecare neologismi come politically correct o woke. Si può dire cacchio? Un periodo del cacchio. Se parliamo di Rapput , allora metà della produzione degli Elii non potrebbe essere proponibile”, ha risposto il cofondatore di Elio e le Storie Tese, rivelando che “io, e forse anche Claudio Bisio, ci pentimmo subito della frase finale: se ti lascio in faccia i segni del saldatore, so che capirai, io non ti porterò rancore. Un verso sicuramente non all’altezza del resto del brano”.
Quanto Rocco Tanica scambiò Clemente Mastella per un cameriere
Poi un aneddoto di vita vissuta degno di quel tratto surreale che ha sempre caratterizzato la band e la sua comicità: quella volta in cui scambiò Clemente Mastella per un cameriere. “Eravamo a Ceppaloni con i Righeira, Mastella all’epoca era sindaco. Ci ritroviamo in questa bella villa con tavoli imbanditi e io ho dato per scontato che fosse un ristorante. Quando Mastella venne a complimentarsi per il concerto, io gli chiesi se ‘cortesemente ci porta uno spizzico per cominciare, qualche antipasto e poi il primo più veloce, perché abbiamo fretta, grazie, gentilissimo’”.
Con Elio e le Storie Tese “siamo riusciti a dire tutto quello che volevamo dire”
Ci si può aspettare un futuro per Elio e le Storie Tese? “In musica il talento è eterno, l’ispirazione no. Secondo me Elio e le Storie Tese hanno esaurito la fase creativa della pura composizione. Siamo riusciti a dire tutto quello che volevamo dire nel momento in cui ci andava di dirlo. Oggi i colleghi si confermano straordinarie locomotive da palcoscenico”, ha spiegato Conforti, chiarendo che questo non vuol dire che non siano possibili delle reunion per eventi particolari: “L’ultima volta (che Tanica ha suonato con loro, ndr) è stato nel 2023, per beneficenza, ma succederà ancora. Spero”.