La manifestazione
Caso Fakir, collettivi rossi e pro-Pal sul piede di guerra a Bologna: il dibattito sulla cocaina come concausa della morte
Gli antagonisti sono pronti a sfilare in città per Fakir e contro il decreto sicurezza, scegliendo piazza del Nettuno come punto di ritrovo. I cortei dei mesi scorsi sono finiti con violenze su larga scala e le forze dell'ordine hanno preso provvedimenti
Politica - di Gabriele Caramelli - 2 Ottobre 2026 alle 18:44
I collettivi rossi bolognesi sono pronti ad inondare nuovamente le strade bolognesi, nel nome di Abderrahim Fakir, morto dopo essere stato immobilizzato dai poliziotti. L’organizzazione della protesta nel capoluogo emiliano avviene proprio nel momento in cui si infiamma lo scontro sugli esiti degli esami tossicologici del 42enne a proposito del ruolo e del peso, rispetto ad altri fattori, della cocaina che potrebbe averne provocato il decesso. Già da giovedì per l’avvocato nominato dai familiari del marocchino, Fabio Anselmo, i dati indicano una quantità rilevante di droga, «come ci aspettavamo» ma con un tasso, circa 300 nanogrammi per millilitro, «corrispondente alla metà della quantità che, per letteratura, può essere causa di morte autonoma».
Ma sul caso è intervenuto anche Gabriele Bordoni, il legale che difende i due poliziotti che hanno immobilizzato l’uomo lo scorso luglio. In questo caso, l’avvocato ha sottolineato invece l’emersione di «un consumo di cocaina protratto per molto tempo in prossimità», cioè di uno stupefacente assunto più volte nelle ore che hanno preceduto la morte. Per lui si tratterebbe di «un valore di metabolita, per la scienza, mediamente superiore a quello letale». Capire le motivazioni per cui è morto Fakir è per definire eventuali responsabilità delle persone intervenute per fermarlo. Tra l’altro, nel registro degli indagati sono stati iscritti anche i 4 soccorritori del 118 che sono intervenuti per soccorrere il 42enne.
Antagonisti sul piede di guerra a Bologna mentre si discute sulle cause della morte di Fakir
Collettivi rossi e pro-Pal si ritrovano sul piede di guerra e, stando a quanto riporta il Resto del carlino, alle 18.30 è attesa una piazza bollente che punta a protestare su svariati argomenti. Non c’è solo Fakir all’attenzione degli antagonisti, ma anche i decreti sicurezza, il ddl Romeo, l’apertura dei Cpr, i cortei per la remigrazione e anche le recenti perquisizioni nei confronti di sette medici bolognesi finiti anche se non indagati nell’inchiesta della procura di Ravenna sui falsi certificati ai migranti.
Insomma, hanno colto la palla al balzo per riunire più temi possibili nel calderone ideologico di ottobre, scegliendo piazza del Nettuno come punto di partenza per il corteo. Nel frattempo, il coordinamento della questura ha già richiesto rinforzi e l’aiuto dei reparti inquadrati, con un dispiegamento di forze in via preventiva per mettere in campo oltre 150 agenti di polizia. Il fine delle forze dell’ordine è quello di prevenire scontri, garantire la sicurezza e tutelare l’ordine pubblico durante la manifestazione.
Cosa dicono gli avvocati
Secondo quanto emerso dopo l’incontro delle parti con i consulenti della procura nell’ambito dell’indagine, Abderrahim Fakir è morto per mancanza di ossigeno. Il decesso è stato causato da «ipossia per insufficienza respiratoria acuta in soggetto in posizione prona – ha detto all’Adnkronos l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari di Fakir- La cocaina non è nemmeno una concausa».
Eppure l’avvocato dei poliziotti, Gabriele Bordoni, è rimasto sulla propria posizione dopo aver parlato col proprio consulente di parte, il medico legale Matteo Tudini. Per il legale, che ha parlato con l’Ansa, «La causa centrale della morte per ipossia» di Abderrahim Fakir «è la droga, con il sanguinamento alveolare dei polmoni, come io ho detto fino alla noia da sempre, quando c’era qualcuno che diceva che il sangue nei polmoni era il frutto della compressione. Invece è il frutto dell’utilizzo smodato della cocaina, che è stato ritrovato in un valore metabolico superiore di tre volte alla dose letale».