Guerra nei cieli
Droni ucraini su Mosca mandano in tilt il traffico aereo: dirottata la flotta dello zar. È giallo sul rientro di Putin
Quattro aeroporti paralizzati e tre jet presidenziali costretti a manovre insolite. Uno finisce a San Pietroburgo: è lo stesso utilizzato dallo zar all'andata
Un aereo presidenziale russo costretto a deviare su San Pietroburgo, altri due impegnati in insolite manovre sopra Mosca e quattro aeroporti temporaneamente chiusi. È quanto accaduto venerdì 9 ottobre, quando un’incursione di droni ucraini ha mandato in tilt il traffico aereo della capitale russa, proprio mentre il presidente Vladimir Putin rientrava da una visita ufficiale in Turkmenistan. Una coincidenza che ha inevitabilmente sollevato interrogativi sulla sicurezza del viaggio presidenziale. Non è chiaro, tuttavia, se lo zar si trovasse a bordo del velivolo dirottato.
Droni su Mosca, paralizzati gli aeroporti
L’allarme è scattato nel primo pomeriggio, intorno alle 15:40, quando l’autorità aeronautica russa, Rosaviatsia, ha imposto restrizioni ai voli negli scali di Domodedovo, Sheremetyevo, Vnukovo e Zhukovsky. Per il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, le difese antiaeree hanno abbattuto 15 droni diretti verso la capitale. Nella regione di Jaroslavl, a nord-est di Mosca, le autorità hanno inoltre segnalato l’intercettazione di piccoli palloni da ricognizione attribuiti all’Ucraina.
Le conseguenze si sono fatte sentire immediatamente: voli cancellati, aerei dirottati e centinaia di passeggeri bloccati. Secondo il quotidiano Vërstka, almeno 190 collegamenti hanno subito ritardi e 127 sono stati cancellati. Le restrizioni sono state progressivamente revocate nel tardo pomeriggio.
Ma a rendere particolarmente delicata la situazione è stata la presenza, nei cieli russi, degli aerei utilizzati dal vertice del Cremlino.
Il mistero del jet di Putin
Stando alla ricostruzione dei giornali russi, basata sui dati di Flightradar24, almeno tre Ilyushin Il-96-300PU stavano rientrando dall’aeroporto di Türkmenbasy, dove Putin aveva partecipato al vertice della Comunità degli Stati Indipendenti. Due velivoli, identificati dalle matricole RA-96020 e RA-96022, hanno effettuato manovre di attesa prima di atterrare a Vnukovo. Il terzo, RA-96025, ha invece proseguito fino a San Pietroburgo, atterrando a Pulkovo prima di ripartire alla volta di Mosca.
Il particolare più significativo riguarda proprio quest’ultimo apparecchio. I filmati ufficiali dell’arrivo di Putin in Turkmenistan, giovedì 8 ottobre, mostrano il presidente scendere da un velivolo con la medesima matricola. La Tass ha confermato che il leader russo aveva lasciato il Turkmenistan venerdì, senza però specificare quale aereo avesse utilizzato. Nessuna conferma ufficiale, dunque, che Putin fosse effettivamente sul jet dirottato.
Cos’è il “Cremlino volante”
Non si tratta, peraltro, di normali aerei di rappresentanza. Gli Il-96-300PU, soprannominati “Cremlino volante”, sono dotati di sofisticati sistemi di comunicazione e comando, progettati per garantire la continuità delle funzioni presidenziali anche in uno scenario di guerra nucleare.
La presenza di più velivoli simili risponde anche a esigenze di sicurezza, rendendo difficile individuare quello effettivamente occupato dal presidente.
Il precedente: l’aereo di Zelensky
Gli attacchi ucraini hanno ormai reso frequenti le interruzioni del traffico aereo moscovita. E l’episodio conferma quanto la guerra sia ormai capace di condizionare anche gli spostamenti delle massime autorità russe. Un precedente, a parti invertite, si era verificato l’8 settembre in Moldavia. L’aereo di Volodymyr Zelensky, in partenza da Chisinau per Oslo, aveva dovuto ritardare il decollo dopo l’ingresso di un drone russo nello spazio aereo moldavo. Il velivolo senza pilota era poi precipitato a circa 160 chilometri dall’aeroporto.