Il sondaggio
Centri sociali, 9 lettori su 10 accusano la sinistra: “Li protegge e finisce per premiare chi occupa”
Su 1.563 partecipanti appena lo 0,9% difende le concessioni come una legittima scelta amministrativa. Un altro 12,2% mette al centro la disparità di trattamento e chiede bandi e regole uguali per tutti
Nel grafico è poco più di una striscia rossa: lo 0,9%. È la quota dei lettori del Secolo d’Italia che considera legittima la scelta di alcune amministrazioni di sinistra di regolarizzare realtà legate al mondo dei centri sociali attraverso la concessione di immobili pubblici. Tutto il resto racconta un giudizio molto diverso.
Su 1.563 partecipanti, l’86,9% ha scelto la risposta: «Sì, la sinistra li protegge: tollera le occupazioni e poi finisce per offrire spazi e riconoscimento istituzionale a chi ha violato le regole». Un altro 12,2%, pur senza parlare direttamente di complicità politica, individua il problema nella disparità di trattamento: spazi pubblici sì, ma soltanto attraverso bandi, criteri trasparenti e condizioni identiche per tutti.

Significa che il 99,1% dei partecipanti, con accenti diversi, non considera sufficiente la semplice giustificazione della “regolarizzazione” per chiudere la questione.
Da Bologna a Milano, gli ex occupanti trovano casa
Il sondaggio nasce dai casi emersi nelle ultime settimane tra Bologna, Milano e Torino.
A Bologna, l’esperienza di Làbas, nata dall’occupazione dell’ex caserma Masini e poi sgomberata nel 2017, è proseguita in Vicolo Bolognetti. Per gli spazi comunali è stata prevista una concessione gratuita nell’ambito della gestione di un bene destinato ad attività di interesse generale.
A Milano il passaggio è ancora più lungo nel tempo. Mutuo Soccorso Milano, realtà alla quale fa riferimento il centro sociale Lambretta, ha ottenuto dal Comune la sede di via Rizzoli 13/A con una concessione di 18 anni. Prima di arrivare lì, la storia del Lambretta era stata scandita da occupazioni, sgomberi e nuove occupazioni.
Il precedente Askatasuna
A Torino il tentativo ha riguardato Askatasuna. L’amministrazione aveva avviato un percorso di gestione condivisa di parte dell’immobile di corso Regina Margherita attraverso un patto di collaborazione legato alla disciplina dei beni comuni. Quel percorso è stato poi interrotto nel gennaio 2026. Dopo lo sgombero, la vicenda è esplosa anche in Consiglio comunale, dove maggioranza e opposizioni si sono divise proprio sulla gestione politica del rapporto con il centro sociale.
Ed è su questo passaggio — dall’occupazione alla legittimazione attraverso un rapporto con l’ente pubblico — che si concentra la reazione dei lettori. Perché il punto, nel risultato del sondaggio, non è negare che un Comune possa destinare immobili ad attività sociali. È un altro: le regole valgono nello stesso modo per chi ha aspettato un bando e per chi quello spazio, o altri spazi, li ha prima occupati senza titolo?
La risposta dei partecipanti è quasi unanime nel porre il problema. E forse il dato più significativo non è neppure quell’86,9%. È quel misero 0,9% disposto a liquidare tutto come una normale scelta amministrativa.
Per gli altri, quando la scorciatoia dell’occupazione finisce per incontrare la porta aperta del Comune, il problema non è più soltanto chi ottiene le chiavi: è quale messaggio si manda a chi, quelle chiavi, ha sempre aspettato di riceverle rispettando le regole.