Intervista esclusiva
«Energie, competenze, capacità amministrativa: l’Abruzzo è motore della ripresa economica del Mezzogiorno, con la disoccupazione al 4,4% e 535mila occupati». Parla Marsilio
Il governatore Marco Marsilio, fa un bilancio della nuova edizione appena conclusa di "Abruzzo Economy Summit" e racconta al Secolo d'Italia i risultati del lavoro condotto sul territorio in questi anni alla guida della Regione
Politica - di Giovanna Ianniello - 2 Ottobre 2026 alle 09:08
Marco Marsilio, governatore della Regione Abruzzo al secondo mandato, racconta in una intervista al Secolo d’Italia i risultati ottenuti dalla sesta edizione dell’evento internazionale “Abruzzo Economy Summit” che si è appena concluso a Pescara e nel corso del quale sono stati trattati alcuni dei temi dirimenti dell’attualità politica ed economica nazionale insieme a vertici istituzionali, imprese, manager, investitori.
Presidente Marsilio, si è conclusa a Pescara la sesta edizione dell’Abruzzo Economy Summit. Una manifestazione che ha dato una centralità nazionale all’Abruzzo e che portato nel vostro territorio esponenti del Governo, rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee e protagonisti della società civile e dell’economia. Qual è il bilancio di questa edizione?
Fin dalla prima edizione dell’Abruzzo Economy Summit, abbiamo concepito questo evento come il luogo nel quale l’ambizione di costruire anche in Abruzzo un nuovo modello di sviluppo condiviso, potesse incontrare le opportunità offerte dall’innovazione.
L’Abruzzo Economy Summit non è stato soltanto un momento di confronto alla presenza tra gli altri del Ministro della Difesa Guido Crosetto, del presidente Pierferdinando Casini, del sottosegretario al Mef, Lucia Albano e del sottosegretario al Sud Luigi Sbarra: è stata scattata la fotografia di un Abruzzo che ha smesso di essere raccontato come una regione marginale o assistita, perché dal 2019 ha iniziato a correre con passo proprio, più veloce della media nazionale. Abbiamo dimostrato di possedere le energie, le competenze e la capacità amministrativa per competere.
Qual è il prossimo passo?
Ora dobbiamo rafforzare ciò che funziona, rimuovere gli ostacoli ancora presenti e accompagnare l’Abruzzo verso una crescita sempre più solida, sostenibile e capace di offrire futuro alle nuove generazioni. Questa regione non chiede scorciatoie né privilegi. Chiede di poter continuare a correre con le proprie gambe, forte delle sue aspettative e della fiducia che ha saputo riconquistare.
In questi due giorni il Summit ha messo allo stesso tavolo istituzioni, imprese e investitori. Quali risultati si aspetta da questo confronto e su quali priorità vede la collaborazione più importante tra la Regione Abruzzo e l’Esecutivo nei prossimi mesi?
Per sviluppare i territori occorre promuovere la propensione all’innovazione e favorire una pubblica amministrazione proattiva, fattori decisivi per attrarre quegli investitori che vogliono costruire i nuovi ecosistemi. L’Abruzzo questi parametri vincenti sta dimostrando di possederli tutti, soprattutto nella capacità di interlocuzione con il Governo e nella managerialità delle amministrazioni locali, elementi che in una regione di piccole dimensioni fanno certamente la differenza.
Prova ne è l’attenzione della Struttura di missione della ZES Unica che, come nel caso del nuovo stabilimento De Cecco, ha rilasciato l’autorizzazione in soli 35 giorni; il consolidamento della presenza industriale a San Salvo ed Atessa della Pilkington e della Irplast, che hanno investito complessivamente 140 milioni per il revamping dell’altoforno e per la nuova linea Brückner Maschinenbau con tecnologia Lisim, per la produzione di circa 30mila tonnellate l’anno di film in polipropilene ad alte prestazioni, destinati in particolare alla realizzazione di imballaggi monomateriale riciclabili.
O la velocità nel rilasciare le concessioni e i titoli per favorire gli insediamenti industriali, ottenuta in tempi record grazie all’impegno dei Comuni di Penne e San Salvo – per Cucinelli e Amazon – così come di Oricola, che ha favorito l’ampliamento dello stabilimento Coca-Cola. O ancora l’investimento a L’Aquila annunciato di recente dalla multinazionale farmaceutica Dompè, che vuole ampliare il proprio sito industriale. Queste operazioni sono anche il frutto della reputazione e della credibilità che la Regione ha saputo costruire in questi anni nella interlocuzione con il Governo.
Tra i temi affrontati ci sono questioni di stretta attualità politica e scelte che guardano al futuro, come il nucleare. Come valuta il recente provvedimento nazionale su questo tema e quale ruolo immagina per l’Abruzzo nel nuovo scenario energetico?
Il governo giustamente ha considerato il nucleare di quarta generazione e da fusione, una delle tecnologie da affiancare alle fonti rinnovabili per aumentare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dall’estero e affrontare la crescita della domanda di energia. Che ormai è legata anche alla crescita di data center e intelligenza artificiale.
L’Abruzzo è la regione del Mezzogiorno che ha il numero più alto di multinazionali in relazione alla popolazione residente. Le multinazionali operano in settori energivori e di trasformazione, quali l’automotive, il farmaceutico e l’agroalimentare. Per conservare e migliorare questo straordinario primato occorre inevitabilmente ridurre i costi per l’energia. Oggi questo ci chiedono gli imprenditori, che quotidianamente si confrontano con le strutture tecniche della Regione per capire come continuare ad investire. Il Governo ha lavorato in questi anni per superare culturalmente la pregiudiziale contro il nucleare, e con il provvedimento approvato al Senato inserisce il nucleare nel quadro degli obiettivi di decarbonizzazione. Il provvedimento avrà effetti significativi anche sulla filiera della ricerca e della produzione italiana, che negli ultimi anni ha guardato legittimamente alle opportunità offerte dall’estero, e che invece deve tornare a sviluppare innovazione nel nostro Paese.
Il Summit ha dato spazio ai risultati dell’economia abruzzese: crescita, occupazione e capacità delle imprese di diversificare la produzione. Quale risultato considera più rappresentativo del percorso compiuto dalla Regione?
Una crescita del Mezzogiorno così consistente e duratura nel tempo rispetto al resto del Paese non si registrava dal boom economico del dopoguerra e, nel Mezzogiorno, come ha opportunamente evidenziato il Rapporto Svimez, spicca proprio il dato dell’Abruzzo, con un +1,9% di Pil.
Questa crescita è sostenuta dall’industria (+1,3%), dall’agricoltura (+13,8% di occupati), dalla manifattura (+13,3% di occupati), dai servizi (+4,1% di occupati) e dalla forte accelerazione delle attività delle costruzioni (+21,9% di produzione).
Cosa dicono questi dati?
Che la regione Abruzzo è quindi, ancora una volta, il motore della ripresa economica del Mezzogiorno, grazie anche al turismo, che ha registrato un aumento anno su anno delle presenze stimate intorno al 9,6%, favorite soprattutto dagli investimenti della Giunta regionale sulle azioni di promozione.
Una crescita sostenuta anche dalla considerevole rilevanza che sta assumendo l’aeroporto, che dopo aver superato per la prima volta nella sua storia il milione di passeggeri nel 2025, punta decisamente a chiudere l’anno con 1,5 milioni di passeggeri, e dalla cultura, come testimoniano gli straordinari eventi di promozione del territorio che si stanno susseguendo a L’Aquila in occasione di questo anno speciale.
Un quadro molto diverso da quello che aveva trovato al momento del suo insediamento in Regione…
Nel 2019 la disoccupazione in Abruzzo era del 10,9%. Oggi è scesa al 4,4%, con la componente maschile che ha di fatto raggiunto la piena occupazione e una sensibile crescita dei posti di lavoro per la componente femminile, il cui tasso di disoccupazione è oggi di 11 punti inferiore rispetto alla media del Mezzogiorno, perché è scesa in sei anni di 5,5 punti, arrivando al 7,1%, la più bassa tra le regioni del Sud.
Oggi in Abruzzo sono occupate 535.000 persone, con un tasso di occupazione del 64,8%, quasi mezzo punto in più rispetto alla media nazionale e oltre 13 punti sopra la media delle regioni del Sud.
Questi dati dicono una cosa molto chiara: l’Abruzzo non è più un territorio che vive di attesa e di assistenza. È una regione che innova, lavora, che attrae investimenti e genera reddito, e che crea le condizioni per aumentare la qualità della vita di tutti.