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I borghi “tesori” d’Italia: la destra che investe corpo e anima sul culto delle comunità in due libri sulle piccole identità
Per una felice coincidenza, a distanza di pochi mesi, due libri vengono a rimarcare il valore identitario dei Borghi e quello dei centri storici, in un’Italia fatta di pietre che “parlano”, di campanili, di botteghe, di chiese, di palazzi, luoghi-simbolo in grado di costruire un mosaico irripetibile di storie e culture che il mondo ammira e che noi stessi riconosciamo come casa, pur non essendovi nati.
Il primo libro, in ordine di uscita, è Viaggio nei borghi del Sannio e del Matese – Alla ricerca di un’anima antica (a cura di “Sannio Matese Magazine”, [email protected]). Il testo, seppure focalizzato intorno alla realtà del Sannio e del Matese, parte da un discorso più vasto sulla desertificazione delle aree interne, legato – come evidenzia in premessa Gennaro Malgieri – alla decrescita demografica, all’urbanizzazione “selvaggia” e all’impoverimento delle periferie. Alla base la “nullificazione dell’appartenenza” e la “distruzione delle piccole comunità”, determinata dalla oikofilia, termine che definisce la tendenza delle classi sedicenti colte occidentali nel denigrare i costumi e le usanze dei loro progenitori. Da questa consapevolezza si muovono le analisi di Pierfranco Bruni (“La lunga storia dei borghi che resistono”), Elena Caracciolo (“Perché il borgo deve tornare a vivere”), Riccardo Pedrizzi (“L’Italia dei borghi rischia di sparire”), Alessandro Ebreo (“L’agricoltura nelle aree interne campane”), Sandrino Marra (“I piccoli borghi dimenticati”), Maria Teresa Manuela Ruggieri (“Dalle origini verso il futuro dei borghi”).
Ogni intervento rappresenta un utile tassello per identificare il valore culturale e sociale dei borghi, organica premessa necessaria per addentrarsi – è la seconda parte del libro – nei “Borghi del Sannio” e del Matese, puntuale viaggio nelle ricchezze e bellezze dei diversi paesi che segnano il territorio preso in considerazione , dando una nuova fisicità all’ambizione di quanti – come puntualizza in conclusione Mary Forgione, direttrice di “Sannio Matese Magazine” – sentono la responsabilità di custodire il futuro, restando fedeli alle radici. E’ la grande sfida di questo libro ed un invito, non retorico, ma “operativo”, di costruire un ponte – scrive Forgione – “tra memoria e innovazione, tra chi è partito e chi è rimasto, tra chi osserva questi territori dall’esterno e chi li abita ogni giorno” ed insieme “un invito alle istituzioni, agli investitori, ai giovani, agli studiosi: tornare ai borghi non è un gesto nostalgico, è una scelta lungimirante”.
Per una significativa affinità intellettuale è lo stesso invito che – in un contesto diverso – emerge dal libro Centro storico. Idee, proposte, suggestioni di Andrea Volpi e Alessandro Amorese (Eclettica Edizioni). Anche qui, al centro del racconto, c’è l’Italia più autentica: quella dei centri storici, dei borghi, delle identità locali che ancora oggi rappresentano uno dei patrimoni più preziosi della Nazione, da “ritrovare” nella loro essenza culturale ed insieme nella necessità politica di prefigurare (e realizzare) un nuovo interventismo urbanistico, critico e ricostruttivo insieme.
E’ il senso del progetto “Città del Dopodomani”, di cui il libro è una prima sintesi, culturale ed operativa, ideato assieme al sindaco de L’Aquila Pierluigi Biondi e condiviso da Gianmarco Mazzi ministro del turismo, prefatore del testo, al fine di riannodare “da destra” una riflessione sulle nostre città, abbattendo il vecchio concetto di periferia, fatto solo di palazzoni, impostato ab origine e raccontato come un luogo degradato nelle strutture e nel sociale, salvando i tanti Comuni condannati allo spopolamento e all’estinzione, tutelando i centri storici e le singole specificità ed identità.
L’Italia – ci dicono gli autori – a dispetto della sua grande tradizione, è stata incredibilmente troppo passiva ed assente nel dibattito europeo sull’idea contemporanea di architettura e visione, sull’asetticità dei nuovi quartieri o sul loro ripensamento che li depura dei propri tratti naturali. La cosiddetta ‘bruttificazione’ di alcuni centri urbani nord europei rischia di contagiare impostazioni di piani urbanistici e progetti in città italiane, più o meno grandi, già attraversate da quartieri che non tendono certamente al “bello”; sarà invece fondamentale avere una linea sulla riqualificazione ed il recupero delle migliaia di edifici abbandonati ed in disuso in Italia (caserme, colonie marine e montane e molto altro).
L’invito di Amorese, capogruppo di FdI in Commissione Cultura e responsabile per le iniziative editoriali, è ad intervenire rapidamente perché i centri delle città sempre più costosi sono abbandonati non solo dalle classi meno abbienti ma anche dalla classe media, laddove invece è necessario dare risposte partendo da una nuova visione urbanistica che consideri seriamente le istanze dei cittadini, per offrire una prospettiva ottimistica a chi crede nella rinascita, contrastando ogni tentativo di gentrificazione (processo di trasformazione urbana in cui un quartiere popolare viene progressivamente riqualificato e popolato da residenti più abbienti, con conseguente aumento dei prezzi e possibile espulsione dei residenti originari), recuperando le periferie e “riqualificando” i centri storici (considerando però gli aspetti sociologici, l’inquadramento urbanistico, l’economia locale e la vocazione stessa degli spazi).
Da qui la necessità – scrive Volpi, anch’egli deputato di FdI – di acquisire un’idea innovativa – non sembri un controsenso – della conservazione urbana, considerando il centro storico “non soltanto come qualcosa da difendere dalla trasformazione, ma come una parte della città che deve continuare a svolgere una funzione contemporanea”, laddove “recuperare un edificio significa allora anche interrogarsi sul suo possibile nuovo utilizzo; riqualificare una piazza significa restituirla alla socialità; intervenire su una strada significa migliorare accessibilità e sicurezza senza cancellarne la struttura; recuperare un quartiere significa riportarvi abitanti, attività, servizi e nuove opportunità”.
Gli esempi in questo ambito non mancano. Basti pensare a quanto realizzato a Matera, dove un patrimonio “marginale” e povero come i Sassi si è trasformato in un volano culturale e turistico; a Santa Fiora (alle pendici del Monte Amiata) diventato un borgo produttivo e tecnologicamente avanzato, salvaguardandone la qualità dell’ambiente e la bellezza; nel Comune di Ariccia dove l’esposizione di un dipinto di Caravaggio, esposta in un contesto prestigioso e gestita con una strategia comunicativa efficace, si è trasformata in un volano culturale, diventando un catalizzatore di sviluppo.
Da queste esperienze nasce una serie di linee operative, bene approfondite nel libro di Amorese e Volpi, su cui lavorare: il marketing territoriale come strategia di rigenerazione; l’uso dell’Intelligenza artificiale come strumento di valorizzazione e sviluppo dei borghi e dei centri storici; le strategie per rilanciare il commercio; gli strumenti per rivalutare le case ed aumentarne l’attrattività; migliorare la qualità dello spazio pubblico; la governance per sviluppare strategie finalizzate a coordinare la rigenerazione dei centri storici; i modelli da emulare.
Quello delineato dal libro Centro storico. Idee, proposte, suggestioni è un contributo importante per alimentare la riflessione sul futuro delle nostre città, senza pretendere con ciò di offrire formule magiche o soluzioni universali, ma facendo emergere esperienze concrete ed uno sguardo libero dagli schemi e lontano dai modelli autoreferenziali.
Con al fondo – ci sia permessa un’interpretazione “estensiva” – la possibilità che, dai borghi ai centri storici, si giochi una partita decisiva per la ricostruzione identitaria del nostro Paese. Esserne consapevoli è un primo, decisivo passo, non solo per compiere un atto – pur importante – di tutela culturale, ma una scelta strategica per il nostro futuro, per il futuro d’Italia.