Il ministro a Pristina
Crosetto lancia l’allarme sui missili a 8.500 km orari: «Radar nei Balcani per difendere l’Italia»
Missili capaci di viaggiare a 8.500 chilometri orari, nuove minacce sempre più difficili da intercettare e la necessità di costruire una rete di radar nei Balcani per proteggere l’Italia. È l’allarme lanciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto da Pristina, dove ha partecipato alla cerimonia del passaggio di consegne al comando della missione Nato Kfor, tornata sotto la guida italiana con il generale Roberto Vergori.
Il ministro ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione delle tecnologie missilistiche e sulla necessità di rafforzare la capacità di prevenzione attraverso una cooperazione sempre più stretta con i Paesi alleati.
Crosetto: «Missili a 8.500 chilometri orari, ecco le minacce del futuro»
«Se si considera che i missili che hanno colpito gli aeroporti in Arabia Saudita erano costruiti dagli Houthi, quindi non da raffinati ingegneri, e hanno raggiunto la velocità di 8.500 chilometri all’ora, si comprende quali sono le minacce che tutti i Paesi hanno di fronte per il futuro».
Con queste parole Crosetto ha delineato uno scenario nel quale anche attori dotati di tecnologie relativamente poco sofisticate possono rappresentare un pericolo per la sicurezza internazionale. La velocità dei nuovi sistemi d’arma riduce drasticamente i tempi di reazione e rende fondamentale individuare le minacce il prima possibile, anche molto lontano dai confini nazionali.
Da qui la proposta di installare nuovi radar nei Balcani, creando una rete di sorveglianza avanzata capace di proteggere sia l’Italia sia i Paesi della regione.
«Radar nei Balcani per proteggere il nostro Paese»
«Mettere in sicurezza i Balcani, utilizzare i Balcani anche in futuro pensando di installare qua radar che ci consentano di difendere sia questi paesi sia il nostro paese per prevenire minacce è una cosa fondamentale», ha spiegato il ministro.
Una prospettiva strategica che punta a trasformare la cooperazione militare nell’area in uno strumento di difesa avanzata. Crosetto ha sottolineato l’importanza di «presidiare anche i Paesi di confine, i Paesi amici, proprio per installare con loro una copertura da queste minacce che le possano prevenire in futuro».
L’ipotesi dei radar non è ancora un piano operativo definito, ma indica chiaramente la direzione: la difesa dell’Italia deve cominciare ben oltre i suoi confini, attraverso sistemi di allerta precoce e infrastrutture condivise con gli alleati.
L’Italia torna al comando della Kfor: 900 militari in Kosovo
Le dichiarazioni arrivano nel giorno in cui l’Italia riassume la guida della missione Nato Kfor. Il generale Roberto Vergori subentra al turco Özkan Ulutaş alla testa di un contingente internazionale composto da circa 4.600 militari di 31 Paesi.
L’Italia è il principale contributore, con circa 900 uomini e donne in uniforme, davanti agli Stati Uniti, presenti con circa 500 militari.
«Riprendiamo il comando col generale Vergori, lo facciamo con un impegno che proseguirà anche quando Kfor diminuirà il suo impegno in Kosovo, perché per noi i Balcani rappresentano un punto di riferimento per la nostra sicurezza», ha affermato Crosetto.
Il ministro ha ribadito che l’eventuale ridimensionamento della missione dovrà avvenire gradualmente, senza creare vuoti di sicurezza. «La riorganizzazione sarà graduale e comunque reversibile», ha precisato, ricordando la fragilità degli equilibri nella regione.
L’allarme sul Libano: «Non possiamo abbandonarlo»
Da Pristina, Crosetto ha affrontato anche il futuro della missione Unifil in Libano, auspicando che la presenza internazionale possa proseguire anche dopo la scadenza prevista.
«Se non sarà possibile farla attraverso le Nazioni Unite, come è stata Unifil, si penserà di farla in altri modi, multilaterali sempre, e l’Europa è uno degli strumenti con cui si può agire in quella zona».
Poi l’avvertimento: «Tutto possiamo fare tranne che abbandonare aree che sembrano lontane ma sono vicinissime a noi, rendendo ancora più instabile una situazione che mi pare già abbastanza instabile».