I nuovi dati
Il mercato interno traina la crescita del Pil: ora la stima è all’1%. Unimpresa: “Ci sono le basi per andare stabilmente oltre”
In primavera le previsioni erano allo 0,6%, ora la crescita acquisita è già allo 0,8%. Il centro studi dell'Unione delle imprese accende il focus su consumi delle famiglie e investimenti sul mercato nazionale che si affiancano all'export: "La crescita diventa più italiana"
La domanda interna traina una crescita economica molto più forte del previsto e che passa dallo 0,6% stimato in primavera all’1% degli ultimi calcoli. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, che individua nel rafforzamento della componente domestica uno dei segnali più interessanti per le prospettive dell’economia italiana e chiarisce come quell’aumento dello 0,4% equivalga a una revisione al rialzo di circa il 67% rispetto alla precedente previsione.
Il balzo della crescita economica: le stime sul Pil dallo 0,6% all’1%
Il miglioramento del 2026 arriva dopo la revisione al rialzo dei dati relativi agli anni precedenti. La crescita reale del Pil del 2024 è stata rivista all’1,1%, tre decimi in più rispetto alle precedenti valutazioni, mentre quella del 2025 è stata portata allo 0,6%, con una correzione positiva di un decimo. Alla metà del 2026 la crescita acquisita per l’intero anno è già pari allo 0,8%, rendendo più solida la previsione di un aumento dell’1% nell’intero esercizio.
Il rafforzamento della domanda interna
Il dato più significativo riguarda però la provenienza della crescita. “Nel 2026 la domanda nazionale al netto delle scorte fornisce un contributo positivo di 1,4 punti percentuali al Pil, mentre le esportazioni nette sottraggono 0,2 punti e la variazione delle scorte fornisce un apporto negativo per altri 0,2 punti. Il motore dell’espansione è quindi prevalentemente interno”, si legge nell’analisi di Unimpresa.
Ma, evidenzia l’Unione nazionale delle imprese, questo “non significa che l’Italia stia perdendo la propria capacità di esportare: nel 2026 le esportazioni di beni e servizi sono previste in aumento del 3,2% in termini reali, ma le importazioni crescono ancora più velocemente, del 3,9%. È proprio il rafforzamento della domanda interna – si evidenzia nell’analisi – che aumenta anche gli acquisti dall’estero, a determinare il contributo negativo delle esportazioni nette”.
La crescita diventa “più italiana”
Sul fronte domestico, nel 2026 “i consumi delle famiglie aumentano dell’1,2%, mentre gli investimenti fissi lordi crescono del 2,8%, dopo il +3,9% registrato nel 2025”, ed è soprattutto quest’ultima componente a mostrare una “dinamica nettamente superiore a quella del Pil, confermando il ruolo dell’accumulazione di capitale nella fase attuale dell’economia italiana”.
“Consumi e soprattutto investimenti – commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi – stanno sostenendo l’attività economica e questo significa che la crescita diventa più italiana, cioè maggiormente alimentata dalle famiglie e dalle imprese che operano sul mercato nazionale. Non dobbiamo contrapporre mercato interno ed esportazioni. Le esportazioni continuano infatti ad aumentare, con una crescita prevista del 3,2%, e restano uno dei grandi punti di forza del nostro sistema produttivo. La novità è che alla tradizionale capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali può affiancarsi una domanda domestica più robusta. Avere due motori è certamente meglio che dipendere da uno soltanto”.
Unimpresa: “Ci sono le basi per crescere stabilmente oltre l’1%”
Per le piccole e medie imprese “questo cambiamento è particolarmente importante”. “Una parte rilevante del nostro tessuto produttivo vive soprattutto della domanda italiana: consumi delle famiglie, investimenti delle altre imprese, edilizia, servizi e commesse interne”, sottolinea ancora il presidente di Unimpresa, che in vista della prossima legge di Bilancio auspica un rafforzamento dei “fattori che stanno già funzionando” e dunque misure per “sostenere gli investimenti privati, facilitare il credito, alleggerire il carico fiscale sulla crescita delle imprese e continuare a favorire il recupero del potere d’acquisto delle famiglie”.
Secondo Longobardi, l’obiettivo “non può essere semplicemente difendere qualche decimale di crescita: dobbiamo creare le condizioni perché l’Italia riesca a crescere stabilmente oltre l’1%. La maggiore forza della domanda interna dimostra che esistono le basi per provarci”.