Un pozzo senza fondo
La coda infinita del Superbonus: cantieri fermi e 2,2 miliardi di lavori ancora da completare. Campania prima per incompiute
A voler usare una metafora erudita volgere lo sguardo alla voragine lasciata nei conti dal ‘gratuito’ superbonus tanto declamato in campagna elettorale da Giuseppe Conte è come voler guardare all’interno della fossa delle Marianne: una cavità senza fine. Perché a distanza di anni il provvedimento continua ancora a fare notizia per disservizi e costi che si aggiungono ai già 170 miliardi spesi per la maxi agevolazione .
La coda infinita di cantieri incompleti
Il Sole 24 ore di oggi, in prima pagina, racconta che questa norma ha provocato “oltre alle polemiche politiche sulle conseguenze pesanti sui conti pubblici, una coda di cantieri non completati con i relativi effetti collaterali: ponteggi ancora montati, contenziosi, problemi di gestione delle agevolazioni, probabili contestazioni del fisco”.
Il quotidiano economico che di certo non può essere tacciato di vicinanza politica con Governo, ricorda anche l’ultimo caso di Ascoli, dove decine di famiglie in sei palazzine hanno dovuto fare i conti con un’impresa fuggita prima di completare i lavori preventivati per accedere al 110 per cento e sottolinea che “le segnalazioni di situazioni problematiche, analizzate dalla cronaca locale, sono moltissime e si aggiungono alle inchieste e agli approfondimenti che agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza continuano a condurre sull’utilizzo dei bonus casa. Un faro che continua a rimanere acceso proprio per portare alla luce le situazioni di frodi e abusi, che nella gran parte dei casi finiscono per vedere come vittime i proprietari degli immobili oggetto dei lavori”.
Dati Enea, una cartina di tornasole per lo stato dell’arte
Tuttavia sono i numeri dell’Enea la cartina di tornasole che può dare un quadro generale sulla situazione territoriale e che circa 2,2 miliardi di lavori rimasti sulla carta. Gran parte di questi (circa 1,6 miliardi) è legata a lavori condominiali.
l’agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile infatti ha il compito di monitorare la parte del superbonus dedicata all’efficienza energetica. E classifica sia gli investimenti ammessi alla detrazione, attraverso asseverazioni trasmesse in questi anni, sia gli investimenti effettivamente completati e per i quali le detrazioni sono maturate.
Inoltre le cifre raccolte da Enea consentono di analizzare la distribuzione territoriale di questi cantieri a metà. E qui è possibile notare come la Campania sia la prima regione in assoluto per investimenti non realizzati. “L’elemento è significativo perché la Campania non è la prima regione per investimenti collegati al superbonus, ma soltanto la quinta: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio sono tutte nettamente davanti” spiega il quotidiano economico.
La poca qualificazione delle imprese che hanno realizzato le opere ha poi certamente pesato sul lungo termine, anche perché sotto questo aspetto non c’erano regole nella prima fase dell’agevolazione. Lacuna colmata poi dai costruttori dell’Ance che si sono mobilitati per chiedere e ottenere l’introduzione dei sistemi per disciplinare l’accesso a questi lavori da parte degli operatori: l’obbligo di avere l’attestazione.
Cantieri possono ripartire ma è difficile
In ogni caso non porta necessariamente a una perdita delle agevolazioni il lavoro non completato ma il blocco dei cantieri è stato affiancato da altri fenomeni, come cantieri lasciati a metà per sfruttare il meccanismo della cessione dei crediti. Ripartirli è difficile ma sarebbe sulla carta possibile.
Insomma le conseguenze del superbonus sembrano non finire mai, proprio come la fossa delle Marianne e il timore di sentirne parlare ancora per anni, crendo beffe oltre che danni è purtroppo sempre più tangibile.