Crescita a lungo termine
Conti pubblici in ordine, deficit in calo e maggiore credibilità sui mercati: l’Ocse promuove l’Italia “capace di resistere agli shock”
Un’Italia “che si mostra capace di resistere agli shock degli ultimi anni, ma con un ritmo di crescita da rafforzare sul lungo periodo”. E’ questo il quadro delineato dall’Ocse nei due report realizzati dall’organizzazione con sede a Parigi e presentati al Cnel in occasione dell’incontro ‘Dalla resilienza alla crescita di lungo periodo: alcune priorità per guidare le sfide future dell’Italia’. I lavori sono stati aperti dal presidente del Cnel Renato Brunetta, cui ha fatto seguito l’intervento del capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta.
Il caro energia, un rischio sulla crescita
Da una parte emergono i dati positivi sull’occupazione, gli effetti del Pnrr e i conti pubblici più ordinati, che hanno sostenuto l’economia dopo la pandemia. Dall’altra i processi di invecchiamento della popolazione, il debito elevato e il caro-energia, che rischiano di pesare sulla crescita potenziale. Le raccomandazioni si concentrano su produttività, competitività delle imprese, formazione, partecipazione al mercato del lavoro e attrattività per i giovani qualificati. Questioni che assumono particolare rilevanza alla luce delle trasformazioni demografiche e tecnologiche. In questo contesto, l’Ocse richiama l’esigenza prioritaria di conciliare la tenuta dei conti con il sostegno alla crescita e agli investimenti, si legge in una nota.
Ok impegno per conti in ordine, Italia più credibile
Conti pubblici più ordinati assicurano all’Italia maggiore credibilità sui mercati: è quanto emerge da due report dell’Ocse, che sottolinea come il deficit sia sceso dal 7,2% del pil nel 2023 al 3,1% nel 2025, il saldo primario è tornato in avanzo nel 2024 e le agenzie hanno migliorato il giudizio sul debito sovrano, con benefici sui costi di finanziamento di enti territoriali e imprese. Anche il sistema finanziario appare più solido: banche più capitalizzate e redditizie, crediti deteriorati vicini ai minimi, imprese meno indebitate e con ampia liquidità. La ricchezza privata rimane elevata: a fine 2024 la ricchezza netta delle famiglie ha raggiunto 11.732 miliardi di euro, pari al 532% del pil.