Inviato alle Camere
Dpfp, dall’uscita dalla procedura per deficit a una manovra “moderatamente espansiva”: ecco cosa c’è scritto
Il Documento programmatico di finanza pubblica registra il "contesto particolarmente complesso", ma delinea un quadro che va oltre le preoccupazioni
L’uscita dalla procedura per deficit, lo spazio per una manovra “moderatamente espansiva”, entrate in crescita del 3,6% a fronte di un aumento della pressione fiscale, che non significa delle tasse, di 0,1 punti percentuali. Nella notte il governo ha inviato alle Camere il Dpfp, il Documento programmatico di finanza pubblica, approvato dal Consiglio dei ministri di ieri. Dal testo emergono non solo gli elementi di preoccupazione, legati a quello che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ricordato essere un “contesto particolarmente complesso”, ma anche elementi di fiducia.
Il Dpfp inviato alle Camere
Il Documento, che consta in totale di 158 pagine, fornisce la cornice macroeconomica entro la quale sarà costruita la manovra finanziaria, fotografando il contesto geopolitico, il quadro di finanza pubblica e le azioni di riforma e investimento, misurandone gli impatti e offrendo previsioni.
L’uscita dalla procedura per deficit
“Si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l’abrogazione della Procedura per disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia sulla base dei dati di consuntivo del 2026”, si legge nel Dpfp, con la premessa “ove tali andamenti fossero confermati anche nelle previsioni di primavera del 2027 della Commissione europea”, in riferimento al ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia e alle stime sulla crescita della spesa netta in Italia.
Lo spazio per una manovra 2028 “moderatamente espansiva”
Il testo analizza l’impatto dei rincari energetici, considerato uno dei maggiori fattori di rischio anche per le ripercussioni sulle dinamiche inflattive, e affronta gli scenari meno favorevoli che potrebbe produrre, valutando una contrazione di crescita del Pil tra 0,1 e 0,2 punti per gli anni 2027 e 2028, con una possibile ripresa nel 2029 a seconda dell’ipotesi presa in considerazione. Ciononostante, nella parte che attiene alla manovra, si legge che “dal confronto tra i tassi di crescita della spesa netta programmati e quelli dello scenario tendenziale corretti per l’impatto della clausola non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio per il 2027, mentre nel 2028 e nel 2029 si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva”.
Il rapporto deficit/Pil senza la zavorra dei bonus edilizi
Ci si attende un miglioramento anche per quanto riguarda il rapporto deficit/Pil, per il progressivo esaurirsi della zavorra dei crediti d’imposta connessi ai bonus edilizi. Per quest’anno il rapporto, si legge nel testo, è atteso “collocarsi al 138,1 per cento, inferiore al valore previsto in primavera (138,6 per cento). Il rapporto si manterrà su valori non superiori alle previsioni di aprile anche per gli anni successivi, per poi convergere sul valore previsto nello scorso Dfp a fine periodo (136,3 per cento nel 2029)”. Il graduale consolidamento del saldo primario, “che raggiungerà il 2,5 per cento del Pil nel 2029”, si conferma “come il principale fattore che determinerà il ritorno del rapporto debito/Pil su un sentiero discendente”.
Le entrate stimate in crescita del 3,6%
Per quanto riguarda poi “la pressione fiscale (43,0 per cento) aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025 (0,1 punti percentuali), con un contributo determinante fornito dagli sforzi volti a contrastare l’evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance”. Inoltre, le entrate finali “sono stimate in crescita del 3,6 per cento e la loro incidenza sul Pil risulterà pari al 48,5 per cento, superiore di mezzo punto percentuale rispetto al 2025”. “Tale incremento – si legge nel testo – appare attribuibile in buona parte al dinamismo delle entrate extratributarie, correnti e in conto capitale”.
L’attenzione sul ruolo dell’Ai
Infine, una notazione sull’Ai. Nel Dpfp è citata più di 20 volte ed è evidenziato in contributo positivo che potrebbe apportare alla produttività. “Negli ultimi anni il sistema produttivo ha mostrato una maggiore capacità di adattamento agli shock esterni. Le recenti revisioni apportate dall’Istat ai conti nazionali, unitamente alla dinamica superiore alle attese dell’attività economica nel 2026, suggeriscono inoltre un rafforzamento del potenziale di crescita dell’economia”, si legge nel testo che parla anche della candidatura italiana per ospitare una delle Gigafactory Ai europee.
In Italia, si legge ancora nel Documento, la diffusione dell’Ai “potrebbe migliorare il potenziale di crescita, sia pure in misura ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi della materia”. Le stime citate dal documento prospettano su un orizzonte decennale “un incremento della crescita annua della produttività del lavoro compreso fra 0,2 punti nell’ipotesi di diffusione lenta della tecnologia, 0,7 in quella intermedia e 1,1 in quella di diffusione rapida”.
Ricordando le iniziative in corso, il documento cita i decreti legislativi attuativi in materia di intelligenza artificiale in corso di emanazione e “l’impegno per sostenere la candidatura italiana al bando pubblicato lo scorso 30 luglio 2026 dalla impresa comune EuroHpc Ju per la costituzione delle Gigafabbriche europee di intelligenza artificiale”.