Il caso si smonta
Cittadinanza negata alla donna marocchina, persino il figlio dà ragione al sindaco: “Mia madre deve imparare l’italiano”, il perché “sfugge” solo alla sinistra
Dopo giorni di solidarietà alternata e recriminazioni, il castello di polemiche montato dalla sinistra sul caso di Cadoneghe e della cittadinanza negata dal sindaco leghista Marco Schiesaro alla donna marocchina si scioglie come neve al sole. Dopo l’intervento del ministero dell’Interno e del ministro Matteo Piantedosi – che ha confermato la correttezza della sospensione del giuramento per il mancato requisito fondamentale della lingua italiana – sulla vicenda arriva infatti oggi un’ulteriore, emblematica conferma. A dare ragione al primo cittadino interviene il figlio trentaquattrenne della signora in attesa del conferimento ufficiale.
Cittadinanza negata alla donna marocchina: il figlio concorda con la decisione del sindaco
Riavvolgiamo il nastro per un attimo allora: Rachida, 63 anni, in Italia dal 2007, dopo aver fatto “scena muta” la scorsa settimana durante la cerimonia ufficiale, nei giorni successivi non ha superato nemmeno il secondo test di verifica presso gli uffici comunali. Nonostante le rassicurazioni e la possibilità di leggere la formula di rito, la donna ha dimostrato di non comprendere la lingua e di non sapersi esprimere in autonomia. Un passaggio sostanziale, non burocratico. Come ribadito dallo stesso Schiesaro: il giuramento segna l’ingresso nella comunità nazionale e presuppone l’integrazione, a tutela della libertà e dell’autonomia delle persone, specialmente delle donne.
«Mia madre deve imparare l’italiano»: si smonta pezzo a pezzo il castello della narrazione dem
Ebbene oggi la vicenda si aggiorna a un ulteriore passaggio: secondo quanto riportano dal Corriere del Veneto a il Mattino di Padova fino a Libero, intercettato dai cronisti, il figlio della sessantatreenne ha spiazzato tutti ammettendo con candore la realtà dei fatti: «Il sindaco ha ragione, mia madre deve imparare l’italiano – riferisce il quotidiano riportando quanto avrebbe detto l’uomo ai cronisti che lo hanno intercettato –. Lei esce, va a fare le spese, e lì non serve sapere l’italiano, bastano i soldi no? Non ha amiche italiane. È difficile per lei. Poi non ci sente tanto».
Cittadinanza negata alla donna marocchina e quei princìpi cardine per il riconoscimento che “sfuggono” solo alla sinistra
Parole che fotografano senza falsi veli di circostanza una situazione di mancata integrazione durata quasi vent’anni. E che smontano la narrazione ideologica di chi ha gridato allo scandalo per motivi di propaganda. L’ottenimento della cittadinanza non è un automatismo formale, né una concessione a pioggia. Ma un percorso consapevole che richiede il rispetto delle leggi e la conoscenza della lingua italiana. Un principio elementare che oggi persino la famiglia della diretta interessata arriva a riconoscere.