Una crisi che viene da lontano
Giorni contati per Sanchez, la Spagna torna al voto il 29 novembre. Socialisti al capolinea, Partito popolare e Vox volano nei sondaggi
Giorni contati per il premier spagnolo Pedro Sanchez. Il leader socialista, da tempo in serie difficoltà tra scandali, accuse di corruzione del suo entourage con processi ancora in corso (la moglie, Begoña Gomez, è indagata per traffico di influenze e malversazione di fondi pubblici) e popolarità in caduta libera, alla fine ha ceduto al voto anticipato. Gli spagnoli torneranno alle urne il prossimo 29 novembre. È stato il primo ministro ad annunciarlo in un discorso ufficiale al Palazzo della Moncloa dopo un fine settimana da incubo. Sanchez ha deciso di procedere allo scioglimento del Parlamento nove mesi prima della fine della legislatura. Sopravvissuto malamente alla tragedia di Ceuta, sbugiardato dal Parlamento che ha bocciato due decreti legge tardivi sull’emergenza casa, pressato dalle maxi rivolte i piazza – la protesta delle chiavi – contro il caro affitti l’icona progressista delle sinistre italiane ha mollato. Per ora. È intenzionatissimo a ricandidarsi, con buona pace dei sondaggi che fotografano il Psoe in caduta e il fronte avversario, con il Partito Popolare e Vox, sopra il 50% dei consensi. Le ultime rilevazioni di El Pais danno i Popolari al 32,7%, i socialisti al 26,4%, Vox al 18,1%. La sinistra-sinistra è divisa tra Sumar e Podemos: i primi sono sotto il 6%, i secondi intorno al 3%. Il centrodestra sfiora nel complesso il 52%, mentre il centrosinistra si ferma al 36%. Insieme le destre otterrebbero più di 190 seggi, rispetto alla maggioranza di 175 in Parlamento.
Sanchez scioglie il Parlamento: voto anticipato al 29 novembre
Se i conservatori hanno il vento in poppa, i socialisti considerano lo scenario attuale come un’opportunità politica per trasformare la sconfitta parlamentare in una spinta elettorale. Di sicuro per il leader socialista, esperto di eterni ritorni, quella di autunno sarà la partita più difficile per restare alla guida del Paese. La decisione di sciogliere las Cortes arriva dopo un giro di incontri tenutisi con i membri del suo governo e i leader socialisti per definire l’orientamento della legislatura. La spinta decisiva è arrivata venerdì, quando il Congresso ha bocciato due decreti del governo in risposta alle proteste sociali seguite allo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal. Ago della bilancia il voto dei separatisti catalani che si sono uniti a Pp e Vox. Tra le fila socialiste, la maggioranza ha da subito ritenuto che Sanchez dovesse sciogliere immediatamente il Parlamento e indire nuove elezioni. Nel suo discorso Sanchez ha giocato la carta dell’orgoglio del salvatore della patria, “ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti”. Quindi ha attaccato la “peggiore opposizione della storia di Spagna” e si è appellato ai cittadini che dovranno scegliere “se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa”, oppure “dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia, perché continui a essere un baluardo di apertura e giustizia sociale”.
Il leader del Pp: finalmente potrà andarsene, ora decideranno gli spagnoli
“Finalmente la Spagna dirà quello che pensa, finalmente decideranno gli spagnoli”. È stato il commento a caldo del leader del Partito popolare Alberto Nunez Feijoo. “Finalmente, la persona che non sarebbe mai dovuta arrivare fin qui potrà andarsene”, ha aggiunto. “Queste non sono elezioni come le altre nella storia della nostra democrazia. È una scelta tra corruzione e decenza, tra declino e prosperità, tra un governo che aspira solo a sopravvivere e un Paese che guarda al proprio futuro”. Feijoo ha attaccato il leader socialista anche per la gestione dell’immigrazione fuori controllo. “Dobbiamo ritrovare l’orgoglio di appartenere a un Paese che rifiuta di rassegnarsi alla sconfitta”.
Abascal: Sanchez è il candidato marocchino in Spagna
Sferzante il commento del leader di Vox Santiago Abascal. “Pedro Sanchez è il candidato marocchino in Spagna”, ha detto avvertendo che “andremo a votare con una Ceuta invasa e con un candidato che fa gli interessi del Marocco”. Il leader di Vox ha anche fatto appello all’elettorato a restare in allerta. “Siamo assolutamente preparati per offrire alla Spagna le soluzioni che aspetta: la priorità nazionale, perché gli spagnoli non siano discriminati nello loro stessa patria, la deregolamentazione e la remigrazione”.
Donzelli: la sinistra italiana sceglie sempre modelli sbagliati
In Italia la notizia delle dimissioni del premier socialista è stata letta con ottimismo e un pizzico di ironia dal centrodestra. “Certo, la sinistra italiana sceglie sempre modelli un po’ sbagliati. Non le porta un granché’ fortuna…”, dice Giovanni Donzelli. “Se fossi uno della sinistra internazionale – aggiunge il responsabile organizzazione di FdI – direi, dal Pd a M5s, ‘no grazie, scegliete qualcun altro perché normalmente non finisce bene'”. Sul filo dell’ironia anche il post di Matteo Salvini. “Caro Pedro… Afuera! La parola torna al popolo, che potrà finalmente scegliere di voltare pagina e guardare al futuro. Basta coi disastri di una sinistra che a Ceuta ha dimostrato il suo vero volto, quello di una insana alleanza fra comunismo e islamismo. Avanti col cambiamento, avanti con Vox”.