La testimonianza di Olena Bartosh, imprenditrice ucraina impegnata negli aiuti umanitari: «Le case si possono ricostruire, ma quei bambini nessuno li riporterà in vita».
Ci sono città che diventano simboli. Pryluky, cittadina ucraina colpita da un devastante bombardamento il 7 ottobre, parla attraverso le sue macerie e il dolore di chi ha perso tutto. Secondo il bilancio diffuso dalle autorità ucraine, le vittime sono 22, tra cui cinque bambini. La tragedia richiama alla memoria la devastazione di Mariupol nel 2022 e riporta al centro il dramma dei civili, esposti alla minaccia di droni, razzi e missili in un Paese che continua a fare i conti con la difficoltà di proteggere il proprio territorio dagli attacchi aerei russi.
A raccontare quelle ore è Olena Bartosh, imprenditrice e abitante di Pryluky, impegnata nel sostegno alla comunità attraverso il suo portale di e-commerce, Bartshop, con cui raccoglie aiuti umanitari e assiste direttamente le famiglie delle vittime. «Ci siamo svegliati di soprassalto, nel cuore della notte, con le esplosioni. La gente è scesa in strada in vestaglia. È stato spaventoso», racconta. La sua casa si trova a circa un chilometro dall’edificio di una struttura ricreativa per bambini, distrutto nell’attacco. Anche un suo deposito ha riportato gravi danni a causa dell’onda d’urto.
Ma è ciò che ha visto all’alba a essere rimasto impresso nella sua memoria. «Con le prime luci del giorno, il 7 ottobre, percorrendo le strade, ho cominciato a vedere palazzi ridotti in macerie. I soccorritori cercavano sopravvissuti. A un certo punto ho visto che avevano trovato il corpo senza vita di un bambino». Olena si interrompe, piange. Non riesce a comprendere come un simile orrore abbia potuto colpire famiglie innocenti.
«Le case, i palazzi, i capannoni si possono ricostruire, ma quelle povere persone, quei bambini, nessuno li riporterà in vita».
Poi mostra gli annunci funebri: fotografie di padri, madri e bambini. Famiglie spezzate, volti che restituiscono un’identità alle vittime e rendono impossibile ridurre la tragedia a una semplice statistica. Olena ritiene che l’attacco sia stato deliberatamente diretto contro la popolazione civile. Nella sua testimonianza afferma di non conoscere obiettivi militari nella zona che possano spiegare il bombardamento. Una valutazione che richiede riscontri indipendenti, ma che esprime la convinzione di chi ha vissuto quelle ore sulla propria pelle. Vuole che il mondo conosca quanto accaduto: il dolore di Pryluky e la paura di una popolazione che continua a vivere sotto la minaccia degli attacchi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito il bombardamento un «regalo di compleanno» a Vladimir Putin, sottolineando la coincidenza con il compleanno del leader russo. A Pryluky restano le macerie, gli annunci funebri e le famiglie che non riavranno i propri cari. Mentre i soccorritori cercano tra i resti degli edifici e la comunità prova a rialzarsi, la testimonianza di Olena diventa un appello a non dimenticare. Perché gli edifici possono essere ricostruiti, le strade riparate e le attività riaperte. Ma ci sono perdite davanti alle quali ogni ricostruzione si ferma. «Le case si possono ricostruire. I bambini no».