L'ex magistrato M5S non molla
Caso Scarpinato, il generale Mori: «Farebbe bene a muovere un passo indietro dall’Antimafia». E sul dossier mafia-appalti: «Borsellino fu ucciso anche per questo»
Il generale Mario Mori auspica il passo indietro di Roberto Scarpinato dalla Commissione Antimafia del Parlamento. Il capo dei Ros che ha combattuto sul campo la mafia, ha preparato il dossier mafia e appalti e ha arrestato Toto Riina ha rilasciato una intervista al Giornale da ‘semplice italiano’: «Forse non sta a me dirlo. Però, da cittadino, penso che ora il senatore Scarpinato, che fa parte della commissione Antimafia, farebbe bene a muovere un passo indietro» dopo che il Gip di Caltanissetta ha scritto nero su bianco che i magistrati che fermarono proprio Mori sono stati «depistatori» e che l’archiviazione di quel dossier fu una concausa dell’uccisione di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone, i quali invece credevano nel dossier e volevano seguirlo.
Un provvedimento emesso da un magistrato, ex collega appunto di Scarpinato e non da un gruppo politico, che ha fatto saltare sulla sedia il senatore pentastellato, difeso subito da Giuseppe Conte e da tutti i compagni di partito, che hanno iniziato a inveire contro Fratelli d’Italia, parlando appunto anche di ‘atto di bullismo politico’.
Mori: Avremmo dato un colpo micidiale al sistema mafioso
Al quotidiano diretto da Tommaso Cerno dice «Se ci avessero consentito di andare avanti -e se non fossero morti Falcone e Borsellino, si sarebbe dato un colpo micidiale al sistema mafioso». Borsellino fu ucciso per questo? «Per me sì – risponde il generale – Sicuramente, come dicono sia il procuratore sia il gip di Caltanissetta, questa è stata quantomeno una concausa della morte di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino».
Il sistema sarebbe crollato
Risponde alle domande Mari Mori, anche a quella forse più spinosa, e dunque se il dossier non fosse stato accantonato, la mafia avrebbe ricevuto dei colpi duri già negli anni ’90? La suo risposta è «Sì, perché la linfa che teneva su il sistema mafioso era il flusso di denaro che veniva dagli appalti. Il pizzo contava poco. Se noi avessimo reciso il filone economico il sistema sarebbe crollato». E dopo aver letto dopo 35 anni i dispositivo del giudice torna a sperare che «qualche magistrato e qualche giornalista che da queste vicende ha tratto “quattro paghe per il lesso”, come diceva Carducci, si ricreda e ammetta che forse avevamo ragione noi».
I depistaggi rilevati dal Gip. Lui bolla le richieste di dimissioni come atti di “bullismo politico”
Finora Roberto Scarpinato ha bollato come atto di “bullismo politico” qualsiasi richiesta di dimissioni da membro della commissione Antimafia, arrivata dalla maggioranza in generale e da Fratelli d’Italia in particolare. L’ex magistrato, oggi senatore del movimento cinque stelle, è tornato al centro del dibattito pubblico dopo essere finito del provvedimento di archiviazione del gip di Caltanissetta, per filone su mafia e appalti. Nel testo della disposizione il giudice scrive che pur ritenendo “di non poter (e dover) prendere posizione sul fatto che un membro della Commissione Nazionale Antimafia”, cioè il senatore Roberto Scarpinato, “possa concordare e/o anticipare ad un soggetto che dovrà essere audito”, cioè Gioacchino Natoli, “le domande che avrà intenzione di porgli”. “Si tratta di un giudizio di opportunità squisitamente politico che è rimesso a sedi diverse da quella giurisdizionale. Quello che però qui è doveroso segnalare è l’attività depistante posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del Dott. Natoli che emerge chiaramente dalla lettura del progressivo n. 2594 del 18.01.2024”.
Chissà se e come commenterà l’intervista al Generale Mario Mori. E soprattutto se anche questa riflessione verrà bollata come “bullismo”…